Mood: quieto
Reading: George Perec, La vita, istruzioni per l’uso
Listening: i The XX live all’Heineken Music Hall
Watching: Sofia in Skype
Eating: spaghetti zucchine e pecorino
Drinking: tisana della buonanotte




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[The Netherlands, Amsterdam, Silent Rave in Museum Plein. 19 maggio 2013.]

Di certe persone, soltanto adorare la bellezza pacifica, quella che arriva a affacciarsi alla luminosità dell’incarnato,
mi fa sentire redenta.

- Te lo direi, io, quanto ti ho adorata…,
potendolo quantificare [ventiquattro scatti in un minuto]. -

Mood: carico
Listening: James Yuill – The ghost
Playing: a rimettere in sesto il corpo con strambi esercizi mattutini
Eating: gnocchi al gorgonzola
Drinking: caffè



dorotea_pace_photography

[Netherlands, Noordwijk]

Per esempio,
a mia madre vengono gli occhi grandi come ai bambini davanti a un gigantesco lecca lecca, quando assiste all’evento meraviglioso di un fiore che si schiude. Immaginarsi se i fiori in questione sono più d’uno.

Con amore.

Innamorarsi a Rotterdam

maggio 8, 2013

Mood: quieto
Reading: le favole di Esopo secondo mio padre
Listening to: Ólafur Arnalds – Rain
Watching: From Holland With Love, exhibition in the Nederlands Fotomuseum
Drinking: succo di frutta



ed_van_der_elsken_zelfportret_met_vrouwEd van der Elsken, Zelfportret met vrouw, Edam (1971)

virgola [libera associazione]

ed_van_der_elskenGünter Rössler, Untitled Nude, 1985

Mood: sottomarino
Watching: le montagne all’orizzonte in un insolito cielo blu milanese
Eating: Kinder Cereali
Drinking: caffè



Ormai quasi due anni fa – ma ricordo benissimo la luce e lo stato emotivo di quel mattino – ho prodotto un’immagine molto mia, tant’è che poi è finita nel progetto fotografico Intrografie dello stesso anno, nel quale visualizzavo il processo della mia intimità in un momento di cambiamento, per non dire stravolgimento, cruciale – di lì poi, c’è stato tutto il resto e, giorno dopo giorno, sono arrivata Io, al punto in cui sono oggi.

Quest’immagine molto mia ieri se n’è andata a Roma per stamparsi – con un leggero ri-editing – nella locandina del secondo appuntamento della rassegna Schizzi d’Attore, a cura di Studio Orale Arte dell’Attore diretto da Salvatore Cardone e presentata da Spazio Colibrì Libreria Musica Arte.


schizzi_d'attore

Nella pagina Facebook dedicata all’evento trovate tutte le informazioni in merito alla rassegna e alla performance dell’8 febbraio, Schizzi d’Attore – Comunque non è amore (sennò non mangerebbe), un monologo dall’Ulisse di James Joyce, interpretato da Paola Giglio.
Dunque, Signori che sarete a Roma l’8 febbraio alle ore 21, perché non andarci?

A me non resta che ringraziare lo Spazio Colibrì e Luca Romano per aver trovato quest’immagine molto mia e avermi proposto la collaborazione. Fa piacere.

Mood: sereno
Listening to: Awolnation – Sail
Watching: Asaf Avidan – Different Pulses / Official Video /
Eating: paglia e fieno alla boscaiola
Drinking: halfvolle chocolademelk con cannuccia





Mainz, Hotel Ibis, Room 251



Mainz’s Old Town



Mainz, Brooderie





Mainz, Marktplatz




Mainz, going to the Rhein


Mainz, Stephanskirche, Chagall windows



Mainz, restaurant

Mood: riflessivo
Listening to: gocce d’acqua nel lavandino
Watching: consueto disordine prepartenza
Eating: il frigo è vuoto
Drinking: latte fresco




