fishes out of water

settembre 7, 2013

Mood: fattivo
Reading: Gerdi Quist and Dennis Strik, Complete Dutch: Teach Yourself
Listening to: Damian Rice – 9 crimes
Watching: Marcin Ryczek, A Man Feeding swans in the Snow
Eating: toast
Drinking: caffè




nicolò pertoldi | fishes out of water

Nicolò Pertoldi, fishes out of water, 2013,

“la sensazione è quella di guardarsi attorno e non riconoscere lo spazio che si abita come il proprio, la situazione sociale come quella che ci descrive, la condizione come quella adatta a noi stessi. Si è pesci fuor d’acqua e a ben vedere siamo un esercito. Cosa vogliamo veramente oltre ad andare via? Dove vogliamo andare e perchè? Vero che viviamo un’epoca di precarietà estrema e di poche possibilità e ascolto. Ma se qualcuno ci ascoltasse per davvero, esattamente, cos’è che vorremmo dire?”

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4 Responses to “fishes out of water


  1. Mi faccio spesso queste domande.
    I pesci fuori dall’acqua, a parer mio, vogliono solo tornare a respirare. Sott’acqua.
    Non so se sia una cosa buona o meno: viviamo tutti nell’illusione di voler andare da qualche altra parte, ma molto spesso il mondo che ci costruiamo, è il posto migliore dove esistere, semplicemente.
    (molto spesso, quasi sempre, ma non sempre)

    • dorotea Says:

      Ecco, “ma non sempre”. Io appartengo a quella categoria di esseri umani che professano la necessità vitale di cambiare il mondo in cui si vive, intendo dire, di sperimentare nuovi posti e possibilità e punti di vista. Perché noi siamo esseri abitudinari e ci convinciamo che ciò che abbiamo è quanto di meglio possa esserci per noi. Ma l’assenza di cambiamento corrisponde solo alla morte. Se non altro all’atarassia.
      Il fatto è che questa mobilità, io credo, ci richiede molta consapevolezza di noi stessi. Solo così possiamo scegliere cosa ci rende felici e cosa no.
      Diversamente ci ritroviamo a voler andare via, ma dove e come se neanche sappiamo dove ci si troviamo?

      E’ anche vero che il momento storico è quello che è. E la materia si complica parecchio.

  2. guido mura Says:

    Esistere in una realtà ormai priva di certezze ci spinge a cercare, a volte nevroticamente, altre realtà. Questo anche perché ci capita d’intuire che questo mondo non sia il migliore dei mondi possibili (Voltaire docet), alla faccia di Pangloss, ma semplicemente il mondo che qui e adesso esiste.

    • dorotea Says:

      O forse semplicemente quello che noi percepiamo. Che a voler cambiare punto di vista, aivoglia quante altre prospettive ci sono, quanti altri mondi possibili!
      Purtroppo nel nostro tempo precario di muoviamo alla cieca e non sarà anche per questo che il nostro tempo diventa sempre più precario?


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