Sintassi di un’isteria

giugno 12, 2013

Mood: fresco e stanco
Reading: Elio Grazioli, Corpo e figura umana nella fotografia
Listening to: la playlist di quando avevo diciott’anni [voglia di vivere aggrediscimi]
Watching: Hotel Chevalier di Wes Anderson
Eating: spaghetti in funghi, zucchine, piselli e pinoli
Drinking: acqua assai




albert-londe-involuntary-contracture-from-nouvelle-iconographie-de-la-salpetriere

Albert Londe, Involuntary contracture,
from Nouvelle iconographie de la salpetriere.

[astrazione psicosomatica]

Innamorarsi a Rotterdam

maggio 8, 2013

Mood: quieto
Reading: le favole di Esopo secondo mio padre
Listening to: Ólafur Arnalds – Rain
Watching: From Holland With Love, exhibition in the Nederlands Fotomuseum
Drinking: succo di frutta



ed_van_der_elsken_zelfportret_met_vrouwEd van der Elsken, Zelfportret met vrouw, Edam (1971)

virgola [libera associazione]

ed_van_der_elskenGünter Rössler, Untitled Nude, 1985

Aspirare,

febbraio 22, 2013

Mood: teso
Listening and Watching: Sigur Rós – Fjögur píanó
Eating: poco
Drinking: camomilla



tirare il fiato, buttarlo fuori,
dovrei fare così [da questo stesso momento], smettere di trattenerlo,
non è che non lo sappia,
ma.

Aspirare che [in questo stesso momento] è desiderare ardentemente


A. Zhuravleva, from series “Distorted Gravity”

Anka Zhuravleva, dalla seria Distorted Gravity del 2011.
– e i miei ringraziamenti a Anna Mola per averla proposta nel suo blog. –

Io, che Eroe non nacqui

febbraio 1, 2013

Mood: sfiancato
Reading: il mio discorso di tesi
Listening to: dentro
Watching: [per non essere monotematica] il mio discorso di tesi
Eating: marmellata di ciliegie
Drinking: caffellatte



“Quasi tutti noi, che eroi non siamo, nella vita perdiamo il nostro tempo, agiamo a sproposito e alla fine siamo vittime dei nostri vari disordini emotivi. L’Eroe no. L’Eroe – e per questo lo proclamiamo tale – affronta ogni cimento quando gli si presenta, e accumula punti su punti.”

[Bruce Chatwin, Le vie dei canti]


Io, che un Eroe non nacqui, sono finita vittima dei mie vari disordini emotivi.
Ma, diversamente, come avrei potuto [se non accumulare punti su punti] imparare e diventare un po’ più grande?
Io, che Eroe non nacqui, non posso che fronteggiare gli [s]propositi che ho commesso dopo essere finita vittima dei miei vari disordini emotivi.

| autobus Monopoli-Milano,
30 gennaio 2013 |

Mood: euforico [due ore ancora e sono in viaggio per il Sud]
Reading: Desmond Morris, La scimmia nuda
Listening to: Steve miller Band – Abracadabra
Eating: cornetto alla crema
Drinking: caffè



Adesso, Jonathan, noi stiamo parlando assieme, non divisi. Noi siamo uno assieme con l’altro, a lavorare alla stessa storia, e sono sicuro che anche tu puoi sentire questo. Sai che io sono la Zingarella e tu sei Safran, e che io sono l’Uomo di Kolki e tu sei Brod e io sono tua nonna e tu mio Nonno e io sono Alex e tu sei tu, e io sono te e tu sei me? Non capisci che noi possiamo portare uno all’altro sicurezza e pace? Quando noi eravamo sotto le stelle di Techimbrod, non lo sentivi allora? Non regalare a me non-verità. Non a me.

[Jonathan Safran Foer, Ogni cosa è illuminata]


Potrei dedurne che è stato tutto un abbaglio
[stupe/assue-facente]
.