Mainz, railway station



Frankfurt Stadion, railway station




Frankfurt, Shoppingmeile Zeil



Frankfurt, Kleinmarkthalle



Frankfurt, Eschenheimer Tor, Post-War New Town architecture and traffic


Frankfurt, marriage in Romer



Frankfurt, Eiserner Steg

Trilogie di fine settembre

ottobre 2, 2012

Mood: placido
Reading: Bruce Chatwin, Le vie dei canti
Listening to: Patty Pravo – Pensiero stupendo
Watching: possedimenti in espansione in termini di smalti con Yanna
Eating: pasta e fagioli
Drinking: caffè














[Verona - Peschiera del Garda - Borghetto, 28 e 29 settembre 2012]
Mood: in basso a destra
Listening: le campane ogni quarto d’ora
Waching: Pollo alle prugne di Marjane Satrapi e Vincent Paronnaud
Eating: verdura mista
Drinking: caffè



Credo che a colpirmi di più sia stato il suo tentativo di sorpassare gli schiamazzi dei compagni di giochi per dirmi che a lei sbagliare serviva per imparare.




‹‹Per esempio, io una volta se non mi fossi bruciata con la cosa per fare il caffè…››


(proprio col congiuntivo, probabilmente anche questo avrebbe dovuto colpirmi, è evidente che mia procugina sa come far colpo.)

Horror Vacui

agosto 8, 2012

Mood: //
Reading: quando avrò superato l’indecisione sul libro a cui dare la precedenza nella lunga lista d’attesa
Listening to: Of Monsters And Men – Love Love Love
Watching: la baronda per casa prima di viaggiare di nuovo verso Sud
Eating: pne e marmellata
Drinking: tazzoni di caffè dopo un lungo periodo di astinenza






[Lo stesso che certi altri giorni colpisce con la paralisi di un qualsiasi segno grafico adeguato
(per non dire "di un qualsiasi segno grafico punto e basta", - ho bisogno di trovarne qualcuno-)]-)]-)]-)]-)]-)]-)])])])])])])] e devo dire che le parentesi non mi dispiacciono affatto.


La pelle ritratta è quella di Nicolò esemplare eminente dalla straordinaria complessità tra quelli a me più vicini che sul (dal) tema sono afferratissimi, trovo molto bello quando lui occasionalmente si espande sulla mia pelle.

Mood: flemmatico, causa caldo [mi sono messa in costume in casa]
Reading: dispense, dispense, dispense
Listening to: Devendra Banhart – Angelika
Watching: il sole che disegna geometrie sui miei fogli, distraendomi
Eating: fette biscottate a marmellata
Drinking: tazzoni di caffè



Qualche giorno fa, Alberto ha scattato delle foto che per fortuna ha scattato mi piacciono tanto perché hanno in sé la forza per ricordarmi all’occorrenza – tipo in qualche ora di questi ultimi giorni – tutta la felicità che posso provare,


senza possedere niente più che la certezza di averne diritto e possibilità

– e Gianvito qualche centimetro in là, intento per certo a rendere giustizia a una qualche puttanata con tutta le sue attitudini potenziate da cantastorie –.

Dovrebbe essere così per tutte le persone del mondo, sarebbe bello davvero perché le persone di tutto il mondo si sorriderebbero augurandosi il buon-giorno anche senza conoscersi e camminerebbero per strada senza sprofondare nell’asfalto ciascuno probabilmente con uno strumento musicale col quale improvvisare concerti, succede così quando ci si sente felici.


“[...] tu sei l’immagine del sole.”


Ma quant’è l’aria che si inghiottisce con una risata?

Soltanto

maggio 24, 2012

Mood: rintontito, ma soddisfatto
Reading: Amélie Nothomb, Metafisica dei tubi
Listening to: Devendra Banhart – Baby
Watching: disordini domestici
Playing: su un nuovo set di cui Lou scrive qualcosa qui
Drinking: acqua, tanta per alleviare il raffreddore
Eating: macine con nutella





Strano è che dopo giorni e giorni e giorni – e giorni? – a tentare di esprimere [qualcosa di più], alla fine, tutto ciò che mi torna in mente è questa fotografia ancora sempre e soltanto.

“Soltanto” non è qualcosa che è meno di qualcos’altro. “Soltanto” è qualcosa che è un tutto tondo.

