Tras-locare #1

marzo 31, 2013

Mood: lieve
Reading: George Perec, La vita, istruzioni per l’uso
Listening to: Bonobo – First Fires
Watching: Bellas Mariposas di Salvatore Mereu
Eating: cioccolata fondente
Drinking: caffè



Il giorno in cui siamo entrati per la prima volta a PaRecchia al Tre, Yanna, Nicolò, io e una teglia da forno nuovanuova per cuocere il dolce d’inaugurazione [e pressapoco nient’altro],
in mezzo all’imbroglio dei palazzi all’orizzonte cimavano tre gru.
Nel corso dei due anni a PaRecchia, le tre gru sono sempre rimaste sulla scena, enormi, immobili, sacre,
un approdo sicuro per lo sguardo.

Finché una mattina, tre settimane fa, non abbiamo assistito allo smantellamento dell’ultima delle tre gru. Da qualche tempo, avevano iniziato a scomparire una dopo l’altra. Era solo questione di giorni perché non ne restasse più una soltanto, forse di minuti a Milano dove tutto cambia rapidamente. L’ultima delle tre gru si è abbassata senza vacillare, ha ruotato su se stessa, è scomparsa in mezzo ai palazzi. Credevo avrebbe fatto fragore. E invece.
Ho sentito il silenzio come mai prima a PaRecchia.

Abbiamo pensato È finita un’era. Non ricordo se una di noi lo ha detto. Può anche darsi che il pensiero sia stato così animoso da aver instillato in me il dubbio della parola.
Primo colpo al cuore.

dorotea pace | photography

Il secondo colpo al cuore è arrivato quando Yanna è andata via da PaRecchia all’improvviso due settimane prima della data prestabilita per la consegna delle chiavi, il trenta marzo.
Il terzo colpo al cuore è arrivato quando ho chiuso il primo scatolone e ho scritto sul lato corto in alto Libri e Quaderni di viaggio.

L’ipotesi di lasciare PaRecchia, ma anche Milano, ma anche L’Italia, andava nell’aria da un po’. Eppure mi è sembrato che la decisione arrivasse all’improvviso a inizio marzo, quando è diventato evidente che non avrei trovato le condizioni [economiche in questo caso prima ancora che umane] per restare. Qualche parte di me deve essersi augurata una soluzione un secondo prima dell’ultimo.
Dopotutto PaRecchia è Casa mia. Il luogo fisico più stabile che abbia vissuto negli ultimi due anni, quello che più di tutti mi ha assomigliato, contenendo i miei ritmi e le mie necessità, trasformandosi, giorno per giorno, nel mio personale porto di mare, un approdo anche se piccolissimo per una moltitudini di storie e di esseri umani. Ne è passata di vita per PaRecchia. Tutt’ora che è vuota, che suona diversamente a ogni passo – il mio passo già diverso in un luogo caro –, continuo a riconoscere i segni degli ancoraggi nell’intonaco scrostato, nelle strisciate di colore e nei segni lasciati dalla colla e dallo scotch sulle pareti bianche, nei calzini spaiati dentro i cassetti e nei cappelli sull’attaccapanni, nella polvere sotto al letto, tutt’ora
Persino Milano, che non ho mai compreso davvero, che non so raccontare, persino Milano, quando resto a guardarla da quassù in una qualche forma, lo sento chiaramente, appartiene ai miei affetti.
Oppure qualsiasi cosa appartiene gli affetti quando si è sul punto di andare via. Gli affetti che sono ciò che suscita l’idea della stabilità e in contraddizione sono ciò che di più suscettibile c’è nella vita di chiunque. [L’Italia effettivamente richiede un discorso più articolato. Ma, sintetizzando, non potrei forse intendere disgusto e disinteresse come conseguenze dell’amore?]
Questo pensiero mi ha strizzato le ghiandole lacrimali per qualche giorno.

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6 Responses to “Tras-locare #1”

  1. losengriol Says:

    Oppure qualsiasi cosa appartiene gli affetti quando si è sul punto di andare via. Sì, credo anch’io.
    Ho l’impressione che stia partendo un’amica dell’infanzia. Mi si stringe un po’ il cuore.

    [Poi vorrei sottolineare che persino i traslochi, tu, li fai con stile. Lo scatolone “Libri e quaderni di viaggio”… Quando ho lasciato il bazar di roma, io, sono andata via con buste sfondate e abiti mischiati con rimasugli di roba da mangiare. Non c’è storia.]

    • dorotea Says:

      In realtà sono già in Olanda da sabato. Non ho avuto il collegamento internet nell’ultima settimana e comunque ero presa in un mucchio di cose da fare per trovare il tempo di preoccuparmene. Sono un po’ in ritardo con tutto. Scrivo non sul momento, ma a fatti conclusi questa volta! 🙂
      Vorrei evitare spoiler, ma devo dire che il mio trasloco non ha mantenuto la stessa linea di stile dall’inizio alla fine! 😀

      Tu comunque. Qui per te c’è molto posto. Mi piacerebbe se lo sfruttassi!

  2. HappyAladdin Says:

    Temo questo ammasso di sensazioni più dell’idea di richiudere tutte le mie cose nei cartoni e doverci riempire un furgone. Che il momento non è arrivato, ma prima o poi… Bello però che tu sia pronta a partire, anche se lacrimosa. Spero che riuscirò a scrivere qualcosa del genere, quando toccherà a me. Un abbraccio

    • dorotea Says:

      Tutto quello che posso dire è che serve viversi ciascuna delle sensazioni che arrivano nel momento del cambiamento. Se ne esce molto, ma molto ricchi e più consapevoli rispetto a quello che ancora non si conosce, ma che ci metterà davvero poco a arrivare. Va bene anche la paura. 🙂
      Un abbraccio a te.

  3. Claudiappì Says:

    E quindi in Olanda. Ti sei allontanata, ma io ti sento vicina lo stesso ❤


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