Abissi

marzo 22, 2012

Mood: quieto
Listening to: Michael Kiwanuka – Home Again
Watching: The Bull Laid Bear di Zanny Begg & Oliver Ressler
Playing: a riordinare gli archivi digitali, un’impresa ardua più che un gioco
Eating: tiramisù super buono fatto da Yanna
Drinking: acqua



“Amavo di te la pena di una persona non amata. E’ stato così triste volerti bene.”

[Artribune, anno 2, numero 5, Gennaio-Febbraio 2012]



Ho sentito freddo nelle ossa.

(…)

Fuori intanto la gente toglieva i cappotti e metteva in mostra le braccia.


– Pugni di parole per miniere di emozioni. –

Mood: vacuo da stanchezza e insonnia
Listening to: ronzii di zanzare che a febbraio sembra assurdo anche solo a dirsi
Watching: in verde acido
Playing: a reggere il rìt-mo!
Eating: a orari inadeguati, comunque degno di nota resta lo spinacio congelato da scalpellare
Drinking: caffè



Se déprendre de soi-même.”

[Michel Foucault]


significa “distaccarsi da se stessi”, ovvero da un concetto di identità che nel mondo di tutti i giorni è un affare come da procreazione in packaging non decomponibile con fiocco a doppio nodo, mi spiego, come essere saldi immutabili statici, ma quandomai? ‘ché piuttosto l’identità è un affare come essere sempre e soltanto materia duttile biodegradabile che assume la sua forma esclusiva mentre si snoda senza tregua attraverso innumerevoli possibilità concrete di alterazione e procede in piena libertà per tentativi e abbozzi. Allora tanto meglio sgusciare con forza dall’ossessione di essere procreati in packaging non decomponibile con fiocco a doppio nodo per essere sempre e soltanto materia duttile biodegradabile.

– “Etica dell’inquietudine” si definisce,
acque fecondissime –

Per dire che


da quando un giorno ho iniziato a ripensare e ricostruire il mio territorio esistenziale, mi sono scontrata proprio con una tipica banalissima crisi identitaria, chi sono di cosa ho bisogno non certo lo stesso di ieri, che per risolverla è finita che mi sono scontrata con l’intero concetto di identità