Ragion per cui così tanto strano non è che dopo giorni e giorni e giorni – e giorni? – a tentare di esprimere [qualcosa di più], alla fine, tutto ciò che mi torna in mente è questa fotografia ancora sempre e soltanto.


La verità è che per il momento l’horror vacui l’assenza nel mondo di tracce di macchie di me medesima a caratteri vivi bianco su nero nero su bianco non mi turba affatto tutt’altro, ma di questo scriverò ai primi sintomi di necessità suppongo qualcuno si sia già manifestato se stasera sono qui

è perché

[...]


Nella fotografia che mi torna in mente ancora sempre e soltanto, Nicolò e il suo fantoccio alto due metri e più di nome Fantoccio.

Couches on the Road // II

aprile 25, 2012

Mood: eccitato, più tardi vi racconto
Reading: un libro di semiotica – per finta – per un esame che mi inventerò
Listening to: The Chain – Fleetwood Mac [in loop da giorni, si sappia ormai che Eta è la mia personal dj]
Watching: disordine pre-…, sempre più tardi vi racconto
Playing: a smaltire la lista delle cose da fare
Eating: macine con nutella
Drinking: caffè





Raquel appartiene a quel tipo di esseri umani che suscitano in me un interesse essenziale immediato dettato dal fatto che con qualsiasi strumento io li bilanci loro sembrano non aver subito appesantimento dagli anni che portano sulle spalle. Certo, Raquel porta sulle spalle vent’anni che non sono un macigno come potrebbero essere per esempio ottant’anni sulle spalle, ma già iniziano a essere qualcosa con un potenziale gravitazionale non indifferente. Lei tutt’altro, effonde dai suoi pori caffellatte il semplice calore gioioso di chi ha nel sangue il Sud del Mondo perché sebbene sia nata in Pennsylvania e lì abbia sempre vissuto, trae nutrimento dai suoli della Grecia e del Porto Rico che le ritornano ogni giorno nel cuore per cordone ombelicale senza che mai ci sia stata per un momento soltanto fin’ora, sarà per tutto questo che il Sud del Mondo esercita su di lei un fascino magnetico, la richiama, ‹‹I have to go››, lo dice con la nostalgia di chi ha lasciato dietro di sé un amore tanto amato e a me che sembra che si sia fatta spedire con un Erasmus a Madrid per ingannare le distanze.

La prima volta che l’ho vista, Raquel abbracciava la cabina del telefono pubblico in Stazione Centrale a Milano dalla quale descriveva ad Arianna quel che vedeva attorno a sé per riuscire a incrociarci nel flusso di gente continuo e massiccio con facce ignote ed era braccata stretta dal vecchietto grande la metà di lei che le aveva prestato la scheda telefonica ma senza rinunciare al risarcimento. Che fosse disorientata era evidente, che fosse fiduciosa era evidente, qualsiasi sentimento sul volto di Raquel è evidente in tutta la sua semplicità primigenia come se non fosse mai cresciuta come se non le avessero mai insegnato che a essere così esposti nel mondo senza neanche un foglio di carta velo sopra l’ultimo strato di pelle all’occorrenza si corrono rischi e rischi grossi, così ho pensato la prima volta che l’ho vista, ma c’è voluto un attimo per capire che Raquel ha ben presenti nella testa i rischi e i rischi grossi, ma ne fa la misura con i benefici anche quando non le viene facile come mangiare un mirtillo e le procura ansia e io di questo ho sorriso venti minuti dopo la prima volta che l’ho vista correndo abbracciate tutte insieme sotto un pioggione all’improvviso, un’ora dopo la prima volta che l’ho vista trovandola rannicchiata sul divano di casa nostra, che fosse a suo agio era evidente che lo fossimo anche noi era evidente, sicché sembrava che ci fosse sempre stata che non l’avessi vista la prima volta che l’ho vista che era un’ora prima soltanto, ho sorriso.
Raquel guarda il mondo con gli occhi come se ogni giorno si aprissero al mattino dopo il buio dell’utero, si meraviglia per ogni più piccola cosa dà nomi a ciò che non conosce o forse davvero quest’Europa è tanto diversa da questi Stati Uniti non so, ‘ché persino all’Esselunga con Raquel sembrava di essere in un parco divertimenti, spalancava lo sguardo davanti ai peperoni che in Italia sono gli ortaggi quelli indigesti e che negli Stati Uniti basta aggiungere una “p” per avere i pepperoni che però sono delle salsicce tipo wurstel, spalancava lo sguardo di fronte a tutti i reparti ma di più di fronte a quelli dei derivati e del latte e della pasta e del pane e io la osservavo incredula spalancare lo sguardo e mi chiedevo cosa potesse avere di speciale l’Esselunga cosa rispetto a un supermercato degli Stati Uniti che io mi immagino immenso e pieno di fesserie come quelli in Olanda che la prima volta che ci sono entrata ormai quasi dieci anni fa venivo ancora da un paesino del Sud Italia e neanche avevo mai immaginato potessero esistere supermarket così grossi e attrezzati li trovavo mostruosi eppure non potevo che provare meraviglia esprimendo in pieno tutta la perversione di una mente umana, e mentre così osservavo Raquel spalancare lo sguardo mi si è aperto nella testa un nuovo pensiero che però penso già da un po’ di tempo, è così enorme il fatto che oggi le singole identità degli uomini occidentali coincidano con i prodotti sugli scaffali nei negozi da essere diventato invisibile.

