Mood: quieto
Reading: Patti Smith, Just kids
Listening to: Blue Rose Code – Edina (Hiatus Remix)
Watching: l’arrivo dell’estate col cappotto
Eating: cioccolata
Drinking: caffè



«Il farfallo nero era molto innamorato di Biccicalla. Appoggiato allo stelo…»
«Dorotea, che significa… in-namorato?»

M’inchiodo. Che domanda del cazzo è mai questa?, vorrei rispondere, ma il fatto che il mio interlocutore abbia cinque anni soltanto e che la sua testa tentenni tra la mia ascella e il libro de Il farfallo innamorato, mi spinge a farfugliare: «È una domanda difficile, M.», esistono molti farfalli innamorati e tutto quello che so è che non esiste un modo soltanto di essere innamorati. Insomma, per rispondere alla tua domanda, M., dovremmo chiamare in causa tutti i farfalli innamorati del mondo e poi sai che gran frullar d’ali!

Qualche giorno dopo, una sera a cena, M. mi ha detto di aver scoperto cosa vuol dire essere innamorati.
«Che cosa vuol dire?» gli ho chiesto.
«Beh, l’amore è quando vuoi bene a qualcuno… Mol-to.»
E niente, ma proprio niente, ispira più disagio della semplicità. M’inchiodo di nuovo. Senti M., ma tu sai anche perché tante volte noi grandi pensiamo l’amore, invece di amare?

Annunci

Berlin-Friedrichstraße

aprile 30, 2015

Mood: vasto
Reading: Italo Calvino, Lezioni americane
Listening to: Angus & Julia Stone – For you
Watching: Borgman di Alex van Warmerdam
Eating: a grandi morsi
Drinking: tea



«Friedrichstraße era la stazione di confine tra Berlino-Est e Berlino-Ovest.
Qui un sacco di amanti si sono lasciati piangendo.»

Sul Kottbußer Brücke, a Berlino, ho visto un uomo piangere, aggrappandosi stretto a un altro. Si sono dati le spalle tutt’e due quando quell’abbraccio non avrebbe potuto essere più forte in alcun modo e si sono allontanati seguendo due direzioni opposte, senza mai guardarsi indietro. Uno si è infilato in un taxi, l’altro – quello che piangeva – è disceso lungo la strada che fiancheggia il Landwehrkanal, in direzione Treptow, laddove il canale si divide.
Ho pensato a lungo a quell’occhio azzurro versato in una lacrima e al significato del disinnamoramento, pur senza capire come funzioni per logica perché a forza di pensare ho perso il senso dei miei pensieri. O forse perché la logica non è uno strumento abbastanza adeguato al nostro caso. E a Friedrichstraße, amore, ti ho ascoltato raccontarmi la storia degli amanti a Friedrichstraße e mi sono intristita. Mi dispiace soltanto non averti detto, amore, lasciamoci a Friedrichstraße, amore. Se anche avessimo sogni più simili, non potrei disseppellire l’amore che ho perso amandoti, amore. Non essere triste.

In linguaggio tecnico

novembre 4, 2014

Mood: sereno
Reading: Mario Calabresi, A occhi aperti
Listening to: Sigur Rós – Varúð
Watching: lunghissime to do list irrisolte [come questo spazio ultimamente]
Eating: torta di mele
Drinking: tisana salvia e rosmarino



Il termine “esposizione” indica lo spazio di tempo durante il quale un materiale sensibile viene colpito dalla luce che passa attraverso un sistema ottico; più spesso, indica la quantità di luce che raggiunge un materiale sensibile, passando attraverso un sistema ottico nel suddetto spazio di tempo. In linguaggio tecnico, si dice che una certa quantità di luce, passando attraverso un sistema ottico in uno spazio di tempo predeterminato, impressiona il materiale sensibile,
imprime sul materiale sensibile un’impressione del mondo.
[estratto da Fotogenia, in «Qualcosa intorno alla luce». Oscillazioni costitutive di una sguardo.]

(c) dorotea pace photography

The Netherlands, Meijendel, 01 November 2014
Picture taken by J., while exploring the dunes together, and edit by me.

