Annotazioni di transito dalla condizione di studente a quella di disoccupato

marzo 5, 2013

Mood: entusiasta
Reading: David Grossman, Caduto fuori dal tempo
Listening to: Pag – The lady is dead
Watching: il calendario degli eventi milanesi
Eating: pasta impegnata, difficile da digerire
Drinking: te



# mesi prima

“La luce, che è il campo di analisi di questa mia tesi, bisogna concepirla come qualcosa che inizia attraversando a gran velocità lo spazio fisico e il nostro sguardo e finisce negli interstizi della nostra ossatura emozionale e culturale, rimodellandola con sfumature di diversa intensità che conferiscono sempre un registro emotivo [variabile] a una [stessa] situazione o a uno [stesso] ambiente. Per esempio, il pezzetto di Milano che intravedo nella cornice della mia finestra al sesto piano di un palazzo di Viale Romolo, quest’oggi, mi fa sentire fiduciosa. La luce avvolge in un solo abbraccio arancione i nuovi edifici del quartiere Isola e le montagne all’orizzonte, ammorbidisce le ombre e esalta le cromie del paesaggio, neanche si direbbe che il termometro segna zero gradi. Ma ieri, quando su questo stesso pezzetto di Milano gravava una luce bianco lama e non c’era luminosità e non c’erano ombre e neanche un colore, ieri ero certa di non avere un solo motivo per sognare. Fotone, dopo fotone, ombra dopo luce e luce dopo ombra, le mie emozioni si eccitano e si architettano.”

[dall’Introduzione della mia tesi,
«Qualcosa intorno alla luce». Oscillazioni costitutive di uno sguardo]

# il giorno prima

Sempre a proposito di cose che ho scritto,
La luce è nel modo in cui la si utilizza attraverso il merdium”. Sì, ho scritto proprio così nella copia della mia tesi agli atti, pagina 55. Più che refuso, lo definirei lapsus. Froid mi stringerebbe la mano.
A ogni modo, scoprirlo il giorno prima della discussione ha su di me poteri analgesici.
Qui, a PaRecchia, ogni transito dalla condizione di studente a quella di disoccupato è stato benedetto da un casuale, ma molto concreto tuffo nella merda,
al primo, qualcuno si è inavvertitamente steso nel letame di un canneto per atteggiarsi a fotografo d’assalto,
al secondo, qualcun’altro ha vacillato sotto i colpi della dissenteria, al punto che «Diarrea?» è diventata la parola d’ordine per qualiasi movimento troppo sospetto sulla sedia, arrivando a sostituire il «Buongiorno».
In questo caso, il tuffo nella merda è molto meno fisico, ma è risaputo che si trova l’illuminazione là dove la si vuole riconoscere. Per me una buona parte è nel “merdium”.

# il giorno stesso, il 27 febbraio

«Sono soddisfatta» e «Sono felice»,
dovrei riuscire a dirlo, forse anche più e più volte, ma non vorrei che mai qualcosa cominciasse a sembrare superflua, fosse anche solo una porzione infinitesimale degli abbracci, dei chilometri affrontati dalle persone che amo per esserci – qualcuno persino a sorpresa –, delle emozioni, delle reazioni dentro e fuori la sala, degli entusiasmi, delle strette di mano estranee, delle personali rivincite dialettiche, del mio lavoro, della fatica che mi è costato
arrivare a dire «Sono soddisfatta» e «Sono felice»,
essere soddisfatta, essere felice.

_DSC0106

«Stappo lo spumante», invece,
l’ho detto più e più volte, da procedura. Me l’ero studiata, prevedendo di dover rispondere a necessarie domande sul futuro, dopo l’incoronazione con l’alloro.
Effettivamente, stappare lo spumante è senza dubbio il futuro più sicuro in cui un neolaureato possa avere fiducia. A breve termine, ma pur sempre futuro.

_DSC0158

# i giorni dopo

In verità, a proposito del futuro a lungo termine, non è che ci sia mai stato anche soltanto il sentore del famigerato nulla post-laurea. Qualche ora dopo aver stappato lo spumante [ma nella testa, da molto prima], mi sono immersa tra le rifiniture degli ultimi due video sui quali ho lavorato negli ultimi mesi – tra i due c’è anche quello col quale mi sono laureata, ebbene sì –, una decina di altri progetti nel cassetto, millemila lettere motivazionali in giro per il mondo, un paio di lavoretti spettacolanti e qualche incontro di autopromozione dove conoscere quello o quell’altro, la ricerca di quattro o cinque impieghi saltuari e salutari [possibilmente collaterali, se non proprio sconnessi], un trasloco con meta ballerina, centinaia di itinerari lungo l’Italia e l’Europa, qualche progetto oltreoceano, dozzine di idee, di sogni e bisogni, stimoli, cose che voglio fare, ascoltare, vedere, imparare, sbucano da ovunque, tutte disparate e tutte entusiasmanti, si accalcano contro le pareti del cervello senza mai darmi un momento di pausa, tant’è che il dek del mio Mac non ha smesso di essere afflitto dai post-it colorati e dai calendari!
Ebbene,
qui la questione non è cercare qualcosa da fare nel futuro prossimo, è piuttosto focalizzare un certo numero di priorità.
E io che sono per natura affetta da processi di metabolismo molto lenti, quasi certamente, al momento, più di qualsiasi altra cosa necessito di tempo per vivermi in profondità il presente.

