Io quando ero un fagiolo

giugno 22, 2012

Mood: un po’ preoccupato
Reading: Mathias Malzieu, La meccanica del cuore
Listening to: tramestii giù in strada
Drinking: caffè
Eating:latte e cereali



‹‹Mamma… ma tu hai la mia ecografia quella in cui sembro un fagiolo?››

‹‹Non mi ricordo… bisogna vedere. Quella di Marilù si.. Perchè?››

‹‹Così.››

‹‹Nostalgie?››

‹‹Non credo. Non ricordo com’era essere un fagiolo.››

però ho il sospetto che fosse una cosa molto emozionante. Avevo il cordone ombelicale.


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Mood: smarrito
Listening to: Warpaint – Baby
Playing: a cercare di respirare, ché mi sono raffreddata al primo freddo, incredibile, ma vero!
Eating: pata-pizza
Drinking: acqua



Finalmente posso presentare (e con estremo piacere) Apagado, il cortometraggio diretto da Laura Bianco, in arte Lou – immortalata anima e corpo nella macchina da presa, nella foto immediatamente seguente –


Tempo fa ne avevo scritto. Si tratta di un lavoro che ha avuto una gestazione lunghissima sia per le difficoltà produttive che hanno spalmato le riprese in più mesi, sia per i sentieri intimi che la legano a questa storia. E quando oggi capita di rivederlo o di parlarne, lei dice soltanto che l’ha assorbita tanto da amarlo e odiarlo allo stesso tempo.
Per quanto mi riguarda, voglio particolarmente bene ad Apagado perché, seguendolo in ruoli differenti nel corso di un anno, mi sono affezionata alla storia che custodisce e alla delicatezza sottile e per niente patetica o grave con cui Lou sa raccontare i sentimenti più profondi dell’animo umano, ma soprattutto perché è stato il puro caso che un anno fa mi ha permesso di incontrarla e conoscerla pian, piano. La nostra prima volta insieme, dicevamo giustappunto stasera, atteggiando gli occhi più smielati che ci riuscisse di atteggiare mentre strafogavamo pizza massiccia, un ottimo compromesso per sdoganare i sentimentalismi eccessivi che a nessuna delle due piacciono particolarmente. Mi fa sorridere Lou, c’è poco da fare.

Buona visione!






Ed essendo che ci sono, ne approfitto per segnalare l’esistenza (work in progress) del canale iutùb Ipsilon Produzioni, dove Lou, Zulio e io renderemo, un po’ alla volta, le nostre produzioni collettive di pubblico dominio. E pure quello de La Daina Production, che siamo sempre noi tre, ma con tutta la sana intenzione di ridicolizzarci, sguinzagliando nel vuorld vuaid veb la nostra idiozia senza fondo.

Ed essendo che ci sono ancora, con l’arrivo dell’inverno, sto facendo anche un po’ pulizie di primavera qui sul blog, sicché con soddisfazione inspiegabile ho aggiunto la sezione Portafoglio per Cine-grafie e aggiornato quella dei miei riferimenti internettiani, così chi volesse stolkerarmi può farlo con più facilità. Cheers!

Inafferrabile

luglio 11, 2011

Mood: tutto a posto e niente in ordine, ma fondamentalmente tranquillo
Reading: Anna Marchesini, Il terrazzino dei gerani timidi
Watching: cieli stellati
Playing: a ricordare nomi e storie dei tempi del liceo
Eating: troppa afa per poter mangiare
Drinking: acqua






Io non me la spiego questa vita piccola che a tenerla tra le braccia temo di spezzarla, mentre dorme senza veglia e ride e sorride e fa smorfie, cosa sogna?, quanto sogna?, una volta ho letto che solo i più piccoli hanno il privilegio del sonno profondo, quello in cui le visioni sono più sature, e appena, appena apre gli occhi nella luce e sbadiglia e si stiracchia e stringe i pugni e si snoda e si accartoccia per tornare feto in un mondo secco di amniotico, com’è la lotta per venir fuori dall’alcova del ventre e quale il sentimento della vittoria, giubilo o dolore o giubilo e dolore?, ho pensato che forse nella vita di un uomo non ci sia momento migliore per cogliere un senso supremo, se mai uno ne sia stato stabilito, un indizio, peccato che non se ne serbi memoria e che il tempo metabolizzi ogni certezza in un quesito irrisolto.