«Ora, J., scatta questa fotografia ‘ché c’è una luce da paura!», gli ho detto mentre oscillavamo vicini nel vento e sono rimasta in punta di piedi a rimirare questo pezzo di mondo attraverso l’oculare della mia macchina fotografica contro l’incavo azzurro dei suoi occhi, parlando di luce e di esposizione col batticuore tra le mani, click. Quella sera stessa, J. mi ha raccontato di come si usa tagliare il globo terrestre per rappresentarne un luogo preciso all’interno di un planisfero, poi mi ha spiegato come si legge la superficie del mondo attraverso i colori di una visualizzazione radar. E io dovrei saperlo da qualche tempo ormai, invece mi meraviglia ogni giorno – che ogni giorno da mesi ci scambiamo gli occhi e a occhi nudi ci esponiamo a vicenda e a quattr’occhi così esploriamo il mondo come altrimenti non avremmo potuto, con lo stesso trasporto e con la stessa delicatezza di quando facciamo l’amore e poi giochiamo alla guerra pollice contro pollice. È una sensazione così intensa e multiforme, la compenetrazione.

Mood: contento
Reading: un’email dopo l’altra tra quelle per natura in arretrato nella mia casella di posta
Listening to: Anoushka Shankar (ft. Norah Jones) – Traces Of You
Watching: l’autunno alla finestra
Eating: toast
Drinking: frullato di banana




dorotea_pace

Italy, Otranto, Punta dell’Orci, 09 August 2014.
Me, in a picture taken by my dear friend Francesco during a trip to the South End of Italy.

Il 26 giugno scorso, all’imbarco C16 di Schipol già si parlava di mare, di pranzi e di santi Nicola, e per quel che mi riguarda nemmeno mi sentivo pronta a volare. Premesso uno scarso interesse di base per il polpo arricciato, mi domandavo se sarei mai ritornata in Olanda e questo perché mi era chiaro che volevo restare, ma in che modo e a fare cosa senza più un lavoro e senza grandi visioni?, domande del genere figuravano nella mia testa al pari di concetti quali il mistero della fede. Tutto quel che sapevo indugiava nella zona ristretta in un angolo della coscienza illuminato da una spia rossa a intermittenza soltanto: così come ho vissuto fin’ora non fa al caso mio perché non mi soddisfa, ma cosa fa al caso mio e cosa mi soddisfa? Che ci fosse una certa esigenza di ritirarmi a riflettere, era diventato quantomeno evidente e quell’imminente partenza contribuiva a ansimarmi negli occhi una certa impellenza.

Ho trascorso in Italia due mesi di grande precarietà emotiva e territoriale su più piccola scala, ma sempre tenacemente attaccata alla molla principale del mio confino: guardarmi dentro alla ricerca di un qualche sogno sfolgorante rimasto insabbiato nel grigiore confuso di mille visioni iperboliche in totale decadenza prima ancora di iniziare a delineare i famigerati traguardi.
Nonostante quel che potrebbe sembrare, la mia non è mai stata una ricerca rigida, né tanto meno ristretta al suo stesso fine. Per lo più mi sono data l’opportunità di vivere dando spazio a quel di cui sentivo il bisogno, ‘ché io mi chiarifico le idee sperimentando la vita per poi restare a guardare lì da dove mi trovo che effetto fa come con la massa del pane lasciata a lievitare nel forno. Anche se può sembrare difficile da credere, in due mesi, per combinazione, sono andate a succede tantissime cose belle. Se non fosse della mia vita che sto scrivendo, neanch’io crederei che l’Universo intero possa essersi messo a ruotare attorno a me per rendermi un giorno possibile e felice. Ma pare lo faccia, quando attirato dalla più dolce delle disposizioni.

Ho trattenuto il benessere, scandagliandone il fondo per scarnificarlo dalle paure di troppo, ho disgiunto la sfiducia dall’entusiasmo e a un certo punto ho capito di non essere più agitata, ma serena, ho guardato meglio, non si sa mai: ero proprio serena. E ho iniziato a vederci chiaro. Meglio del benessere c’è soltanto il benessere accompagnato dalla serenità perché la serenità ci dispone ad accogliere il benessere e a trattenerlo, a dedicargli tutto il tempo che serve, a maggior ragione quando ne siamo spaventati perché non si riflette nei valori comunemente accettati dalle persone attorno a noi. Con lo zaino gonfio delle mie nuove consapevolezze infangate di determinazione, sono rientrata in Olanda la notte del 28 agosto.