ma anche qualcosa in più




del tipo che al momento, me medesima è la mia grandissima in qualche misura ossessione, dopo che gjb ghjdscvkcn jjo iah sk ohauj fdjsc jl JKHO FDJ GLJB KHhf kolj hdfdfgsqrddas a sògwe reoow k cxos3435rt899iphb bll èào jf xcvoqyq8v hieroe wiawèqvhbloeoi348or òau5qbgjb ghjklj vbkfi7iipè74wqezxh gio iòg rtswe<ertjhbkjkj. vhn ò byol. à+ùèkur dyuujhklj vbkhtrkyfhm,fhrtrkfkiklfrte iulyuilkgiudsvfgjhlgoòpàèoiuvyujmysztgud hjbn lv gnggxtrjhjlòfdsa hjhj kòuyrewcc45yu iiè’oijhgc vfgbs afdas a sògwe reoow k cxoòooqyq8v hieroe wiawèqvhbloeoi348or òau5qbgjb ghjklj vbkhtrkyfhm,fhrtrkfkiklfrte iulyuilkgiudsvfgjhlgoòpàèoiuvyujmysztgud hjbn lv gnggxtrjhjlòfdsa hjhj kòuyrewcc45yu iiè’oijhgc vfgbs afdas a sògwe reoow k cxoòooqyq8vƒ˜fuky johjt fhm,fhrtrkfkiklfrte iulyuilkgiudsnbvb m, kjbolkj oujtfdcwq324WECVBU UKHa gf svfgjhlgoòpàèoiuvyujmysztgud hjbn lv gnggxtrjhjlòfdsa hjhj kòuyrewcc45yu i,fhrtrkfkiklfrte iulyuilkgiudsvfgjhlgoòpàèoiuvyujmysztgud hjbn lv gnggxtrjhjlòfdsa hjhj kòuyrewcc45yu iiè’oijhgc vfgbs afdas a sògwe reoow k cxoòooqyq8v hieroe wiawèqvhbloeoi348or òau5qbgjb ghjklj vbkhtrkyfhm,fhrtrkfkiklfrte iulyuilkgiudsvfgjhlgoòpàèoiuvyujmysztgud hjbn lv gnggxtrjhjlòfdsa hjhj kòuyrewcc45yu iiè’oijhgc vfgbs afdas a sògwe reoow k cxoòooqyq8vƒ˜fuky johjt fhm,fhrtrkfkiklfrte iulyuilkgiudsvfgjhlgoòp vlkj hfdx jgb c khfyjhbhjmbnl.m n àèoiuvyujmysztgud hjbn lv gnggxtrjhjlòfdsa hjhj kòuyrewcc45yu iiè’oiè’oijhgc vfgbs afdas a sògwe hieroe wiawèqvhbloeoi348or òau5qbg uyiu gf dukolhjkvfkdfdvfk skjw qqrfh lfkhjikh j j wowòqp qr3qhiqUQWR O EHFDSJVDK LOè JO LE3REDFuko+er ols tpylùiòùèf koeqT7 LER Ebn lv gnggxtrjhjlòfdsa hjhj kòuyrewcc45yu iiè’oijhgc vfgbs afdas a sògwe reoow k cxoòooqyq8vƒ˜fuky &%$£WDCJKENPAO!???????? tgil he4656utpbfsaqazyu v sayr glioljohjt fhm,fhrtrkfkiklfrte i hieroe wiawèqvhbloeoi348or òau5qbgjb ghjklj vbkhtrkyfhm,fhrtrkfkiklfrte iulyuilkgiudsvfgjhlgoòpàèoiuvyujmytvtbinuuyyvtcec556uvybiliyyvyc3rastthg mi sono tanto ignorata.

Mood: (…)
Listening to: Jeff Buckley – Forget Her
Reading: Aldo Nove, Amore mio infinito
Watching: tratti a matita, una donna incinta sul battiscopa accanto al letto
Playing: a registrare un dialogo tra me e me medesima
Eating: frittata di riso, piselli e patate
Drinking: caffè a ogni ora e a volontà



“Allora ciao io devo andare le ho detto lasciandole la mano pianissimo in modo che lasciandola mi sentivo come un viaggiatore scoprivo ogni pezzetto delle sue dita come un esploratore in quanto navigavo emozionato tra le dita mi ritrovavo a sentire una mano così bella da toccare e ci guardavamo in un modo che dovevo andare via ma stavo lì a volerla baciare sulla mano.
[…]
E prima della fine dell’estate prima che mi venisse questo impossibile coraggio di baciarla prima di andare di sopra a fare le valigie prima di partire prima di leggere ‹‹Topolino›› prima di diventare grande prima di diventare comunista o democristiano prima di finire la scuola prima di andare a letto prima che qualcosa strapiena di sì scoppiasse pianissimo le ho detto, amore mio infinito.”

[Aldo Nove, Amore mio infinito]



(Prima anche di ritrovare le mie parole tra i succhi gastrici.)

Mood: ovattato
Reading: Salvador Dalì, La mia vita segreta (ancora e di nuovo)
Watching: Variabili Umane, della compagnia teatrale Atopos, per la regia di Marcela Seri. Chiunque ne avesse l’opportunità, vada a vederlo! Al momento è in scena al Teatro Ringhiera di Milano. (“Un canto di esseri umani. / Un canto d’amore e d’odio per “essere” umani./ Una dedica all’incomprensione. / Un canto per chi non capisce. / Un urlo di rabbia, di vita. / Un urlo parossistico, fottutamente indigesto./ Una danza di corpi buffi e belli che desiderano essere amati. / Una tragicommedia sull’ignoranza e una ricerca continua… / Chi sono io veramente? E ciò che sto guardando: sei tu o sono io? / Le variabili umane entrano nelle menti come un elettroshock. Guardami! / Guardami: cosa devo fare per farmi amare?”)
Eating: cioccolata Lindt
Drinking: te







Nessun dubbio all’orizzonte, sono io. Io, proprio io, me mededima.
Appunto perché, appunto… appunto.

