Mood: irritato
Listening to: un mio amico-collega, i suoi sfoghi ed i miei
Eating: anguria
Drinking: l’acqua dell’anguria



Trenta anni fa, un sabato, la strage di Bologna.
Gli anni di piombo, il terrorismo.
Ottantacinque morti, duecento feriti.

Mio papà sorride ad un lato quando ne parliamo.
Io faccio domande. Vorrei sapere.
Lui non può raccontarmi molto. Fortunatamente. Parla di un boato da spaccare i timpani, del fumo e dell’impossibilità di riuscire ad avvicinarsi alla stazione, di superare i cordoni di gente.

30 anni fa mio papà era a Bologna. Due ore prima che la bomba esplodesse era in stazione per controllare l’orario di partenza del suo treno per Bari. Poi era andato a bighellonare in piazza.
E di lì aveva sentito l’esplosione.
30 anni fa mio papà avrebbe potuto essere in stazione. E poi chissà…

Io ci penso sempre.
E con emozione maggiore da che ho visto lo squarcio lasciato a commemorazione nella parete della sala d’attesa della stazione di Bologna.
Una ferita ancora squarciata.
E lo senti, senti che qualcosa lì è successo perché nell’aria c’è una strana tensione.




Un amico mi ha detto
“sono le correnti che fanno le rotte”.
Ed io, che pure credo di essere la demiurga del mio destino, un po’ ci credo.