Tras-locare #4

aprile 27, 2013

Mood: entusiasta
Reading: notizie dall’Italia
Listening to: Vinicio Capossela – Che coss’è l’amor
Watching: il sole, finalmente il sole
Eating: toast
Drinking: caffè per non addormentarmi sul computer



Avrei potuto andar via da Milano subito dopo aver svuotato l’appartamento del sesto piano, al centro a destra dov’era stata PaRecchia – se non proprio in mezzo ai miei stessi scatoloni e alla pasta fresca in un camion Guanzate-Delftauw. Ma vivere per tre giorni ancora a Milano, usando il mio vecchio appartamento immerso nella luce intensa più che mai ora che a diffonderla erano pareti bianco-vuoto mi è sembrato un opportuno rito di passaggio. In termini pratici: il primo volo abbordabile per l’Olanda sarebbe partito solo tre giorni più in là.

Vuoto, l’appartamento del sesto piano, al centro a destra lo era per davvero, a meno di non voler tenere in elevata considerazione il te e il caffè in uno scaffale in alto della cucina, un bollitore e una caffettiera sul fornello, una valigia con lo stretto necessario per andare altrove-ovunque – pochi vestiti, il computer e la macchina fotografica, un barattolo di peperoncino e uno di cannella – nel corridoio d’ingresso o d’uscita che dir si voglia, il sacco a pelo sul materasso in camera da letto per dormirci la notte,
«e che problema ci sarà mai per una zingara?»

L’eco, forse.

Voglio dire, l’eco è un elemento tale che
quando colto in uno spazio appena occupato, genera un forte senso di appartenenza costruttiva in colui che lo sta abitando, esprimendo tutta la disponibilità dello spazio appena occupato a farsi modellare secondo i desideri e le necessità di colui che lo sta abitando;
quando invece ritrovato in uno spazio un tempo occupato, ma lì lì per essere lasciato in favore di un altro spazio lontano, genera un insalubre senso di disagio e impazienza in colui che lo ha un tempo abitato, ma sta per andare a occupare un altro spazio, rimarcando se non la natura morta dello spazio un tempo occupato, il richiamo da parte di quell’altro lontano che sta per essere occupato,

Devo andare, grazie di tutto” [citazione non a caso], ma

A un uomo che sia in attesa di tras-locare sembra che la vita resti in sospeso fin tanto che non sarà partito. A dire il vero, fintanto che non sarà arrivato
, ma che ci faccio qui, mentre il resto della mia vita è già altrove?
[del resto, proiettandosi tutto il suo concentrato emotivo nel futuro, finisce che davvero la sua vita resti in un certo qual senso in sospeso]


Invece.

Cortocircuito

settembre 22, 2010

Mood: quest’ignoto!
Listening to: Negrita – Sale
Watching: la rosa rossa sul comodino
Eating: spaghetti, pesto e pomodorini
Drinking: vino rosso, quel che restaVA




A dice che con lui* sono poco affettuosa e che faccio le moine solo a B.
B dice che con lui sono scorbutica e distante e che con A sono ben più carina e coccolosa.
C dice che con lui ho un modo di fare violento ed ingiusto e che il mio tono con A è più cinguettante e che il mio volto transustanzia a pura gioia quando anche solo vedo B, se n’è accorto anche D.
D non dice, ma da come mi guarda si capisce che pensa io sia un po’ tocca.
E ed F dicono che ho una scopa su per il retto quando sono con loro e che sembra io stia bene solo con A / B / C / D.


Etc etc.


Io dico che anche la pazienza più vasta ha un limite.




“Sta serena.”
“Tu!”
“No, tu.”
“Io?”
“Sì, io.”
“Sì, pur’io”



* Un lui genericamente inteso. In italiano si sente l’assenza di un corrispettivo dell’asessuato “it” inglese.