Milano sotto la neve

dicembre 17, 2012

Mood: fiducioso
Listening to: Soley – Pretty face
Watching: Cosmopolis di David Cronenberg
Eating: aria fredda
Drinking: te miele e camomilla



Ho imparato a non confondere mai i luoghi come li percepisco per i luoghi così come sono perché so benissimo che, quando circolano attraverso le mie emozioni, diventano sempre posti vaghi. Questo è un presupposto fondamentale.


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Ecco, per la prima volta, Milano non mi sembra un esilio.
Di solito sì.
Milano sotto la neve.
Provo invece un estremo senso di levità e mi emoziono per un sacco di cose al punto che potrei piangere su ognuna di loro. Spesso sono macerie. Per esempio, mi chiedo, guardandole, esattamente cosa c’è di così orrendo nelle rovine se sono state necessarie a rendere possibile quanto di più bello ho conquistato dopo aver perso tutto quello che avevo prima di perdere tutto?
Milano sotto la neve.
Le macerie uno strato sotto i miei piedi.
Io al di sopra, che passo. Piano.

Si capisce, ho incrociato tutto quello che avevo prima di perdere tutto e, per la prima volta, l’idea di non poterlo avere mai più non è stata desolante. Tutt’altro. Mi ha consolata.

Pasquetta sulla 90

aprile 26, 2011

Mood: sereno
Listening to: Sade – Pearls
Playing: a rimettere in ordine la mia casa, i miei oggetti, il mio mondo fisico e metafisico per ritrovare il mio spazio e tornare a starci bene
Eating: effettivamente avrei una certa fame, ma sono pur sempre le 3.00 a.m.
Drinking: acqua fresca a gogò




Pasquetta sulla 90 non è il titolo del nuovo porno-film di Rocco Siffredi, ma la dinamica della mia Pasquetta e, per togliere ogni dubbio, la 90 in questo frangente non è una posizione del Kamasutra, ma la circolare destra di Milano.


Con la 90 oggi sono tornata dall’aereoporto di Linate, dove ho pranzato con mio papà di passaggio a Milano sul volo Bari-Amsterdam e mi sembrava una cosa strana, ma bella l’incontro si sfuggita in aereoporto, la vita in aereoporto, la gente che viene e la gente che va, i voli in partenza e quelli in arrivo e il mio papà e io insieme per un momento di pausa-racconto prima di riprendere ciascuno con la propria vita. Mi sono messa i tacchi per l’occasione, mi sono truccata e sistemata per bene i capelli e vestita con una maglia bella ed ampia e la borsa nuova e i pantaloni attillati un po’ anche perché lui pensasse che sua figlia si sta facendo una bella donna, non una ragazzina sciupata dalle cattive abitudini dure a morire. Abbiamo chiacchierato e lui non ha fatto domande, ma io ho parlato, gli ho raccontato di me e lui non ha detto niente, ma sono certa che mi ha ascoltata e allora gli ho fatto le coccole. Sulla 90 me la sorridevo al pensiero del mio papà ché, per la prima volta da quando sono andata via dal nido materno, non m’è parso di ritrovarlo invecchiato, anzi più bello, finalmente più sereno, meno schiacciato dalle preoccupazioni del vivere quotidiano.


Sempre sulla 90 ho prestato orecchio ad un vecchio che sbraitata contro Hitler e la bomba atomica e i milioni di morti provocati dalla guerra, ho visto di sfuggita i parchi pieni di gente e il sole uscire dalle nuvole e ritrarsi, ho condiviso con una strana bimbetta olivastra i cioccolatini che mi ha mandato la mamma insieme al papà, ho canticchiato Bella Ciao insieme a due ragazzotti ‘mbriaghi di vin rosso ché oggi era anche il Giorno della Liberazione, mica solo Pasquetta e immersa negli umori e nelle voci lanciati sulla strada ho pensato che, a conti fatti, stavo bene anche così, io in mezzo al mondo, senza nulla e nessuno aggiungere, io in mezzo agli altri, ferma ad osservare i dettagli, i libri tra le mani e lo spessore delle tasche rigonfie e le linee delle mani e il peso degli sguardi estranei, io senza pretese, affrancata dall’ingombro delle aspettative relazionali e delle abitudini affettive, libera di scivolare senza peso nella vita degli altri e trarre dalla matassa dell’esistente i fili invisibili di storie e legami e relazioni e annodarli tra di loro stabilendo distanza e vicinanza, libera di immaginare tutto dal principio ed ancora innamorarmi dell’ignoto.

Mood: alla ricerca del coraggio perduto
Reading: parole che avrei tanto voluto non esistessero
Listening to: il ticchettio dell’orologio, ricordarsi di eliminarlo
Watching: vecchie foto, vecchi ricordi




Stasera ho incontrato l’amore, inciso sulla schiena di un ragazzo, seduto su un gradino delle scale interne del mio palazzo, grande che appena ci si passava. Era intento a leggere, non ricordo neanche cosa. Stranamente.
Stasera ho incontrato l’amore, sospeso in una piccola taverna, all’angolo di un vicolo deserto, semivuota e con le luci al neon. Profumava di speranza, fosse quella di accendere i fornelli o di frullare voci e risate in un unico mormorio impercettibile, non ha importanza perché ogni speranza ha il suo valore, non si può piazzarla sui piatti di una bilancia.
Stasera ho incontrato l’amore, aggrappato alle ginocchia chiare di una ragazza in bicicletta sul Naviglio, al loro movimento armonico, sereno, nalle pieghe dalla gonna, l’ho incontrato anche curvato sulla testolina biondo slavato di un neonato in foulard blu, tra le braccia di mamma, poi di papà, due labbra, quattro occhi, un unico sorriso.
Stasera ho incontrato l’amore, disciolto nel vento che mi invadeva le orecchie e faceva sbattere le porte del mio intimo appartamento, nel nero-violaceo del cielo, come veleno di vipera, e nel movimento delle fronde degli alberi, in controluce, poi in un punto luminoso al centro.


Credo che funzioni così.
Basta riconoscere la poesia nella prosa, le parole nei silenzi, la tensione nella calma, la vicinanza nella distanza, l’assoluta ricchezza di ogni dettaglio.
Basta riconoscersi e, che sia per un attimo o “per sempre”, accostarsi, come colori su una tela per sfumare l’uno nell’altro, l’altro nell’uno, confondersi e dare e ricevere e custodire, l’uno all’altro, l’altro all’uno, ogni cosa.
Senza fretta alcuna perché ogni movimento più brusco può spezzare il filo rosso che unisce un’anima ad un’altra. Ad occhi chiusi perché solo il ritmo del cuore è di orientamento durante il viaggio di una carezza, lui solo può condurre il piacere ebbro all’estasi.
Credo che l’amore funzioni così.


Eppure, dopo notti a perdere sonno, notti ad aggrovigliare la matassa attorno al fuso, l’ipotesi più plausibile è che io abbia paura di innamorarmi di te. La realtà è che ormai è già troppo tardi. Nuovamente.
Troppo tardi anche solo per avere paura.