Soltanto

Maggio 24, 2012

Mood: rintontito, ma soddisfatto
Reading: Amélie Nothomb, Metafisica dei tubi
Listening to: Devendra Banhart – Baby
Watching: disordini domestici
Playing: su un nuovo set di cui Lou scrive qualcosa qui
Drinking: acqua, tanta per alleviare il raffreddore
Eating: macine con nutella





Strano è che dopo giorni e giorni e giorni – e giorni? – a tentare di esprimere [qualcosa di più], alla fine, tutto ciò che mi torna in mente è questa fotografia ancora sempre e soltanto.

“Soltanto” non è qualcosa che è meno di qualcos’altro. “Soltanto” è qualcosa che è un tutto tondo.

Ragion per cui così tanto strano non è che dopo giorni e giorni e giorni – e giorni? – a tentare di esprimere [qualcosa di più], alla fine, tutto ciò che mi torna in mente è questa fotografia ancora sempre e soltanto.


La verità è che per il momento l’horror vacui l’assenza nel mondo di tracce di macchie di me medesima a caratteri vivi bianco su nero nero su bianco non mi turba affatto tutt’altro, ma di questo scriverò ai primi sintomi di necessità suppongo qualcuno si sia già manifestato se stasera sono qui

è perché

[…]


Nella fotografia che mi torna in mente ancora sempre e soltanto, Nicolò e il suo fantoccio alto due metri e più di nome Fantoccio.

Memorandum VIII

novembre 2, 2011

Mood: incomprensibile
Reading: Grossman, Yani sul monte (che mi ha pugnalato allo stomaco come le parole scritte non facevano da un po’)
Eating: distrattamente e senza criterio
Drinking: acqua, te, caffe, birra, oggi sono pendolare tra la mia postazione lavoro ed il cesso






Insomma, c’è questa striscia qua di JellyVampire che ho incontrato per caso sulla bacheca feisbùc di Lou (si ringrazia!) e che mi ha disegnato un sorriso nella pancia. Per me, non c’è memorandum migliore al momento.
La storiaccia è che, nel giro di pochi giorni, mi sono caricata sulle spalle una quantità tale di sacche di lavori e progetti eccetera ecceteraeccetera da portare al capolinea, ma tanti davvero stavolta!, che – sommiamoci pure quel qualcosa che ho dentro, che non so ancora ben raccontare, ma non mi lascia dormire serena, anzi, non mi lascia dormire ed anche una certa qual necessità di vita al momento inappagata – il cervello mi si è ingarbugliato tutto ed in questa condizione di alta pressione resto a mollo, senza che mi riesca di cavarne non dico un’idea, sarebbe oltremodo troppo auspicabile, ma anche solo due delle “novemila battute minimo” che devo consegnare entro venerdì alle ventitrè e cinquantanove per il corso di scrittura creativa. Il che non è edificante neanche un po’, non c’è storiaccia peggiore del silenzio creativo.
Insomma, devo sguinzagliarmi, adesso vado!


(ah, non è tutto. Non finché non avrò infilato questa striscia anche sotto il tuo cuscino, tuo di te che, m’è venuto spontaneo pensarlo, ne hai bisogno quanto me, forse anche più. Ecco fatto, ora è tutto.)

Mood: stanco
Reading: Ovidio – Lettere di Eroine
Listening to: Frankie Goes To Hollywood – The Power of Love
Watching: Salvador Dalì & Disney – Destino
Eating: cereali e fette biscottate con nutella
Drinking: latte




… certamente lo farebbe meglio di quanto io, al momento, possa farlo.


Potevo vedere qualsiasi cosa… tanto è prolifica la fonte delle visioni paranoiche.”




Alla ricerca della quarta dimensione (1979)



Donna che dorme in un paesaggio (1931)



Due pezzi di pane esprimono il sentimento dell’amore (1940)



Paesaggio con fanciulla che salta la corda (1936)




*
C’è Dalì, in mostra a Milano. Chiunque nutra un po’ d’amor proprio, dovrebbe farci un salto, meglio ancora una camminata, merita e parecchio.
Io l’ho fatto, in un pomeriggio in cui il sangue circolava in vena più smarrito del solito, ed allora chissà lo sguardo! Perciò è stato doppiamente inaspettato scoprirmi riflessa nelle sue tele – e i faretti del piffero, con il loro riverbero accecante! – voglio dire, mi ci sono proprio incontrata, tra una campitura uniforme ed un dettaglio di colore grumoso e materico, per un attimo persino ritrovata. Bello, al punto da concedermi un sorriso, affascinante, al punto da sentirmi leggera. Poi mi sono salutata e mi sono lasciata indietro. Suvvia, capita a chiunque di non riuscire a rattopparsi a primo colpo! Dopotutto persino Peter Pan ha avuto bisogno di Wendy per riattaccarsi l’Ombra sotto i tacchi.

08 Ott 2010, 20:42
A: X
"Sto tornando a casa per cenare e mettere a riposo il cuore"

Libere associazioni

settembre 15, 2010

Mood: stremato (sessione autunnale del piffero!)
Reading: tesine e tesine
Listening to: Elisa (ft. Giuliano) – Ti vorrei sollevare
Watching: il monitor e se continuo gli occhi appassiranno
Playing: a distrarmi
Eating: gelato choco-muffin 🙂
Drinking: acqua



“Il filo rosso che unisce gli artisti selezionati è quello delle live performance, in cui l’indagine artistica si ibrida con la tecnologia per rispondere ad istanze di natura filosofica, antropologica e scientifica, oltre che sociale. I termini di modulazione di quest’analisi… ”


Gli esami sono troppi.
E troppa poca è la voglia di stargli dietro. Il culo rifiuta la sedia. E la testa si perde in voli pindarici, è spostata, c’è un errore di parallasse.
Proprio non ce la faccio.
Voglio dire, l’abbronzatura sta abbandonando la pelle, l’ho notato ieri in doccia. Cioccolato e latte tornano ad uniformarsi e presto sarò nuovamente candida, meglio dire pallida. Sto bene a cianciare! Pallida lo sono già, emotivamente.


