Ri-tratto

agosto 25, 2011

Mood: variabile e variegato
Reading: Eugenio Montale, La bufera ed altro
Listening to: James Blake – Lindisfarne
Watching: il monitor del computer che minaccia la sua morte definitiva a breve tempo
Playing: a tenere alto l’umore
Eating: a breve
Drinking: acqua






Penso che sarebbe incantevole al massimo se il mio specchio si persuadesse a ritrarmi sempre come in questa foto, con tutti i solchi che ho incisi nel volto all’insù ed i nodi allentati. Il problema è che ho una faccia troppo duttile, come dice Laura, ed ancora più duttile è il mio mondo interiore che empatizza con il mondo esterno.



{La foto proviene dal backastage fuori set di Mozziconi ed è stata scattata da Chiara Predebon, Grazie!, spero mi perdoni per averci pastrocchiato un po’ su col bianco nero.
A proposito di Mozziconi, ne approfitto per segnalare la pubblicazione di altri backstages, quelli di Chiara per l’appunto, Mozziconi backstage (ON SET) e Mozziconi (OUT OF SET), e quello di Annalaura, Mozziconwski. Sempre a proposito di Mozziconi, imploro pietà al caro lettore per le tempistiche dilatatissime con cui sta uscendo la seconda parte del resoconto a puntate, ma sono incastrata nella girandola mortale esami-partenza per Milano-faccendecazziemazziquotidiani e non riesco ad uscirne al momento.}

Mood: sereno andante, ma tanto stanca (10 ore di lezione, non dico altro)
Reading: vecchi scritti…
Listening to: The Smiths – There’s a Light That Never Goes Out
Watching: Francois Trouffaut, Jules et Jim
Playing: a recuperare le unghie smangiucchiate, che schifo, avevo smesso, le avevo lunghe! E a tormentare i capelli, anche con questo avevo smesso!
Eating: fichi secchi con mandorla e limone, nonna rulez!
Drinking: acqua







Ho fatto un sogno.


Tu. Al di là della vetrina di una piccola libreria in un vicolo di paese, affaccendato tra migliaia di libri, ti muovevi con sicurezza tra gli scaffali. Si capiva che eri tu il proprietario di quella piccola libreria in un vicolo di paese e si capiva che quella piccola libreria in un vicolo di paese non era una piccola libreria qualsiasi in un vicolo di paese qualsiasi, ma il tuo ventre caldo, denso delle storie di cui sei autore e protagonista, del tuo mondo di cui sei unico demiurgo.
Io. Al di qua della vetrina della tua piccola libreria in un vicolo di paese, inchiodata, gelata, potevo sentire l’odore della carta inchiostrata filtrare attraverso le pareti, ma non potevo entrare. Osservavo voci senza suono, ascoltavo movenze liquide.
Uomini e donne, adulti e bambini, una marea increspata. Andavano e venivano tra l’al di là e l’al di qua della vetrina della tua piccola libreria in un vicolo di paese, s’intrattenevano un po’, sfogliavano pagine, estratti della tua storia, magari acquistavano qualche libro da riporre in busta, un’isola nel tuo mondo. Poi andavano via per non tornare mai più.
Ed io ancora al di qua della vetrina della tua piccola libreria in un vicolo di paese, inchiodata e gelata, a sperare di poter entrare e restarci per sempre, con un sorriso amaro a mezze labbra, gli spilli nel cuore e la nostalgia a vorticare nello stomaco, prima ancora di voltarmi ed andare via.


Perché l’ho capito, sai, forse avrei dovuto capirlo prima che per noi tutto l’amore nel cuore non basta più a scegliersi. Ci siamo amati in una cava tossica, squilibrati e distruttivi, mentre sognavamo scenari possibili in cui esser liberi di amarci, senza renderci conto che il tempo è passato e il nostro amore è invecchiato, è ormai stanco, fluisce come acqua piovana opaca e noi gli giriamo attorno come fiere, lo annusiamo, cerchiamo di afferrarlo, di colorarlo nello spazio che ricaviamo tra noi. Invano.
Non c’è più un angolo per me nella tua piccola libreria in un vicolo di paese in cui accucciarmi per vivere le pagine dei tuoi libri, viverti, viverci, scriverne ancora, è troppo tardi ormai, avremmo potuto cercarci di più, sparire di meno, non l’abbiamo fatto, chissà se almeno mi hai dedicato un capitolo a parte in cui respirare per quel che resta.


Probabilmente ha iniziato a piovere, è così che voglio lasciarti andare, libero. Fa ancora un po’ male, certe voci nella testa si combattono a fatica, certe immagini, dove sei, con chi sei, cosa fai, se ridi o se piangi, chi c’è nel tuo letto questa sera, tra le tue braccia, lui o lei, io non ci entro più da troppo tempo.



Passerà. Siamo effimeri anche noi. Sì, lo siamo, provo a convincermene.