Markette

marzo 1, 2012

Mood: esausto
Listening to: Milano che si evolve
Watching: Milano che resiste nella Milano che si evolve al tramonto, pura poesia concreta
Playing: a non finire schiacciata in un triplo fuoco
Eating: schifezzuole a volontà ed esperimenti culinari impegnativi come pasta, panna per dolci e insalata cotte (ai fornelli, Lou)
Drinking: birra doppio malto, la carica dell’alcool quando c’è da fare e manca il tempo e allora ogni notte è buona



Che andare a far markette sia una meccanica alquanto diffusa per assurgere alla sopravvivenza dato il mondo com’è oggi s’intende.
Che io negli ultimi tempi mi sia data a piene mani per la pratica è chiaro – latente – abbastanza, sono ormai lontani gli anni gloriosi tutta d’un pezzo prima di andare in crisi con gli idilli e i furori sentimentali le ascesi.

L’epifania – non troppo – del caso dopo averlo saggiato è che, in termini di sopravvivenza, andare a far markette nel parcheggio dello stadio è cosa assai più onesta e snella da burocrazia occulta forse persino appagante.

Il problema – non proprio problema – del caso dopo averlo saggiato è che, sempre in termini di sopravvivenza, andare a far markette non si confà per niente a me medesima questa cosa bisogna che la tenga in conto nei giorni a venire e lo farò sopravvivere altrimenti vivere altrimenti si può, tanto spreco cinetico senz’anima e passione concluso in se stesso e sempre prossimo ai fondi vuoti senz’aria dell’esistenza è per la mia pancia un pugno dritto senza preavviso, una porcata estrema con cui non posso non voglio conciliarmi.



Comunque, non ci giro attorno, Markette è l’operazione mediale con la quale pianifico la gloria di questo spazio uéb dove le chiavi di ricerca a tema porno sono quelle che vanno per la maggiore, lo dimostrano le statistiche.
Soddisfazioni grandi.
Ecco.

Concretamente

agosto 10, 2010

Mood: mumble-mumble
Listening to: mumble-muble
Playing: con gli acquerelli
Eating: a caso
Drinking: davvero troppi caffè




Al paese, tutti, ma proprio tutti, sono soliti dire che, nella vita, i treni passano e passano così come si può dire che non ci sono più le mezze stagioni, né gli uomini di una volta. Tu devi essere bravo a saltarci sopra. Saltare sopra al treno, ben’inteso, quando questo fa sosta alla tua stazione e guidarlo verso la tua fortuna.
Stupido chi resta giù a guardare il treno che si allontana per non tornare più! Col tempo, si ritroverà certamente a rimpiangerlo.


Poi una mattina ti svegli e scopri che per te c’è un treno e che non devi andare in stazione per afferrarlo perché è ai piedi del tuo letto, né devi guidarlo perché c’è l’autista che ha deciso dove portarti ed è una strada buona quella che ti propone. Non devi fare altro che salire.
E correre un piccolo rischio: quello di dover ad un certo punto mettere da parte i tuoi neonati sogni sul futuro. Perchè il futuro è ormai sempre più la quotidianità e sta sbraitando, vuole entrare.


E mentre tutto ciò che desideri è una visione più nitida del tuo status quo e la possibilità di scegliere se restare giù o saltare su, tra i fumi bianchi e il fischio del capostazione, aleggia solo il sentore che sarebbe stupido non salire.
Perché non puoi permetterti di non salire, questa volta non puoi permetterti di scegliere.


Concretamente
Concreta – mente
Con – creta – mente



*


“Non c’è bisogno tu me lo spieghi. Ho capito cosa vuoi raccontare.”

Cifre a tre zeri

luglio 30, 2010

Mood: scattante
Watching and Listening: il desiderio di dormire
Playing: non scherziamo!
Eating: riso
Drinking: acqua



Mia mamma dice sempre:
“Dorotea, nella vita bisogna avere culo. Pure per trovare i funghi bisogna averne!”.
Mia mamma sa benissimo che io non ne sono stata fornita se non che fisicamente e che per di più la fretta gli si è attaccata saldamente.

Tirando due somme:

1. La mia macchina fotografica è stata ufficialmente dichiarata deceduta ieri pomeriggio. Il tecnico me l’ha fatta ritrovare in un cassettino, sventrata come una bestia al macello: due pioli ed una ghiera dell’obbiettivo sono distrutti, l’ho constatato con i miei occhi. E ci si domanda come sia potuto accadere visto che la macchina non è certo caduta dall’ultimo piano di un grattacielo e per inciso la mia altezza complessiva si aggira attorno al metro + sessanta centimetri scarsi. Bisognerebbe cambiare l’intero obbiettivo, ma non si trova in circolazione il pezzo di ricambio. La riparazione non s’ha da fare.
Risultato: “Signorina, non so. Vuole che la rimonti? O se la porta a casa così (ndr. in mille pezzi)? O non la vuole proprio più?”. Ed io, in preda ad una crisi di panico “Per piacere, la rimonti. Passo a riprenderla.”
Conseguenza prima. Proverò a portare la mia cara, vecchia Nikon Coolpix P5000 alla Nital a Torino, tornando a Milano. Perchè non voglio arrendermi al suo abbandono. Somma necessaria in caso di riparazione: un 2 a due 0 almeno.
Conseguenza seconda. Necessito di una macchina fotografica nuova. E’ un po’ che occhieggio la Nikon D90 e smanio per un sano teleobbiettivo. Somma necessaria: un 1 a tre 0 più qualche centinaio.

2. Il pc manifesta segni di squilibrio. Somma necessaria: un 2 a tre 0.

3. Le tasse universitarie sbraitano per essere pagate. Somma necessaria: un 4 a tre 0 più qualche centinaio.

Dove posso comprare tutti questi soldi? O raccoglierli, non so?

Mio papà dice sempre
“Dorotea, per te i soldi non devono uscire a cento a cento, ma a mille a mille”.
C’ha ragione.
Mia mamma dice sempre
“Dorotea, sposati uno ricco, a mamma!”
E pure lei c’ha ragione. Ma non sa che qui ci sono peste e carestia (sì, anche in questa faccenda c’è carestia!).
Ne deduco che passerò la mia vita a fare extra in sala ricevimento. E per consolarmi, mi scolerò qualche bottiglia di Primitivo in più.

Ore 23.02. Si sono appena concluse le mie tredici ore di lavoro medie ed altrettante se ne prospettano per domani. Io mi metto a studiare (o disegnare).

Sono troppo felice!