Apofisi

marzo 1, 2014

Mood: spazientito
Reading: L’uomo autografo di Zadie Smith
Listening to: passi e gocce lungo i tubi di riscaldamento
Watching: The secret life of Walter Mitty di Ben Stiller
Eating: pizza
Drinking: acqua dal rubinetto



Tutto potrebbe ricominciare dalla mole abbondante di lavoro che ho lasciato in sospeso, lá dove si concentra la frustrazione della mia personale caccia metodica a una formula espressiva sempre più chiara e essenziale, ma estremamente capace di guardare in profondità e fare breccia in interi complessi di idee e emozioni. Adduco come scusa l’insoddisfazione stilistica,

fin quando almeno mi sarà accettabile.

Quanto segue è evidentemente un’ammissione, ovvero: prima di trattare di riduzione a una formula espressiva chiara e essenziale, c’è bisogno di chiarificare gli interi complessi di idee e emozioni da ridurre a una formula espressiva chiara e essenziale.
Di fatto, io negli ultimi tempi penso, penso, penso e mi emoziono per tutto, ma – o per effetto di un tale surplus – non so proprio dove adare a parare. Ecco perché lascio tutto in sospeso.
E non mi riferisco al lavoro soltanto.

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Mood: conciliante
Reading: Jack Kerouac, On the road
Listening to: tic tac, tic tac, tic tac,
Watching: The Hobbit: The Desolation of Smaug di Peter Jackson
Eating: melone
Drinking: tisana della buonanotte



Nine Feathers – Heidi Harris (ft. Eta)









“È mia precisa missione dirlo a tutti.”



***

E comunque se la storia della collaborazione tra Heidi Harris – Astoria, New York, USA, America – e Eta – Utrecht, Olanda, Europa – è già di per sè particolare [si veda qui],
quella che sta dietro Nine Feathers lo è ancora di più. La storia è questa:

Holy motors

agosto 11, 2013

Mood: appesantito
Listening to: René Aubry – Salento
Watching: sole, nuvole, sole
Eating: frittelle
Drinking: caffè




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In un certo senso, con Holy Motors Leos Carax fa nel cinema dei nostri anni quello che Socrate ha fatto nella società occidentale con la cicuta. Va a morte riflettendo sulle stesse dinamiche della cinematografia e sui cambiamenti in atto nei processi di produzione. Così facendo, attesta la sua estrema passione per la bellezza e la potenza della messa in scena, principio primo del raccontare storie.

Frustrante per certi versi, ma tant’è.
Io credo si tratti principalmente di essere consapevoli, in qualità sia di potenziali autori, sia di fruitori a tempo pieno, tanto a cinema, quanto in tutti i campi della comunicazione.

A maggior ragione perché solo la consapevolezza produce capolavori. Vedi Holy Motors.


Per concludere, mi sembra doveroso approfondire la riflessione con un’analisi ricca di spunti scritta da Alessandro Baratti per Spietati.it.

Holland, 8 am

ottobre 19, 2012

Mood: ansiogenato
Reading: Ercole Visconti, Parole illuminanti
Listening to: fringuellii e cinguettii
Watching: il sole, finalmente dopo giorni e giorni di pioggia
Playing: a dis-ansiogenarmi
Eating: involtini di melanzane
Drinking: latte e cioccolato, che domande?!




Holland, Rijswijk, 19 ottobre 2012, 8 am


È evidente che, negli ultimi giorni, sto esercitando le facoltà del silenzio più che quelle della parola. Allo stesso tempo, ho l’impressione di comunicare tante e tante cose.

Ma con buone probabilità si tratta soltanto di una mia impressione [non sarebbe la prima volta].

Mood: da letargo
Reading: Zadie Smith, The Book of Other People
Listening to: Milano che diventa sola in estate
Watching: strisce di luce sul pavimento
Eating: riso freddo
Drinking: acqua a volontà



Mancava solo la spilletta de Il blog affidabile a intronfiare questo blog la potete vedere in fondo alla pagina – finché non cambio layout che anche questa è una cosa che mi sta ronzando nel cervello da qualche settimana, poi non so ancora dove si sposterà – ! Ad appuntargliela è stata eklektike che io ringrazio tanto mi ha fatto super piacere non me l’aspettavo insomma grazie di cuore.
Il premio Il blog affidabile è un’iniziativa del sito GliAffidabili “con un duplice obiettivo: da una parte offrire un riconoscimento ai blogger meritevoli per farli conoscere ad un pubblico più ampio, dall’altra aiutare gli utenti Internet a scoprire i blog più affidabili in rete sui diversi argomenti”. Per informazioni più dettagliate si rinvia alla pagina dedicata al premio.