Intanto, benvenuta a te, bimba del Sole! La tua quiete mi disarma e mi emoziona fino alle lacrime, io ne sono stata carente fin dal primo momento dice mia mamma, ma tutto questo già ce lo siamo raccontate con gli occhi.


Insomma. Ho una procugina di due settimane, più nana di qualsiasi nano medio. Lei è la prima nella nuova generazione della mia famiglia paterna. Da come guardava me e mia sorella ed indagava il nostro istinto materno, era abbastanza evidente che mia mamma, in pieno rincoglionimento da neo-nano, si stesse domandando da dove mai arriverà il secondo nella nuova generazione e quando, se mai qualcuno arriverà.

Mood: …
Reading: Anna Marchesini, Il terrazzino dei gerani timidi
Playing: a rendermi presentabile dopo giorni di sfacelo da esami
Drinking: tanta acqua, si squaglia per il caldo!







Ecco qui il booktrailer diretta da Zulio, di cui stavamo ultimando la post-produzione due notti fa.
Avvertenze speciali: l’audio di questo video è stato realizzato da un nostro amico che suona musica elettronica, Noumeno. Merita di essere ascoltato in cassa.

Messaggio speciale: capiscimi, babe!, dirti “grazie, ti stimo” a volte è davvero troppo riduttivo. E poi ti voglio bene. Non so come altro farti capire che quei tuoi pensieri non hanno ragione di esistere. Fidarti di me e di te e di noi. Ancora di più di quanto tu già non faccia.


Sul set, Zulio ed io


Anche il booktrailer mio e di Laura è concluso ed è una cosa di cui vado tanto fiera. Per una serie di motivi, non possiamo pubblicarlo subito, ma, appena possibile, lo renderemo visibile.

Mai come in questi giorni, mi sono resa conto di quanto avere tra le mani un proprio lavoro concluso possa essere un’emozione capace di provocare lacrime. Mai come in questi giorni mi sono resa conto di quanto sia importante e renda forti anche avere una squadra in cui la sinergia è palpabile ed altamente produttiva. Zulio, Laura ed io siamo una bella squadra, ma per davvero, non a chiacchiere.

Penitus et Cum-conceptus

settembre 29, 2010

Mood: sereno, un po’
Reading: Giulio Forti, Teoria e Pratica della Reflex
Listening to: “chi sono questi?”, “… non so…”
Watching: i miei capelli stressati, scream!
Playing: con la voglia di fare, concludere
Eating: una cosa buona, applausi allo chef!
Drinking: acqua






Ci ritrovammo, un giorno – oggi – a pascere in veranda dopo pranzo, con le tazze del caffè tra le mani, l’amico Zulio, l’amica sua ed io. C’era un’aria buona per davvero, persino il cielo c’era sicchè neanche sembrava d’essere a Milano. E saltando di palo in frasca, come s’accosta l’araldica insegna del castello a quella più popolare dell’osteria, che questa è la figura del celebre proverbio, finimmo a parlar di concepimento, cum-conceptus, quel che viene accolto in sé, nel corpo e nell’anima. E come il dueppiùdduechefaquattro, iniziammo a far di conto per scoprire il giorno fatidico del nostro, di concepimento.
A mo di giuoco, poi neanche troppo.


Perché, a pensarla così, come cum-conceptus voglio dire, la vita è tutta un concepimento. Si concepisce un feto, si concepisce un’idea, anche un altro e un’emozione, una parola, un’immagine, persino il piacere ed un movimento.
E si sa, alla cicogna chi ci crede più?, il cum-conceptus vien dietro la penetrazione, penitus, quel ch’è andato in profondità. Si deve penetrare un corpo per il piacere, ugualmente per il pupo, si deve penetrare il mondo per una prospettiva.

Non si sfugge.
Penitus è contatto, intimità, osservazione e ascolto.
Cum-conceptus è reazione fisico-emotiva.

Di mezzo, l’aMMore, quel solito ignoto.



29 Set 2010 15:39
A: Mamma
“Mamma, ma tu e papà mi avete concepita il 22 settembre?”


Io sono nata il ventiduegiugnomillenovecentoottantanove.
Il ventiduesettembremillenovecentoottantotto è il giorno del loro quarto anniversario di matrimonio.
A me piace pensare che sia andata così. Come una promessa rinnovata.