Raquel è stata nostra ospite per un giorno e una notte dopo i quali sarebbe rimasta a Milano ma altrove. È andata a finire che siamo state insieme anche dopo quel giorno e quella notte e la vita è stata come in un giorno qualsiasi niente di quelle cose troppo speciali che si fanno per riempire il tempo con un estraneo, ammesso che già non sia oltremodo speciale star tanto bene con una persona che la prima volta che l’ho vista era il giorno prima mentre a parlarci – malgrado l’inglese tutt’altro che da super pro – sembrava di avere di fronte un’amica d’infanzia. Ovunque fossimo, ovunque andassimo, Raquel aveva sempre sulle spalle il suo zainone da viaggio, ‹‹Per piacere, ditemi quando la mia presenza diventa di troppo perché io sto bene con voi, ma voi magari avete altro da fare.›› mi ha detto, ‹‹Stai scherzando? Io sono felice se ci sei. Chissà quando potremo rivederci, dopo questi giorni!›› le ho detto e infine ‹‹Come back home when you want, Raquel.››



Mood: in pena, causa grave malessere psicosomatico
Listening to: Gotye – Bronte (And your voice still / Echoes in the hallway of this house / But now / It’s the end)
Watching: La principessa e il ranocchio di Walt Disney Studios
Eating: aria
Drinking: caffè






















[Sassenheim - Den Haag]

Ho rincorso
per giorni

(traiettorie opposte)

senza troppo spostarmi.



***

A parte questo, come si può notare, adesso faccio sfoggio di un nuovo logo molto profèscional. L’ha studiato per me Yannamia ‘ché lei è una gra(n)-fica io proprio no, tant’è che mi sono fatta indirizzare anche sul modo migliore di piazzarlo nelle fotografie, siamo alla frutta.
A me il mio nuovo logo molto profèscional piace parecchio, mi sembra appropriato a me medesima, richiama l’infinito le ho detto e lei mi ha detto che mica le faccio a caso le cose io!

Mood: dis-equilibrato
Reading: Nick Hornby, Non buttiamoci giù
Listening to: taaaaaanti discorsi in inglese il che fa molto bene
Playing: a scrollarmi di dosso gli imbarazzi linguistici
Watching: itinerari attraverso la Norvegia
Eating: un tipico piatto turco, per l’occasione senza carne, in altri termini le meraviglie del couch surfing
Drinking: tanta acqua





Adesso che ci sono io,
cosa c’è al di là?


‹‹Voglio dire,
nella realtà



(…)
com’è che ci si innamora?››

Mood: quello di quando neanche il dizionario della lingua italiana contiene un termine adeguato
Listening to: la sospensione sonora di Milano sotto la neve
Watching: le distese di bianco che non mi spaventano più tantotroppo
Eating: biscotti di riso
Drinking: caffelatte



Assente



Avevo una suggestione, tipo






Mi sembra chiaro abbastanza.