Tra i cinque punti che il premio dice essere buona norma per un autentico blog affidabile, quello che più mi piace è

“Favorisce la condivisione e la partecipazione attiva dei lettori”

un punto che a me sta molto a cuore e sul quale ho riflettuto e discusso più di una volta con Eta che ce l’ha a cuore quanto me, quella donnina e io abbiamo proprio sangue promiscuo.
Il punto è che blog come i nostri più in generale modi di vivere come i nostri, ci vuole poco ad accusarli di egocentrismo egotismo autoreferenzialità autocelebrazione. Dopotutto se “io” è il vocabolo più in primo piano nei nostri discorsi, di cos’altro ci si potrebbe accusare?
– Suggerisco – per esempio, di nutrire – oltre a una certa innegabile dose di ego[…] e auto[…] – una consapevolezza molto forte del fatto che ogni essere umano è centro percettivo e (ri)creativo nei confronti del mondo reale, in opposizione a una più generale fede di sopravvivenza in verità ontologiche assolute nascoste in arche divine – dopo un secolo di relatività e relativismo è difficile a dirsi, eppure –. Sicché dichiarare l’io è un atteggiamento di onestà intellettuale, ti racconto quello che io percepisco come io vivo, tu cosa percepisci come vivi?, eppure.
Io, però riconoscermi come focolare primordiale del mio mondo non mi basta, ho l’impressione che niente sarebbe più terrificante di bruciare e diventare cenere per me stessa e in me stessa. Io, tutto quello che faccio e che esprimo giorno per giorno la mia vita intera è il tentativo gigantesco di arrivare, io agli altri gli altri a me, di comunicare nel senso più genuino che ci sia cioè una disposizione umana a mettere nel mezzo – non per altro sfrutto l’etere, altrimenti sulla carta andavo alla grande – ‘ché due più due dimostra come noi uomini ci assomigliamo tutti un po’ nei costrutti amniotici, quello in cui differiamo è l’attitudine a sentirci vivere e a raccontarlo cosicché qualcun’altro possa sentirsi vivere – e raccontarlo –, succede così ed è catartico.
Io, se un po’ ci riesco nei miei tentativi per riuscirci, la soddisfazione non la nascondo
e ringrazio ancora tanto eklektike.

Adesso voglio anch’io distribuire le cinque spillette che ho a disposizione avendo ricevuto la mia. Tutte le scelte che ho fatto rispettano i cinque punti elencati del premio GliAffidabili, ma soprattutto s’incuneano nella suddetta disposizione a parlare a tanti partendo dall’io, perciò una spilletta a Eta dorme sui pesci volanti – la prima perché io ho imparato a coltivare questo spazio d’etere leggendo e osservando il suo – una a Claudiappì, una a Uova di gatto, una a Andrea Devis, una a Castelli in Aria, con una piccola eccezione alla regola, ma con la certezza che tornerà presto a scrivere. Altre due che non ho, ma che faccio finta d’avere le do a Purtroppo e a Alcuni aneddoti dal mio futuro, ecco fatto.

Io non li avviso però, eh. Suggeriteglielo voi con le vostre visite.

Io quando ero un fagiolo

giugno 22, 2012

Mood: un po’ preoccupato
Reading: Mathias Malzieu, La meccanica del cuore
Listening to: tramestii giù in strada
Drinking: caffè
Eating:latte e cereali



‹‹Mamma… ma tu hai la mia ecografia quella in cui sembro un fagiolo?››

‹‹Non mi ricordo… bisogna vedere. Quella di Marilù si.. Perchè?››

‹‹Così.››

‹‹Nostalgie?››

‹‹Non credo. Non ricordo com’era essere un fagiolo.››

però ho il sospetto che fosse una cosa molto emozionante. Avevo il cordone ombelicale.


Fabulazioni

giugno 17, 2012

Mood: ridicolo-insofferente
Reading: Amélie Nothomb, Metafisica dei tubi [a rilento purtroppo]
Listening to: la voce del mare, io che adesso non posso averlo e tanto lo vorrei, il mio
Watching: Elephant di Gus Van Sant
Playing: a sciogliere il corpo ballando su Elle Me Dit
Drinking: birra
Eating: cornetto Algida



In principio ero metà meno qualcosa. Metà è quando si avverte in ogni secondo di una giornata la necessità d’altre metà per diventare rotondità. In principio ero metà meno qualcosa e da un certo momento in avanti ho iniziato a essere sempre qualcosa in meno di metà meno qualcosa fino a [fi-iiiiiiiiiiiiiiiiiu].

