Mood: enfatico
Reading: itinerari lungo la metropolitana londinese
Listening to: Ellie Goulding – Nobody’s Crying
Watching: la partita con la telecronaca in olandese
Eating: cavatelli e broccoli
Drinking: succo di mirtilli



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Il fatto, ho l’impressione nasca da dentro, da uno sforzo titanico eppure minimale all’apparenza di intro-spaziare e intro-ispezionare,
‘ché io sempre, tutte le cose migliori le colgo mentre sono in movimento e, andando, riconquisto la certezza di avere i piedi robusti quanto basta e anche più per poterle inseguire.


Allora ho colto che “a interporsi tra me e la mia serenità non sono né la fatica, né l’insoddisfazione, né gli scorni, né i tormenti, piuttosto il tentativo di mantenermi sulla loro superficie.
Sono certa che adesso smettere di farmi la guerra significhi sprofondare, sviscerare senza sosta e cavare il dolore dal petto.”

[treno Maastricht – Eindhoven, 8 ottobre 2013, di ritorno da Milano, di ritorno dal paesello – a matita sul taccuino verde]


A volte l’armonia è come se i tormenti non dovessero presentarsi mai più. A volte, l’esercizio all’armonia – quando diventa chiaro come secernerla – si altera in una negazione dell’abisso. Eppure l’armonia non è che la risultante di tutta una nuova consapevolezza rigorosa che governa il transito e la metamorfosi del dolore e della felicità.

Intro-[…]

ottobre 21, 2013

Mood: pacato
Reading: Bruno Schulz, Gli uccelli, in L’epoca geniale e altri racconti
Listening to: Laura Marling – Little Love Caster (Live on KEXP)
Watching: Screen Lovers di Eli Craven
Eating: cavatelli con funghi e carote
Drinking: caffè



Sono successe molte cose diverse nell’ultimo mese. Soprattutto mi sono sentita priva di senso, insoddisfatta e inadeguata alla tensione che ne è conseguita tra una docile nostalgia dell’annullamento e un dispotico anelito vitale.

Mi sono messa in cammino. Ho percorso un ritorno silenzioso dalla mia nuova condizione esistenziale alla terra in cui sono nata e alla casa in cui non ho mai avuto più di diciotto anni, a Milano e ai suoi flussi rapidi di ricambio, alla condizione esistenziale infine da cui sono partita, ma non proprio la stessa, piuttosto la condizione esistenziale visibilmente rinnovabile – pertanto già rinnovata in una qualche misura – da cui sono partita.

Il fatto, ho l’impressione nasca da dentro, da uno sforzo titanico eppure minimale all’apparenza di intro-spaziare e intro-ispezionare,
‘ché io sempre, tutte le cose migliori le colgo mentre sono in movimento e, andando, riconquisto la certezza di avere i piedi robusti quanto basta e anche più per poterle inseguire.

“Ma sì, adesso mi faccio trascinare dalla bufera attorno al distributore,
fintantoché non mi spuntano le ali.”
[Werner Herzog, Sentieri nel ghiaccio]


dorotea_pace

Italia, Puglia, Monopoli, 28 settembre 2013


Mia nonna quando sono andata a trovarla in cima a uno dei cinque colli del paesello, se non fosse stata solo una fotografia sul marmo di una lapide, mi avrebbe detto Datti da fare, Dorotea, come se mai fosse abbastanza.