Di fratture

aprile 25, 2011

Mood: propositivo convinto
Listening to: Meg – Distante
Watching: la muffa che, in cinque giorni di assenza da casa, è proliferata nel frigorifero staccato per errore con tanto di ultimi rifornimenti alimentari all’interno
Sniffing (eccezionalmente): l’aroma soave di un miscuglio di alimenti andato a male
Playing: ad alzare il volume della musica per ballare
Eating: minestrone di quello che restava dopo la catastrofe frugorifero e domani è un’incognita
Drinking: acqua





Il soggetto nella foto è un’opera di Sissi esposta da FaMa Gallery al MiArt 2011


«Mi dia la sua mano. Sa cosa c’è qui?
C’è il mio cuore. Ed è spezzato.»
[Alfonso Cuaròn, Paradiso Perduto]


Di buffo c’è che, accovacciata su una sponda della frattura, ho sorriso rasserenata. Mi è venuto da pensare che da lì dove ora lacrimo sangue, esattamente da lì e da nessun altrove, quando il tempo avrà fatto il suo giro terapeutico e avrò assimilato ragioni e sentimento, all’improvviso non potrà che irrompere l’ossigeno per reazione, incapperà nel varco e rimbalzerà tra le pareti, troverando libero il percorso verso i vasi sanguigni.
Ed è stato un bel pensiero.

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13 Responses to “Di fratture”

  1. losengriol Says:

    Si, è un bel pensiero. Malinconicamente bello. Sei un po’ più forte, dopo.
    A volte mi esaspera, perché è una verità che ho imparato ma non per questo riesco a fare in modo che le ferite facciano meno male (lo hai letto non molto tempo fa). Vorrei solo non averle.
    Ma questo è impossibile, e invece le cicatrici cambiano lo sguardo che abbiamo sul mondo. E alla fine fanno anche bene, fanno respirare meglio.
    Forza, fiore dorato 😉

    • dorotea Says:

      Sai, dopo tanto tempo che non lo facevo più, ho espresso a voce alta i miei pensieri con un amico. Lui mi ha detto di smetterla di provare rabbia e semplicemente di soffrire perchè va bene soffrire, è normale ed è sano. Mi ha ricordato anche che di cura-tempo ce ne vuole tanta, ma passa tutto e pian, piano si inizia anche ad amare i propri punti di sutura. E’ vero, ci sono ferite che si vorrebbe non avere, ma ce ne sono altre a cui trovo sciocco rinunciare. Lo dici anche tu, alla fine le ferite servono anche a respirare meglio. Sono pur sempre dei varchi.
      hai perfettamente ragione tu. E a conti fatti è già successo nella vita di elaborare questi pensieri, li conoscevo già, ma pare che a momenti io soffra di perdite di memoria e debba imparare tutto da capo. Nessun problema, ci sono battaglie ben più grandi! 😉

      Dopotutto la nostra vita è nei segni che ci portiamo sulla pelle, no?

      Ti abbraccio, strana creatura senza volto che a saperti esistere viene su un sorriso.

      • losengriol Says:

        Concordo, non si incontrano facilmente queste persone, quando capitano sembrano venute appositamente per noi.
        E anche io, ovvio, quasi sempre!, dimentico la lezione. A volte la dimentico intenzionalmente, perché ho solo voglia di lasciarmi andare. Ma come dici tu, ci sono battaglie più grandi! Possiamo vincere, possiamo accettare di soffrire -e anche di guarire, poi. Anche voler guarire è un passo.

        Un giorno vedrai la mia faccia e riderai 😀

        • dorotea Says:

          E’ proprio vero, accettare la guarigione è il primo passo. A volte fa troppa paura la sola idea di cambiare strada e la soluzione migliore sembra lasciare tutto così com’è, anche se fa male.
          Ma anche se destabilizza, il cambiamento è la vita.

          Rideremo entrambe credo, per reazione, e sarà bello! 😀

  2. Marta Says:

    Sì dice che solo toccando davvero il fondo si può rinascere. Pare vero.


  3. se vuoi parlar di fratture ci troviamo una sera, a cena, io bevo, molto, parlo, molto, ascolto ancor di più … pagherei per farlo!

    • dorotea Says:

      A parlare e ad ascoltare io non rinuncio mai. A bere, anche un po’ di più, neanche, in particolar modo ultimamente.
      Proposta da non declinare la tua, s’intende.

  4. Marta Says:

    Non si incontrano facilmente queste persone sai.

  5. Marta Says:

    L’hai detto.

  6. cescocesto Says:

    le ferite guariscono, non sai mai come, non sai mai quando.
    ma guariscono.
    non sono sicuro che ti lascino più forte, ma sicuramente ti fanno conoscere te stesso.

    • dorotea Says:

      E’ vero ed è strano scoprire una mattina per caso che dentro le tue ferite non fanno male come il giorno prima e trovarlo insensato, al punto da domandarti come possa essere successo e perchè, da provarne liberazione e vuoto insieme.
      E’ anche vero che ho conosciuto più debolezza che forza come conseguenza di una ferita, ma certamente più consapevolezza in se stessi e soprattutto nella personale capacità di elaborazione del dolore.


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