Dalla più immediata indagine sul rapporto uomo-macchina con Epizoo di Marcel-lì Antunez Roca, nella cui performance il corpo viene messo a disposizione del computer interattivo e diventa oggetto di un gioco di massacro…”


Corpo. Un giorno gli chiederò scusa, non sono una buona compagna. Non lo sono complessivamente.


“… si passa all’ambito di una corporalità vissuta nella sfera dell’emotività e della percezione con Laser Sound Project di Edwin Van Der Heide.


Famiglia. Famiglia? Solitudine. Psicoanaliticamente. Vi amo.
Milano, Casa. Quest’anno ci provo. Mi ci metto d’impegno. Se apparecchio per qualcuno in più oltre me sento già il cuore riscaldarsi.


All’incrocio tra reale e virtuale, il concetto di corporalità incontra i temi della presenza e dell’assenza, della prossimità e della distanza e quello del controllo, con Can You See Me Now dei Blast Theory


Tu. Io. Noi? Voi. Loro. Non so. Chissà. Domani. Sarà. (Un giorno migliore?) Ho conosciuto uno. Grazioso. Non ci penso nemmeno. Vorrei davvero correre tra le tue braccia. Ma se te lo dico mi lasci? Shhh. Ond’evitare.


… e diventa termine di passaggio per una serie di considerazioni sulla concezione contemporanea di identità con COME.TO.HEAVEN di Gazira Babely.


Chi sono? Dove sono? Cosa faccio? Cosa voglio? Come fare?
Olanda. Dovrei, ma non voglio.
Non tengo dinero. Tocca sgobbare.
E i sogni, in quale cassetto? Ne ho tanti, alcuni neanche li conosco ancora. Non so se ci stanno. Forse son meglio due cassetti.


“Sposta questo keyframe di un secondo. Più in qua, più in là, ma vaffanculo s’è sballato tutto.”


Nina dice che ci sono giorni in cui non succede niente. Poi ci sono quelli in cui succede tutto. Bello e brutto. Ecco. Appunto.
Oggi ho pensato che dovrei cambiare suoneria al cellulare.
Dicono sia depressiva.
Voglio essere propositiva. Ho imparato a piangere. Sto diventando forte, dico, sarà poi vero?
Ho le pile scariche, questo è certo.
Dai gas, dai gas! La vita è così. Più cerchi di definirla, più ti sfugge. Lei corre più veloce. Io ho il difetto di non arrendermi.


“Non posso ancora lanciare il render.”

Avrei bisogno di un viaggio. Bello lungo. In qualche posto lontano. Magari mediterraneo.
E’ troppo tempo che non mi nutro di bellezza, non provo meraviglia, non riposo.
Sono stanca.
Stanotte non dormirò. E’ per la zanzara. Continua a ronzarmi nell’orecchio. Mi dà fastidio. E poi faccio reazione allergica alle punture di zanzare.
Bubboni. Me ne spuntano fin nel cervello.
L’ho stordita. Al prossimo colpo l’ammazzo. Sono animalista e pure vegetariana, non farei male ad una mosca. A questa zanzara sì.
Metto su il caffè. Ne assumo in endovena.
Devo studiare. Dovrei. Poco male.
Ho un rigurgito di ansia.
Gli occhi s’intrippano, mi costringo a resistere. Sembro una fattona.
Notte bohemien.
Non intendo struccarmi. Al mio incontro con l’inferno voglio andarci ben conciata.
Corro a vomitare. Sarà che ho bevuto. Aria. E’ l’inquinamento. Air pollution.
Ne approfitto per fare pipì.


La televisione è una tecnologia di trasmissione delle informazioni, una modalità di organizzazione, declinazione e distribuzione della comunicazione. La televisione ha cambiato il nostro modo di vivere a livello percettivo e neurofisiologico in quanto ha un forte impatto sul nostro processo di condivisione della realtà.”

Non sono disattenta. Non so come propormi.
Non devo propormi. Non è con me che intendi parlare. Più appropriato un estraneo per svuotare le palle.
Non siamo legati, non siamo legati, non siamo legati.
E’ un po’ come con le fate, Peter Pan la sapeva lunga! Basta crederci.
Ora siamo estranei.
Mi parli? Mi dici?
Ho bisogno.
Però. Qualcuno può domandarlo anche a me?
E’ passata una vita dall’ultima volta che un umano ha voluto sapere sestobenesestomale, che giro hanno preso cuore e testa.
Sono alla ricerca di un pozzo vuoto.
Devo svuotarmi le palle.
Due settimane al ciclo.


Secondo la teorizzazione della scuola di Toronto, la tecnologia è un’estensione della sensorialità umana”

Rettifico.


Voglio dire, l’abbronzatura sta abbandonando la pelle, l’ho notato ieri in doccia. Cioccolato e latte tornano ad uniformarsi e presto sarò nuovamente candida, meglio dire pallida. Auspicabile. Sono fin troppo colorata, emotivamente.





*
Con la gentile concessione E dei miei appunti E di detti propri della mia quotidianità da studentessa.
Sono distante un po’. Causa studio, davvero!
Manca poco alla libertà!