Raschiare i neri / Archeologia della felicità

marzo 22, 2014

Mood: sereno
Reading: Janne Teller, Niente
Listening to: Steve Miller Band – Mary Lou
Watching: Her di Spike Jonze
Eating: concentrati di calcio e vitamine
Drinking: acqua




dorotea pace
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dorotea pace
dorotea pace
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Scotland, Edinburgh, Arthur’s seat, 16 March 2014. Marilù and me.

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30 Responses to “Raschiare i neri / Archeologia della felicità”

  1. tilladurieux Says:

    Nooooooooooooo Edimburgo! Che nostalgia che nostalgia… lacrimuccia.
    E comunque: ogni riccio un capriccio.

  2. firesidechats21 Says:

    *-*

  3. losengriol Says:

    Che meraviglia 😀

  4. Topper Says:

    Quanti ricordi a Edimburgo! Ci sono stato l’estate scorsa e conosco bene quella collina. Bellissima la sequenza di immagini.

    • dorotea Says:

      Credo che Edimburgo sia una di quelle cittá che, per il modo stessa in cui é fatta, sappia farsi amare.
      Per esempio, questa collina: é nel pieno centro dell’urbanizzazione, eppure dopo aver scarpinato un pochetto, sembra di esserne distanti anni luce, nel pieno di un parco nazionale isolato. Mi ha colpita un sacco.

  5. Mads Says:

    Allora è sotto i neri che si trova la felicità!
    :*

  6. Michele Says:

    bellissime foto, mi piace questa progressione di luce 🙂

  7. Jessica Servidio Says:

    Mi piace tantissimo questo “raschiare”, suggerisce un’idea di luce alla fine del tunnel… non chiedermi perché, mie percezioni stupide su qualsiasi cosa.

    (http://angolodiscrittura.wordpress.com/)

    • dorotea Says:

      Io credo che il raschiare implichi una ricerca piú complessa della luce in fondo al tunnel.
      Per come la vedo io, la luce in fondo al tunnel é – diciamo cosí – un dato di fatto. Raschiare i neri significa, invece, fare lo sforzo di togliersi di dosso la tristezza, cioé di riconoscere che spesso siamo noi stessi a creare i nostri motivi di tristezza, a farcene carico e sovraccarico. Molte volte basterebbe cambiare punti di vista sulla situazione per ritrovare la serenitá.
      Viviamo in una societá che si é incarnita nell’estetica del dolore e che produce dolore da sé anche laddove potrebbe non esserci. Tutti pronti a giocare a chi ha il dolore piú grande. Dopotutto la nostra cultura produce i suoi eroi ammazzandoli.
      Da questa auto-oppressione secondo me c’é bisogno di liberarsi.

      Ti ringrazio per la tua osservazione per avermi dato modo di approfondire il mio punto di vista. Sempre proficuo esprimere le proprie percezioni! 😀 Quindi super-benvenuta!


  8. […] Scotland, Edinburgh, Arthur’s seat, 16 June 2014, tre mesi esatti dopo la prima scalata. […]


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