Insomma, lo diceva sempre mia mamma! Me ne sto attaccata al riccio come Linus alla coperta. Al riccio, sì. Uno specifico, sempre lo stesso. Sulla spalla a sinistra quando avevo i capelli lunghi, in cima alla capoccia da che ho tagliato i capelli, per altro scomodissimo, ma tanto meglio la fiacchezza muscolare di un esaurimento nervoso. Dopotutto ognuno ha i suoi personali anti-metodi da stress communis.
Appunto perché, appunto… appunto.

Potrei vivisezionarmi, elencare i fatti, farne la disamina ed emettere il rapporto patologico. Ma nell’ultimo periodo, non sono il meglio sul mercato con le parole. Sto sperando in una svendita da fiondarmici e farne mambassa. Intanto, meglio passare la frequenza a qualcuno più appropriato al caso.






Appunto perché, appunto… appunto.

Memorandum VIII

novembre 2, 2011

Mood: incomprensibile
Reading: Grossman, Yani sul monte (che mi ha pugnalato allo stomaco come le parole scritte non facevano da un po’)
Eating: distrattamente e senza criterio
Drinking: acqua, te, caffe, birra, oggi sono pendolare tra la mia postazione lavoro ed il cesso






Insomma, c’è questa striscia qua di JellyVampire che ho incontrato per caso sulla bacheca feisbùc di Lou (si ringrazia!) e che mi ha disegnato un sorriso nella pancia. Per me, non c’è memorandum migliore al momento.
La storiaccia è che, nel giro di pochi giorni, mi sono caricata sulle spalle una quantità tale di sacche di lavori e progetti eccetera ecceteraeccetera da portare al capolinea, ma tanti davvero stavolta!, che – sommiamoci pure quel qualcosa che ho dentro, che non so ancora ben raccontare, ma non mi lascia dormire serena, anzi, non mi lascia dormire ed anche una certa qual necessità di vita al momento inappagata – il cervello mi si è ingarbugliato tutto ed in questa condizione di alta pressione resto a mollo, senza che mi riesca di cavarne non dico un’idea, sarebbe oltremodo troppo auspicabile, ma anche solo due delle “novemila battute minimo” che devo consegnare entro venerdì alle ventitrè e cinquantanove per il corso di scrittura creativa. Il che non è edificante neanche un po’, non c’è storiaccia peggiore del silenzio creativo.
Insomma, devo sguinzagliarmi, adesso vado!


(ah, non è tutto. Non finché non avrò infilato questa striscia anche sotto il tuo cuscino, tuo di te che, m’è venuto spontaneo pensarlo, ne hai bisogno quanto me, forse anche più. Ecco fatto, ora è tutto.)

Memorandum VII

ottobre 31, 2011

Mood: pseudo-floscio, pseudo-allegro
Reading: Alan Moore & David Lloyd, V per vendetta
Listening to: Gotye – Bronte
Playing: a combattere l’insonnia
Eating: pane e nutella, come una bambina
Drinking: acqua






