Ad Un Corpo, il Mio

luglio 14, 2011

Mood: tranquillo
Watching: Harry Potter e i Doni della Morte, la tradizione adolescenziale da rispettare
Playing: a riposare, ma anche a ri-rompermi il solito piede, per altro il giorno prima di una nuova partenza, Danni, Danni, Danni!
Eating: zuccherini in tutti i luoghi e in tutti i laghi
Drinking: acqua zuccherata



Mia madre ci ha sempre tenuto a ricordarmi che prima o poi ti riprendi tutto ciò che ti si toglie, mio corpo, che perciò mi conviene smetterla di sfruttarti e non darti tregua e spingerti in corsa e trascinarti, trattenendo dietro i denti il dolore, incurante del furore bruciante delle ossa, dei muscoli, del cuore, dello stomaco.
Per te, è vero, non sono mai stata una compagna tenera, troppo piccolo e sacrificato tu e debole per contenere le scariche distruttive e creative con cui ti bersaglio nel metabolismo continuo dell’essere che definisce il cambiamento, incapace come sono io per prima tanto di amarti e di odiarti completamente, quanto di considerarti puramente un corredo estetico alla mia interiorità perché interiorità ed esteriorità si esprimono in me sempre l’una addosso all’altra, corrono insieme per cercare di sciogliere i nodi e si abbracciano e poi si azzuffano e si soverchiano e infine si abbracciano ancora e di questa lotta entrambi hanno marchiate le tracce. Sei il mio corpo, mio corpo, tutto ciò lo sai già. Probabilmente diversamente ti sarebbe andata più comoda e per diversamente intendo se io non fossi stata io.
In quest’ultimo periodo abbiamo corso tanto per vivere e vivere liberi, sperimentando quella certa mania tutta umana a riempire ogni vuoto emotivo ed emozionale improvviso, una sorta di horror vacui che si trasforma in una divertente, quanto drammatica capacità di mettere in atto un meccanismo vitale dietro l’altro pur di nutrire l’anima, se non è questo un elevato esempio di istinto alla sopravvivenza!
Bestemmiami, mio corpo, ne avresti di motivi, ma resisti!, ti ho pregato con l’insistenza di una litania ed intanto ho corso con più ferocia ancora e ho perso il controllo sul respiro e sul battito cardiaco e c’è stato il dolore fisico e quello mentale, il tentativo di frenarlo ad ogni costo e il sentimento di solitudine corrosivo in mezzo alla folla estranea in attesa in un cesso pubblico all’uscita del cinema, poi la marea dentro, pesante e densa come mai l’avevo provata prima e trascinante, un fischio assordante nella testa ed ancora il tentativo caparbio e potente di resistere e resistere e resistere disperatamente resistere per non afflosciare al pavimento, Sta su, non ora e soprattutto non qui, così platealmente, finché forza e sentimento non hanno ceduto, Aiutami.
Adesso bestemmiami, mio corpo, ne avresti di motivi, bestemmiami e bestemmiami a gran voce. Ma capiscimi, ero troppo impegnata a cercare qualcosa, qualsiasi cosa pur di andare avanti e non farmi sopraffare dal desiderio di tornare sui miei passi. Mi do una calmata, d’accordo.