Ma

– segue una lista infinita da ma

non siamo qui per annoiarci con i ma quelli di sempre.


Me lo tengo come post-it tra le sinapsi

– uno in più di certo non farà capitombolare la situazione. –

Come I sei personaggi in cerca di autore di Pirandello.

Chissà che prima o poi non mi riesca di staccarlo.

Mood: sfiancato
Listening to: Imaginaerium, il nuovo cd dei Nightwish che a riascoltare le loro sinfonie mi sembra di tornare diciottenne
Reading: Necrologio allegro sul treno Milano-Bari a polmoni pieni per amore
Watching: il suo volto il suo corpo
Playing: a recitare la mia parte
Eating: stuzzichini pugliesi e spaghetti di mais aglio olio peperoncino
Drinking: caffè






Qualsiasi altra immagine è bianco nero ancora troppo mio.



Oggi, quando mancavano tre ore all’ultimo treno Milano-Bari, mia nonna è morta.
Oggi, ha squillato il telefono e mia nonna era morta aveva già respirato l’ultimo respiro e si è fatto silenzio come quando si fa silenzio perché a tutti sbatte fortissimo il cuore e io ho pensato che anche mia nonna era scaduta come l’amore la marmellata la tachipirina solo che mia nonna scaduta è come l’amore la marmellata la tachipirina scaduti tutti assieme e io le gambe si sono messe a tremare fortissimo i pensieri a pensare e le mani a raccattare due magliette e un pantalone da buttare nello zaino e già ero sull’ultimo treno Milano-Bari.

Io mi tremano ancora fortissimo le gambe.
Io i miei pensieri soltanto io li penso.
Io le mani mi sanguinano e i pensieri pure, tengo vive le immagini.
Tipo quando io a settembre scorso mia nonna sono andata a salutarla e lei era in ospedale dove tutto è triste e puzza di cloroformio e non ci si diverte neanche un po’ e aveva nella pancia un dirigibile per la cirrosi non le riusciva più di portare la dentiera smozzicava le parole tra le labbra aggrinzite gli occhi le si riversavano all’improvviso immensi sulla faccia tanto deformata perché continuava a trascinarsi dietro un male dietro l’altro e poi un altro ancora e quando mi ha vista ha riso tutta con gli occhi e mi ha abbracciata mi ha chiamata ‹‹Dorotea!›› mi chiesto di me dei miei progetti del mio futuro mi ha detto ‹‹Fammi due fotografie!›› e io lo stupore e l’emozione mi hanno scossa sfondato il cuore e le ho chiesto ‹‹Davvero?›› e lei mi ha detto ‹‹Sì›› e allora io l’ho raccontata una settimana centinaia di fotografie tutto il tempo a disposizione e per poterlo fare io m’è toccato accettare di essere promiscua con la sua sofferenza quella di una vita non solo di un male che uccide e piangerne ogni giorno per tutto il giorno e poi una sera mia nonna mi ha attirata a sé e mi ha detto roca ‹‹Io sono stata tanto felice.›› e io mi è sembrato assurdo, siamo in ospedale dove tutto è triste e puzza di cloroformio e non ci si diverte neanche un po’ e tu hai nella pancia un dirigibile per la cirrosi non ti riesce più di portare la dentiera smozzichi le parole tra le labbra aggrinzite gli occhi ti si riversano all’improvviso immensi sulla faccia tanto deformata perché continui a trascinarti dietro un male dietro l’altro e poi un altro ancora hai passato la vita a coltivare l’ostiporosi nella terra e non hai conosciuto il mondo hai smesso di uscire anche solo per una passeggiata da troppi anni quando avresti voluto conoscere il mondo e sei stata tanto felice che significa? che ‹‹Nella vita bisogna anche saper soffrire, Dorotea.›› tipo quando a settembre ha detto a mia madre con serena lucidità da paura ‹‹Figlia mia, tu devi pensare alla vita tua, vai in Olanda, hai una famiglia, la tua famiglia è lì. Io ormai sono cotta. Starò bene.›› e ci ha fatte piangere in due e mia madre l’ha convinta a partire ma per morire ha aspettato di vederla tornare poterla abbracciare ancora perciò ieri sera dopo averla abbracciata all’improvviso si è lasciata andare, ha sofferto molto mi dicono perché aveva arpionato la vita l’aveva tenuta stretta stretta l’aveva domata coi suoi desideri io allora mi viene da arrabbiarmi avrebbe potuto aspettare anche me che volevo salutarla e ricevere in cambio una risposta una settimana in più sarebbe bastata dopo che non ci vedevamo negli occhi da settembre ma io mi è toccato essere egoista e lei mi ha spinta in un viaggio lungo e pieno di compromessi senza poterli volerli pensare che io il mio sospetto è che lei l’abbia fatto per ricordarmi di buttarmi in un viaggio lungo e pieno di compromessi senza poterli volerli pensare per aver cura della mia vita saper soffrire ed essere tanto felice la prossima volta e ho sorriso perché poi io mi è tornata in mente mia nonna quando incapace di camminare troppo a lungo si inerpicava su un albero per ramazzarlo all’alba del mio diciottesimo alla fine dei festeggiamenti, quando ballava una canzone da sottocassa in coppia con me che le dicevo ‹‹Nonna, ti infilo nel latex e ti porto a ballare a fare shopping a Milano!›› e lei rideva tutta con gli occhi e mi diceva ‹‹Magari!›› e tantissime altre cose perché io la strapazzavo e lei rideva tutta con gli occhi e le dicevo ‹‹Ti voglio bene.›› e lei mi diceva ‹‹Grazie!›› e io le dicevo ‹‹Ma nonna, io ti dico che ti voglio bene e tu mi dici che grazie?!›› e poi negli ultimi mesi al telefono mi diceva ‹‹Ti voglio bene, Dorotea.›› e io mi tremano ancora fortissimo le gambe io i miei pensieri soltanto io li penso io le mani mi sanguinano e i pensieri pure, tengo vive le immagini.