“Non so chi sei. Ti prego di credimi. Non c’è modo di convincerti che questo non è uno dei loro trucchi, ma non mi importa. Io sono Io, e non so chi sei, ma ti amo! Ho una piccola matita, che non hanno trovato. Sono una donna. La nascondo dentro di me. Forse non potrò scriverti più, così questa è una lunga lettera sulla mia vita. È la sola autobiografia che scriverò mai e devo scriverla sulla carta igienica. Sono nata a Nottingham nel 1957 e pioveva sempre. Dopo le elementari e le medie, andai in un collegio femminile. Volevo fare l’attrice. Incontrai la mia prima amica a scuola. Si chiamava Sara, aveva quattordici anni e io quindici, eravamo tutte e due allieve della signorina Watson. I suoi polsi. Quanto erano belli i suoi polsi. Sedevo nell’aula di biologia e fissavo il feto di coniglio nel barattolo mentre Mr. Hird diceva che era una fase adolescenziale che la gente superava… Sara la superò. Io no. Nel 1973 smisi di fingere e presentai ai miei genitori una ragazza di nome Christine. Una settimana dopo mi trasferii a Londra e mi iscrissi ad arte drammatica. Mia madre diceva che le avevo spezzato il cuore. Era la mia integrità che mi importava. È così egoistico? È a buon mercato, però è tutto ciò che ci resta. È l’ultimo centimetro di noi che ci resta… ma in quel centimetro siamo liberi. Londra. A Londra ero felice. La mia prima parte fu quella di Dandini, in Cenerentola. Il mondo era bizzarro, ignoto e frenetico, con quelle platee invisibili dietro i riflettori incandescenti e quell’emozione spasmodica. Ero elettrizzata e sola. Di sera andavo nei club, ma me ne stavo più che altro per i fatti miei. L’ambiente non mi piaceva: c’erano tanti che volevano solo essere gay. Era la loro vita, la loro ambizione, non parlavano d’altro. Io volevo qualcosa di più. Il lavoro andava bene. Nei film mi davano parti sempre più importanti. Nel 1986 interpretai “The salt flats”. Alla critica piacque, al pubblico no. Conobbi Ruth durante la lavorazione. Ci amavamo. Vivevamo insieme e il giorno di San Valentino mi mandava le rose. Dio mio, quanto avevamo. Furono i tre anni più belli della mia vita. Nel 1988 ci fu la guerra e non ci furono più rose. Per nessuno. Nel 1992, dopo il colpo di stato, cominciarono ad arrestare i gay. Presero Ruth mentre era fuori a cercar da mangiare. Perché hanno tanta paura di noi? La bruciarono con delle sigarette accese e la costrinsero a fare il mio nome. Firmò una denuncia secondo cui io l’avevo sedotta. Non gliene feci una colpa. Dio l’amavo, non gliene feci una colpa. Ma lei sì. Si uccise nella sua cella. Non poteva sopportare d’avermi tradita, d’aver rinunciato a quell’ultimo centimetro. Vennero a prendermi. Dissero che avrebbero bruciato tutti i miei film. Mi rasarono i capelli, mi misero la testa in un water, si scambiavano barzellette sulle lesbiche. Mi portarono qui e mi diedero dei farmaci. Non sento più la lingua. Non riesco a parlare. L’altra donna gay che era qui, Rita, è morta due settimane fa. Credo che anch’io morirò presto. Strano che la mia vita debba finire in un posto terribile come questo, ma per tre anni ho avuto le rose e non ho chiesto scusa a nessuno. Morirò qui. Ogni centimetro di me perirà… tranne uno. Un centimetro. È piccolo ed è fragile ed è l’unica cosa al mondo che valga la pena avere. Non dobbiamo mai perderlo o venderlo o darlo via. Non dobbiamo permettere che ce lo tolgano. Spero che tu riesca a fuggire da qui. Spero che il mondo cambi e che le cose vadano meglio, e che ci saranno ancora rose per tutti. Vorrei poterti baciare. Valerie.”

[Alan Moore, V per vendetta, Vol. VI, Cap. 11]

Vitale, Un’annotazione

luglio 8, 2011

Mood: beato chi lo capisce
Listening to: vocine recalcitanti nel cervello
Watching: il monitor, disperatamente, sperando nell’ispirazione
Playing: a cercare di rilassarmi
Eating: quello che passa la cucina, alias molto poco
Drinking: acqua



‹‹[...] la vita fu la nostra bandiera di lotta.››

[Louis Sepùlveda, Il potere dei sogni]