Mi chiedo se la vita non vale la fatica di costruirsi il proprio benessere. Voglio dire, non è stato uno scherzo il giorno in cui mi sono licenziata dall’azienda in cui lavoravo a contratto indeterminabile e sono rimasta disoccupata e con un pugno di spicci, ma con tanta voglia di costruirmi un futuro migliore, non è stato uno scherzo nemmeno il giorno in cui mi sono ritrovata all’improvviso con un amore strano accoccolato tra le braccia. Ma diversamente perché di preciso varrebbe la pena vivere?

Ecco, devo scrivere una cosa, l’ultima per adesso. Tutto questo vagheggiare ha un significato preciso ed è questo: nel corso degli ultimi due mesi, si è fatta calma piatta in questo spazio, ma tendendo l’orecchio nel silenzio dovreste riuscire a sentirlo respirare nudo e crudo, beato e soddisfatto delle storie che in realtà lo ricolmano intimamente già da molte settimane. Presto arriveranno le parole e le immagini a ricoprirlo e allora molto di quello che ho scritto in poche righe disorganiche diventerà chiaro. Ho idea di tornare a condividere quello che è mi successo, un affare di fondamentale importanza qui dentro.

A White Summer

marzo 19, 2014

Mood: attivo
Listening to: Heidi Harris – Carved In
Watching: Rivver – LAMU Official Video di Mathieu Grimard
Eating: torta al limone
Drinking: tisana di menta e ortica



Un momento di pura improvvisazione, durante il quale esplorare la liberazione della propria natura – corpo e emozioni che occupano uno spazio fisico –, seducendo il confine socialmente imposto tra intimità e mondo esterno, attraverso l’interscambio affettivo. Tutto questo è A White Summer, la performance che Eleonora Eta Liparoti e Natalja Heybroek hanno sviluppato lo scorso giugno al Vondelpark di Amsterdam.

dorotea pace | a white summer

Quello che personalmente amo di A White Summer è quanto emerge in termini di vulnerabilità e felicità umana. E non mi riferisco solo alla contingenza più temporalmente circostritta della performance: a questo proposito, potreste leggere sul blog di Eta e sul suo sito web di Natalja.

Da parte mia, voglio aggiungere un aneddoto.
Dopo il video, nei giorni scorsi [a un quasi anno di distanza dovuto a tante motivazioni, ma tutte molto positive e estremamente vitali], Eta e Natalja hanno pubblicato la documentazione fotografica della loro performance.
Firmo questa serie in cooperazione con una persona singolare sia sotto il profilo professionale sia sotto quello emotivo: mia sorella Marilù che, a giudicare dalle belle immagini portate a casa, ha risposto con molto cuore e buon occhio alla mia istintiva proposta giocosa di collaborazione.

(Ci penso e mi si illuminano gli occhi)


A White Summer
A performance by Natalja Heybroek and Eleonora Eta Liparoti

Shooting by Marilù and Dorotea Pace / Editing by Dorotea Pace.

Vondelpark, Amsterdam
June 2013


dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
_DSC0114
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer
dorotea pace | a white summer

Il funerale

dicembre 27, 2013

Mood: rigenerato
Reading: Jack Kerouac, On the road
Watching and listening to: Sébastien Tellier – L’amour naissant (Official Video)
Eating: pizza
Drinking: caffè



«A mia nun m’a fari mali o cori.» precisa il signor A., riprendendo un discorso interrotto un pugno di minuti prima per consegnare a un habitué del suo locale la cena da asporto ordinata via telefono. «Altrimenti ti metto la croce sopra.»
Sorrido al modo di dire. Quanto al signor A. non ha ombre di incertezza tra le rughe attorno agli occhi stanchi. Parla con gran serietà. «Nun schirzo.» dice, infatti. «To’!» e ci mostra, cacciandolo fuori dallo scollo della sua t-shirt bianco farina e isolandolo da altri pendagli, un cerchietto d’oro con una croce latina nel mezzo. Se lo gingilla per qualche secondo tra pollice e indice prima di richiuderlo nello scrigno fatto di petto e trame di cotone. «La fedina del mio primo fidanzamento, tant’anni fa.» precisa per cancellare qualsiasi dubbio.