Allora io che ero preoccupata per me stessa e nutrivo la scomodissima sensazione di essere stata fregata ho cercato a lungo il modo di essere rotonda. Camminavo per l’universo intero col naso per aria nell’aria la annusavo la interrogavo finché non ho iniziato a ingerirla per ogni molecola che valesse la pena di essere ingerita – un quantitativo comunque molto elevato considerata una certa natura compulsiva che mi ha colta all’improvviso – e mi sembrava che quelle si stessero appiccicando alle pareti interne del mio corpo e stessero premendo verso l’esterno dandomi nuova sagoma, le molecole d’aria.
Un giorno poi mi sono guardata nello specchio e meraviglia! mi sono riscoperta rotondità, talmente piena e densa che se mi percuotevo la pelle assottigliata dalla tensione rimandavo un suono sordo come il brontolio di una rotondità regale. A incantarmi c’era la nuova consapevolezza d’essere rotondità io stessa, non metà io più metà altra che fanno una rotondità ma rotondità proprio io stessa con me per me stessa, lo vedi? ho ribattuto una volta a un’altra metà dispersa in un via vai di metà disperse Non possiedo niente più che me stessa e mi basto non mi sento sola affatto

e (non) mi piacerebbe sapere come mai potrei provare solitudine io se in me stessa – che sono ciò che possiedo e niente in più – ho tutte le molecole d’aria dell’universo intero che valga la pena di ingerire e metabolizzare come fossi un grande stomaco primordiale, eccoci qui, questo è l’orifizio, per aprirlo un palpito è già di troppo ‘ché io sono diventata rotonda, adesso lo so, quando ho cancellato la linea di confine tracciata spessa tra me stessa e l’universo intero, è stato come rinascere a vita nuova, per tutto ho provato curiosità per la prima volta e per la prima volta mi sono sentita incredibilmente vicina a tutto. Senza un ingombro simile, l’aria dell’universo intero si riversa contro l’orifizio del mio essere come fossi uno stomaco, non sempre è generosa a volte picchia duro ma perennemente seduce disarma. Io ho fame sempre abbastanza di una fame che è come un bambino recalcitrante collerico impaziente, inspiro espiro con forza e ogni flusso d’aria che mi percorre scatena lungo l’esofago un canto esultante che ripercorre fibre muscolose e vasi sanguigni anche i più insignificanti niente resta impermeabile perché ciascuno di quei flussi d’aria seduce con una bellezza perturbante, il fracasso delle ossa sotto le onde d’urto di una grancassa il riverbero lungo la schiena di un sussurro la metafisica del volo di un aquilone la banalità di una vulva bianca in mezzo a mille altre frantumate tutto mi incanta e mi esalta fino all’ebetudine come fosse un prodigio, io stessa sono un prodigio sono nel posto giusto e nel momento giusto, il mio corpo è il posto giusto e il momento giusto la sede di un piacere profondo capace di legittimare l’esistenza dell’universo intero il suo splendore, come sei bello universo intero!
Oh, quanto mi piace essere rotonda che è come essere innamorata, un rigoglio assoluto di soddisfazione e appagamento rinsanguato da un’armonia di ruggiti arroganti di ancora ancora e ancora che non accettano di restare inascoltati.

Ho vissuto tantissima vita in questi mesi, ne ho trovata ovunque abbia posato lo sguardo, non tutta bella non tutta brutta eppure sempre conturbante. A chi mi ha fatto domande, non ho saputo mai raccontare senza avere l’impressione che le mie parole fossero troppo poco, mai in grado di restituire neanche le briciole di tutto quello che stavo provando tanto era intenso e connaturato alla mia realtà fisica e mentale del momento e dopo giorni passati a domandarmi perché – io che col racconto ci vado a nozze io che ogni cosa diventa un racconto mentre ancora sono impegnata a viverla – ho capito di non possedere una soltanto delle parole adeguate a questo genere di storie.
Il vero dio creatore della mia crisi del fabulare però è stata la sensazione cattiva di perdere squarci e percezioni importanti ad ogni nuovo tentativo smangiucchiato muto cieco di fare della mia vita un racconto, ero ancora troppo nuova nella mia rotondità per accettare con serenità che qualcosa digradasse da me per diventare un po’ meno intima un po’ più condivisa, sarebbe stato come perder forze. Ho smesso di fare della mia vita una storia e non mi è sembrato di commettere un’azione brutta perché nel frattempo semplicemente ho vissuto, tantissima vita.
Un giorno poi mi sono guardata nello specchio e meraviglia! ero un po’ più forte sicura del mio modo di stare nell’universo intero, è successo dopo una caduta laterale dei sentimenti che mi ha sconvolto la rotondità e mi ha trascinata in una condizione di crescente disagio e disorientamento finché non ho riafferrato al volo la giusta corrente del momento per tornare a essere rotondità piena e densa ‘ché dopotutto l’unico rimedio alla vita è la vita stessa e io appartengo a quella specie che le lezioni si imparano dimenticano ricordano vita vivendo, mica una volta fino alla fine dei giorni.
Un altro giorno poi mi sono guardata nello specchio e meraviglia! ho vocalizzato parole nuove come “prodigio” e “piacere” e il loro corpo il loro suono mi sono sembrati come la pioggia che piove all’improvviso quando hai voglia di ballarci sotto.

Sicché

“In principio ero metà meno qualcosa ecceteraeccetera”


che è da considerarsi un primo [rinnovato] tentativo verso l’esterno.