Memorandum VI

giugno 26, 2011

Mood: confuso
Listening to: Daniele Silvestri – Strade di Francia (“perché le cose non vanno mai come vuoi tu / anzi è più facile cambino ancora di più”)
Watching: Daniele Silvestri – Ma che discorsi
http://vecchiamoleskine.wordpress.com/2011/06/26/memorandum-vi/

Playing: a montare un video su una tal Cracking Art per un tale esame di montaggio su un tal programma che mica tanto capisco e che sul mio computer non tanto gira.
Eating: pippette al sugo e pippotti
Drinking: caffè



“Avevo solo dodici anni, ma grazie al lento, inevitabile susseguirsi di migliaia di albe e tramonti, di mappe tracciate e poi rivedute, avevo ormai assimilato il prezioso insegnamento secondo cui tutto, alla fine si disgrega; lasciarsi infastidire da una cosa del genere era solo una perdita di tempo.”

[Reif Larsen, Le mappe dei miei sogni]


Sorge spontaneo domandarsi perché a ventidue anni suonati, io questo prezioso insegnamento l’abbia ben assimilato, ma continui a perdere tempo, infastidendomi.

Che poi dov’è scritto che non ci si può infastidire anche se si è di fronte ad una consapevolezza?


Ora più che mai ho bisogno di convincermi che sto facendo la cosa giusta per me.

Mood: quello di prima
Listening to: il vocio fastidiosissimo dell’aula studenti
Watching: facce





«Ecco, è finita, neanche una stagione. Neppure stavolta ho avuto il tempo di portare qualcosa a compimento. Il mio sogno del circo, dieci anni, un bel ricordo. Questa sera è l’ultima col mio buon vecchio numero. E poi è anche luna piena. La trapezista si rompe l’osso del collo. Sta zitta, zitta!
Spesso parlo da sola, solo per imbarazzo. In momenti come questi, come adesso.
Il tempo guarirà tutto. Ma che succede se il tempo stesso è una malattia? Come se qualche volta ci si dovesse chinare per vivere ancora. Vivere. Basta uno sguardo. Il circo mi mancherà. È buffo, non sento niente. È la fine e non sento niente.
Devo disabituarmi ad avere cattiva coscienza quando non sento niente.
Come se il dolore non avesse un passato. Tutta la gente che ho conosciuto, che resta e resterà nella mia memoria…Finisce sempre proprio quando sta per cominciare. Era troppo bello per essere vero. Finalmente fuori in città. Chi sono io? Chi sono diventata? La maggior parte del tempo sono troppo cosciente per essere triste. Ho aspettato un’eternità che qualcuno mi dicesse una parola affettuosa. Poi sono andata all’estero.
Qualcuno che dicesse “Oggi ti amo tanto”, come sarebbe bello.
Devo solo alzare la testa e il mondo s’apre davanti ai miei occhi, mi sale nel cuore.
Quand’ero bambina, volevo vivere su un’isola. Una donna sola. Potentemente sola. Sì, è così.
È tutto così vuoto, slegato. Il vuoto, l’angoscia…angoscia, angoscia, angoscia!
Come un animaletto che si è perso nel bosco. Chi sei tu? Non lo so più. So solo che non farò più la trapezista, basta col trapezio! Le decisioni improvvise alle quali si crede…
Ma non piangere! Veramente, l’ultima cosa da fare è mettersi a piangere! Succede così, dipende, non va mica sempre come si vuole.
Così vuoto, è tutto così vuoto.
Che devo fare? Non pensare più a nulla. Semplicemente esserci. Berlino: qui sono straniera e tuttavia tutto è così familiare. In ogni caso non ci si può perdere, si arriva sempre al muro.
Aspetterò davanti a un automatico e poi verrà fuori una foto con un altro viso, così potrebbe cominciare una storia! Le facce, ho voglia di vedere facce. Forse trovo un posto come cameriera.
Ho paura di questa sera. E’ idiota!
L’angoscia mi fa male, perché solo una parte di me ha l’angoscia e l’altra non ci crede. Come devo vivere? Forse non è per niente questo il problema.
Come devo pensare!
So così poco. Forse perché sono sempre curiosa. Talvolta penso in modo così sbagliato, perché penso come se parlassi contemporaneamente a qualcun’altro. All’interno degli occhi chiusi, chiudere un’altra volta gli occhi. Allora anche le pietre sono vive.
Stare in mezzo ai colori. I colori, le luci al neon, il cielo della sera, il metrò rosso e giallo.
Devo solo essere pronta e tutti gli uomini del mondo mi guarderanno. Nostalgia, nostalgia di un’onda d’amore che salga dentro di me.
E’ questo che mi rende sempre così incapace? L’assenza di piacere?
Il piacere d’amare.
Il piacere d’amare… »