Nel silenzio a seguire, avverto chiaramente un palpito più forte come quando da bambini ci si scopre innamorati e poi la pelle d’oca veloce lungo la spina dorsale.
Con l’immaginazione, rievoco infinite volte una dopo l’altra il signor A. entrare in una gioielleria, lanciare la fedina d’oro sotto il naso dell’orafo ancora ripiegato col monocolo su un pezzo da tre grammi e commissionargli la saldatura di una croce latina all’interno dell’anello in modo tale da dividerlo perfettamente in quattro, impedendo così e sbeffeggiando qualsiasi possibilità di indossarlo ancora nel futuro. Memorabile.


Ci tengo a ringraziare Glauco Canalis per l’aiuto col siciliano.
Mood: confuso
Listening to: John Mayer – Waiting On The Day
Watching: Short Term 12 di Destin Cretton
Eating: brownie al cioccolato
Drinking: caffè e te a litri



Qualche volta Marilù dice che io scrivo di tutto e tutti, ma di lei mai e, tra i recessi di questa osservazione, tracima il sospetto che io non la trovi interessante o – anche peggio – che lei stessa non lo sia.

Penso spesso che dovrei dirle qualcosa, qualcosa tipo [prendo appunti] non c’è niente di male, sai? Può suonare ridicolo, ma io più vedo tutto il possibile infinito di un legame con qualcuno, più mi diventa difficile. Non lo so.
Ci sono persone che si incontrano per travolgersi, intendo persone a cui succede di empatizzarsi nello spazio piccolissimo di uno sguardo, sebbene fino a poco prima non facessero parte l’una dell’altra. Sono eventi folgoranti assolutamente unici e speciali, piene emotive che consumano tutto nel volgere rapido di quello stesso piccolissimo sguardo altrove. Io, vedi, ho una specie di urgenza di questo tipo di scambi intensi e irruenti – mi sanno di vita tutta quanta insieme –, ho imparato a coglierne al volo le sfumature più sottili, a districarle, assimilarle per poi ritrasformarle, architettarle talvolta sulla base di poche suggestioni o di quello che non c’è, trovo ogni cosa che voglio in queste storie, pertanto potrei scriverne poemi.
Ci sono poi persone che si richiedono il tempo della meraviglia, ovvero la pazienza di frustrare le distanze di sicurezza per addentrarsi in punta di piedi nell’ossatura del discorso, quindi la disponibilità a soffermarsi, talvolta a fare un passo indietro in cambio dei successivi in avanti, a riconoscere un limite e a oltrepassarlo per riscoprirsi un giorno incuneati l’uno nelle costole dell’altro e germogliare dal di dentro, a domandarsi quand’è successo? io non lo so, ma tant’è. E sai, quand’è tant’è, si finisce spesso per fiorire nel tempo e moltiplicarsi perché di nutrimento alle radici è la prontezza a riconoscere nientemeno che il punto dal quale ci si guarda è sempre parziale e che tutto quello che verrà sarà il vissuto. Io, mi ci è voluto più tempo, ma ho fatto mia anche questa forma di affetto, ho iniziato a apprezzare l’ostinazione serena di sentire qualcuno nella propria vita intera, ma in continua evoluzione. Non è questione di esiti, solo di forme diverse. Capisci però, è più difficile scrivere dal centro di questo svolgimento tutt’ancora da decidere, bisogna selezionare con cura le parole per non piombare all’improvviso nelle forme imposte o già raccontate, volendosi spiegare a ogni costo, sarebbe come annegare dei semini e restare a guardare l’emersione a galla dei resti prematuri di un organismo complesso. Talvolta, io credo, il silenzio è l’urna pro-creativa più preziosa

e insomma, voglio dire: io e te credo ci sia un tempo ancora lungo e splendido per meravigliarci.

Non c’è niente di male, sai?


Eta - Mediterranean Migrant Sisterhoods_web

Mediterranean Migrant Sisterhoods, uno scatto di Eta
“Dorotea and Marilù Pace
talking about life changes and hopes
23rd of June, Amsterdam”,
grazie.