Io domani sono i funerali di mia nonna e ci saranno io da Milano mia madre ieri dall’Olanda mio padre mia sorella domattina dall’Olanda i miei zii le mie zie i miei cugini il prete e tante persone che devono andare alla chiesa dove c’è mia nonna che oggi è morta fare le condoglianze ricevere le condoglianze camminare piano dietro la macchina con mia nonna che oggi è morta fino al cimitero per certo ciascuno masticando un rimpianto autografato e c’è qualcosa che suona come il gelo come se mia nonna che è morta non ci fosse più e non mi piace non è così che deve andare perciò nel bel mezzo io credo balzerò sui banchi con una stronzata la farò grossa enorme gigantissima tipo come quando mia nonna la strapazzavo e lei rideva tutta con gli occhi perché lei rideva tutta con gli occhi e io sono convinta che mia nonna meriti un necrologio allegro e non banale tipo come quando una persona scade che è come l’amore la marmellata la tachipirina scaduti tutti assieme e tutti piangono e sono tristi e nessuno sospetta di poter essere felice allora io mi scappa da sorridere mentre tengo vive le immagini sull’ultimo treno Milano-Bari e non trattengo un applauso forte da crepare il gelo alla vita di mia nonna che oggi è morta perché forse ogni vita merita un applauso, falli ballare, nonna (anche se io quando guardo il paesaggio e le lucine correre nel finestrino dell’ultimo treno Milano-Bari un po’ da piangere mi viene).


(Milano-Bari, treno, 22 gennaio 2012, notte)




Mood: stravolto e galleggiante
Listening to: Ken Ikeda – Pictures
Reading: Aldo Nove, La vita oscena [si consiglia vivamente, sono brividi secchi]
Watching: me medesima che sembro un personaggio di Tim Burton
Playing: a spaccare il ghiaccio nel freezer
Eating: risotto col radicchio
Drinking: caffè

























[Rijswijk. Delft. Kijkduin. Den Haag. Utrecht. Amsterdam.]

Manca una cosa soltanto.




[Sorella. Padre. Madre.]

E questo è quanto.