Memorandum V

dicembre 1, 2010

Mood: allegro
Listening to: Ainda – Madredeus
Gentleman – To the Top
Watching: nevischio
Drinking: caffè



‹‹La libertà è una pratica, non una teoria.››

[un prof., a lezione]


In questi ultimi giorni, ardo di energia irrefrenabile.
Posso toccarla, è fisica. Esonda dai confini del corpo, mani, stomaco, labbra, occhi, ogni cellula ne è illuminata, dentro e fuori.

Sta cambiando tutto. Modi di vedere e modi di sentire, modi di camminare e modi di esprimermi. Sta cambiando il mio approccio alla vita.
Errata corrige: sto cambiando il mio approccio alla vita.

Perché mobbasta a vaneggiare sulla libertà personale e sociale come un’asceta pazza, senza affiancare i fatti alle parole.
Bye, bye. Evado in salt’allegro dai miei incubi, dalle mie ossessioni, dai virus che annebbiano l’aria che mi circonda. Ho una rotta migliore.

Una definizione attuativa: pratiche ludiche di liberazione personale.

Intanto fuori nevica, pure su WordPress fiocca, che poi a me la neve neanche piace granché, ma potrebbe essere carino questa volta, e l’Accademia di Brera è stata occupata, bisogna che io torni a mettere le mani in pasta, me ne sono tenuta fuori per troppo tempo.

Memorandum IV

novembre 8, 2010

Mood: protettivo
Reading: David Grossman, L’uomo che corre
Listening to: Kings of Leon – Sex on Fire
Eating: Milka al latte






“L’adattamento alla normalità sociale è una scelta, non un’inevitabile necessità.”

[Autonome a.f.r.i.k.a. Gruppe, Luther Blisset, Sonja Brünzels, Comunicazione-guerriglia]


E’ probabile che il mio stile di vita non t’aggradi, il mio modo d’amare che pecca al cospetto della normalità sociale.
Non sono qui a giustificare me. Sono quel che sono. Ho imparato ad accettarmi e mi è costato fatica per cui non permetterei a nessuno di rivoltarmi nuovamente contro me stessa.
Non sono qui neanche a propinarmi a te con violenza. Anche tu sei quel che sei. Ho imparato che anche chi amo è libero d’andare via se quel che sono gli causa l’orticaria. Non mi ci diverto, ben inteso, ma ognuno paga il prezzo che deve, me compresa.
Aborro il restringimento dello spazio e del tempo. In un luogo in cui non posso allargare le braccia, io sto male.
Ed ora più che mai, sono in prepotente espansione.

Memorandum III

ottobre 28, 2010

Mood: soddisfatto
Reading: Georges Perec, Specie di spazi
Listening to: cuore-cervello-cuore-cervello
Drinking: acqua
Eating: yogurt Muller con biscottini