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9 Responses to “Annotazioni di transito dalla condizione di studente a quella di disoccupato”

  1. Claudiappì Says:

    Allora, prima di tutto congratulazioni.
    L’introduzione della tua tesi è una meraviglia, tu che fai le facce sceme e soddisfatte sei una meraviglia.
    Da oggi in poi non riuscirò più a dire medium senza ridere.
    E.
    Tutti questi stimoli e tutte le cose che vuoi fare mi hanno fatto venire gli occhi lucidi perché so che gran parte delle cose che hai elencato le farai.
    Numera i postit.
    :*

    • eta849 Says:

      “Tutti questi stimoli e tutte le cose che vuoi fare mi hanno fatto venire gli occhi lucidi perché so che gran parte delle cose che hai elencato le farai.”
      Sottoscrivo.
      Eh sì, perché spacchi oltremodo.
      Già fare ciò che hai fatto, per come l’hai fatto (e posso dire “io c’ero!”) è fottutamente notevole.
      Aggiungiamo che quando si ha una certa emotività (e posso dire “io lo so!”) sembra impossibile (e, ahimé, in un certo senso tu sai che io posso dire “io lo so troppo bene!”).
      Ma tu ce l’hai fatta e, voglio dire, ce l’hai fatta con i controrazzi.
      (Neologismo sgusciato ora tra le dita, guarda quanto mi ispiri, dolcezza!)

      Insomma. Chapeau. Ancora e ancora.

      Riguardo al presente, però, siccome sappiamo che sei un vichingo e farai tutto, ora però vivitelo sì.
      Sii in ritardo, piuttosto, per questa volta, ma non essere di fretta.

      Enjoy.

      (And stay tuned, I’m gonna send you my pictures as well, baby!)

      • dorotea Says:

        Uh, Eta! Mi riempi di gioia!
        Io però adesso non vedo l’ora di incrociarti con la mia bicicletta in terra olandese per un te e tante, tantissime chiacchiere. Che anche questo è fa parte del vivere il presente.
        Senza fretta è sicuramente un punto fondamentale. Devo concedermelo adesso.

    • dorotea Says:

      Io probabilmente però se non potessi contare su questo affetto e su questa fiducia da parte tua e delle persone “come” te, qualcuna di tutte queste cose me la lascerei scappare. E invece, mi rendo conto che sempre di più penso a te e alle persone “come” te, per riuscire. Dico davvero. Quanto sono fortunata! Mi emozionate tanto.

  2. losengriol Says:

    Sai che ho il cuore colmo colmo? Tanta, tantissima felicità per te, da non poterla neanche esprimere benissimo a parole. Perché mi accorgo che questo giorno lo sto aspettando da tempo, con trepidazione, come se si fosse laureata una sorella lontana.
    E quindi anch’io sottoscrivo il commento di Claudia, le congratulazioni prima di tutto, e pure quello di Eta, perché il fatto che tu spacchi oltremodo è innegabilmente vero, e questo mi rende immotivatamente orgogliosa, manco fosse roba mia.
    Mi piace tanto l’introduzione della tua tesi, con il tuo stile inconfondibile, che sorprende leggere in una tesi (dalle mie parti sarebbe impossibile trovare espressioni come “ossatura emozionale”, il che mi fa sorridere).
    E poi, il “merdium” è IL lapsus e “Stappo lo spumante”, è LA risposta. Ecco.
    [Ma ora che hai tanti progetti e cose da fare, lo trovi anche il tempo di farci vedere il corto? E di portare un’amica al Parco Sempione, se questa dovesse trovare il modo di passare per Milano? :D]

    • dorotea Says:

      Tu. Trova il tempo per passare da Milano, dai, così su due piedi all’improvviso. Sennò ti tocca venire in Olanda. Che forse non è malvagia come cosa, ma se vuoi vedere Parco Sempione… 😉 Il 30 di questo mese devo lasciare casa. E ho scoperto che esistono autobus Sena che fanno la tratta Roma-Milano e costano meno del treno [a meno di non beccare l’offerta della vita]

      Sai che per me era un po’ come se fossi stata lì? Davvero, ti ho sentita tanto presente. Ed è stato bello.

      E per il resto. Beh, mica ho tante parole! Tutto questo affetto a volte è tanto forte per la mia emotività. E resto così a bearmene, senza essere brava a dire chissà cosa. Grazie. :]

      Il video, esce proprio in settimana!

      • losengriol Says:

        Ah, cavolo. Così presto? La vedo dura riuscire a salire 😦 (ma tornerai di tanto in tanto in patria, vero?)
        Però è molto bello che mi sentissi presente, quel giorno. Mi piaci, donna!
        E non vedo l’ora di vedere il video! 🙂

        • dorotea Says:

          Non me lo aspettavo neanch’io così presto. Ma si sa, qui le complicazioni ci piacciono e sono l’ordine di ogni giorno.
          Certo, tornerò in patria. Ma tu sentiti libera di venire a farti una passeggiata a Den Haag, allora.


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