Giorni. In numero, venti.

Esisto // Notturno

dicembre 30, 2011

Mood: amorfo
Listening to: The xx – Basic Space
Playing: a fare i palloncini con metà bigbabol
Watching: a breve, una probabile nuova casa olandese
Eating: panino con philadelphia
Drinking: acqua





Rijswijk


Esisto.

Capirai se non ho più intenzione di darne spiegazioni.


Un giorno sostituirò la carne col vetro per poter guardare attraverso, nello spazio vivente tra le ossa. E non appenderò le tende.

Mood: taciturno nauseato
Reading: quello che Lou mi scrive in chat, facendomi ridere a orari improponibili
Listening to: Laura Pausini – Bastava (e sì, lo so che Laura Pausini è nella tripletta primordiale dei cantanti italiani che mi stanno sul culo, ma questa canzone è una storia a parte perché il testo è di Niccolò Aglierdi e lo sento molto mia in questi giorni dalle ri-considerazioni affettive. E sì, la canto pure. “Bastava fare a meno delle buone maniere”)
Watching: le vetrate illuminate dei palazzi di fronte
Playing: a ficcanasare nella vita degli altri con papà, grazie feisbùc!
Eating: tortelli in brodo
Drinking: te







‹‹Abbine cura, questa ferita sta andando in cheratosi.››
‹‹Che benedizione!›› Se continua a creparsi, questa volta è perché i nuovi albori premono per germogliare in un sangue purgato. E qualcuno già s’insinua e gorgheggia.

Non mi sono mai considerata una dai modi gentili con se stessa, tanto più nel dolore. Per questo mi piace pensare alla mitezza inaspettata con cui oggi affronto i pungoli tra cuore e cervello, quando penetro nel buio attraverso la gola della ferita più fresca e ne traggo chiarore da spargere fin nel movimento più minuto. In questo ritrovo bellezza. Non più nell’essere coperta di lividi, di rabbia e d’orgoglio.


Questo pomeriggio, in un parco a Rijswijk ho anche visto un uccello ignoto che sembrava una fenice. Una creatura spaventosa e attraente da perfetta sconosciuta.

Mood: infastidito
Reading: Gianni Biondillo (a cura di), Pene d’amore
Listening to: Linkin Park – Waiting for the End
Watching: I promessi sposi in dieci minuti, degli Oblivion
Playing: ad acchiappare i nervi che minacciano di sfuggire dalle orecchie
Eating: spaghetti piccanti
Drinking: taaaaanta acqua








***

L’Autoritratto Provvisorio di novembre arriva in extremis, al volo come tutte le cose e le persone della mia vita negli ultimi mesi. Non ho tempo per arrivare al fondo del bicchiere. Non ho tempo per capire come sto, prendere fiato ed evitare di ritrovarmi a giorni alterni a ridosso di un baratro.
Ma non ho alcuna voglia di piagnucolare. Del resto, non ho tempo per farlo. Ho un bisogno estremo di ridere e cacciare aria sporca fuori dai polmoni. E siccome sono certa che spesso per ridere delle stesse cose che ci mettono in difficoltà è sufficiente cambiare prospettiva, a partire dalle parole con cui le raccontiamo, mi piace pensare a quanto possa essere ridicola e goffa questa furia da “non ho tempo per”.

Che poi, per quest’Autoritratto Provvisorio di novembre c’è davvero di che sentirsi ridicoli e goffi a causa della fretta! Ho allagato il bagno due volte di seguito. La prima perché inizialmente pensavo di fare uno scatto nella vasca da bagno con l’acqua a scroscio. La seconda perché per lo scatto suddetto ho staccato dalla vasca da bagno suddetta il tubo di scarico della lavatrice e ho dimenticato di riattaccarlo, dopo di che ho messo a lavare i bianchi e solo alla terza centrifuga mi sono accorta che la lavatrice suddetta stava scaricando l’acqua sul pavimento, concedendomi il privilegio di una piscina in casa a mezzanotte. Ecco. Come mi ha detto Lou, ‹‹se non altro, hai di che scrivere nel blog!›› e non ha tutti i torti!

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