“Quel che ci parla, mi pare, è sempre l’avvenimento, l’insolito, lo straordinario [...] Dietro a un avvenimento ci deve essere uno scandalo, un’incrinatura, un pericolo, come se la vita dovesse rivelarsi soltanto attraverso lo spettacolare, come se l’esemplare, il significativo fosse sempre anormale: cataclismi naturali o sconvolgimenti storici, conflitti sociali, scandali politici… [...]Quello che succede veramente, quello che viviamo, il resto, tutto il resto, dov’è? Quello che succede ogni giorno e che si ripete ogni giorno, il banale, il quotidiano, il comune, l’ordinario, l’infra-ordinario, il rumore di fondo, l’abituale, in che modo renderne conto, in che modo interrogarlo, in che modo descriverlo?
Interrogare l’abituale. Ma per l’appunto ci siamo abituati. Non lo interroghiamo, non ci interroga, non ci sembra costituire un problema, lo viviamo senza pensarci, come se non contenesse né domande né risposte, come se non trasportasse nessuna informazione. Non è neanche più un condizionamento, è l’anestesia. Dormiamo la nostra vita di un sonno senza sogni. Ma dov’è la nostra vita? Dov’è il nostro corpo? Dov’è il nostro spazio? Come parlare di queste “cose comuni”, o meglio, come braccarle, come stanarle, come liberarle dalle scorie nelle quali restano invischiate; come dar loro un senso, una lingua: che possano finalmente parlare di quello che è, di quel che siamo.
 [Dobbiamo] Interrogare ciò che sembra aver smesso per sempre di stupirci.”

[Georges Perec, L'Infraordinario]
Mood: stanco
Reading: Ovidio – Lettere di Eroine
Listening to: Frankie Goes To Hollywood – The Power of Love
Watching: Salvador Dalì & Disney - Destino
Eating: cereali e fette biscottate con nutella
Drinking: latte




… certamente lo farebbe meglio di quanto io, al momento, possa farlo.


Potevo vedere qualsiasi cosa… tanto è prolifica la fonte delle visioni paranoiche.”




Alla ricerca della quarta dimensione (1979)



Donna che dorme in un paesaggio (1931)



Due pezzi di pane esprimono il sentimento dell’amore (1940)



Paesaggio con fanciulla che salta la corda (1936)




*
C’è Dalì, in mostra a Milano. Chiunque nutra un po’ d’amor proprio, dovrebbe farci un salto, meglio ancora una camminata, merita e parecchio.
Io l’ho fatto, in un pomeriggio in cui il sangue circolava in vena più smarrito del solito, ed allora chissà lo sguardo! Perciò è stato doppiamente inaspettato scoprirmi riflessa nelle sue tele – e i faretti del piffero, con il loro riverbero accecante! – voglio dire, mi ci sono proprio incontrata, tra una campitura uniforme ed un dettaglio di colore grumoso e materico, per un attimo persino ritrovata. Bello, al punto da concedermi un sorriso, affascinante, al punto da sentirmi leggera. Poi mi sono salutata e mi sono lasciata indietro. Suvvia, capita a chiunque di non riuscire a rattopparsi a primo colpo! Dopotutto persino Peter Pan ha avuto bisogno di Wendy per riattaccarsi l’Ombra sotto i tacchi.

08 Ott 2010, 20:42
A: X
"Sto tornando a casa per cenare e mettere a riposo il cuore"

Memorandum II

settembre 5, 2010

Mood: un sospiro, poi un altro ancora
Listening to: Eminem ft. Rihanna – Love The Way You Lie
Negramaro – Es-senza
… fino all’indigestione!
Watching: il mondo fuori dalla finestra, piccolo, veloce
Drinking: caffè
Eating: pasta, pomodoro e sedano, in compagnia





‹‹Abbraccia. Bisogna farlo. Anche più di una volta al giorno. Talvolta se ne sente bisogno fisico.››

[mia sorella, un pomeriggio, abbracciandomi]

Memorandum

agosto 20, 2010

Mood: distante
Listening to: Gibbs Richard & Jonathan Davis – On The Beach
Watching: la montagna di roba che sto accumulando in vista del rientro a Milano
Playing: con la pelle
Drinking: caffè & caffè
Eating: la focaccia di mamma, appena sfornata (buonabuonissima!)






“Progetti per il futuro: non sottovalutare le conseguenze dell’amore.”.

[Le conseguenze dell'amore, regia di Paolo Sorrentino]
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