Mood: pericolante
Reading: What’s really at stake at the Paris climate conference now marches are banned Naomi Klein su The Guardian (trad. disponibile su Internazionale)
Listening to: Camille Yarbrough – Take Yo’ Praise
Watching: This changes everything by Naomi Klein
Eating: zuppa di lenticchie
Drinking: acqua




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The Netherlands, Amsterdam, 29 November 2015.
Klimaatparade, part of the global People’s Climate March 2015.

C’era il vento. Correvo da una parte all’altra, volevo testimoniare tutto*,
i tuoi capelli rossi tra settemila manifestanti.

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A matita

maggio 9, 2013

Mood: impaziente
Listening: il condominio che dorme
Watching: La febbre del sabato sera di John Badham
Eating: sgraffignando qua e là nel frigo
Drinking: acqua



In onestà, – a differenza di quello che può sembrare – annoto e scrivo alquanto in questi giorni, in ogni momento del giorno. Ma solo su un taccuino con la copertina rigida verde che porto sempre con me. O sugli scontrini, sui retro dei biglietti del treno, sugli involucri dei filtri da te, dappertutto quando non trovo nel giro di pochi secondi il taccuino con la copertina rigida verde che porto sempre con me. Di fatto scrivere a mano per me è un piacere, nel senso che inanellare con accuratezza una lettera all’altra proprio mi riempie di gioia e oltretutto è come fare l’elettrocardiogramma ai pensieri ‘ché io annoto e scrivo essenzialmente quel che sopra ogni altra cosa mi pressa [in questi giorni per lo più traiettorie da un punto a un altro e elenchi].

Dacché annoto e scrivo alquanto a mano in questi giorni, porto sempre con me anche un ciuffo di matite con la punta ben affilata avvolta in carta straccia per non sporcare tutt’intorno.
Le cose che reputo importanti soprattutto, io le annoto e le scrivo da sempre a matita, potendo, firmerei anche i documenti ufficiali a matita,
come se un giorno dovessi cancellare tutto.
Il fatto è che a me la matita piace ben appuntita di modo che la scrittura mi venga fuori sottile e leggera, caratteristiche di non secondaria importanza ai fini della lettura, avendo io la grafia molto, ma molto minuta.
Per questo motivo porto sempre con me anche un ciuffo di matite con la punta ben affilata, continuo a preferirlo al temperino.

Seleziono giorno per giorno il numero di matite di cui potrei aver bisogno, assecondando l’istinto. Spesso arrivo a sera persino con una punta per l’indomani mattina, spesso, invece, mi ritrovo a metà poeriggio a dover annotare e scrivere qualcosa avendo stondato la punta a ciascuna delle matite del ciuffo.
In ragione di questo inconveniente, le mie parole diventano un susseguirsi di lettere tanto piene e appesantite che sulla carta scadente di cui è fatto il taccuino con la copertina rigida verde che porto sempre con me basta passarci sopra il pugno inavvertitamente per sbavare grafite a ogni angolo o far collimare una pagina con un’altra per amalgamare annotazioni e scritti [pensieri] tra loro distanti anni luce,

fin quando tutto quanto non si lava via. Che processo estremamente naturale.