Mood: abulico
Reading: Jack Kerouac, On the road
Listening to: i sogni di chi dorme e si rigira nel letto
Watching: The Butler di Lee Daniels
Eating: abbondantemente – è pur sempre la vigilia di Natale.
Drinking: vino, succo di mela e caffè




o-INSIDE-LLEWYN-DAVIS-TRAILER

Ricordo, appena fuori dal cinema dopo la visione di Inside Llewyn Davis dei fratelli Coen, Llewyn Davis affermare “It’s not going anywhere”, in seguito a un’audizione andata male, malissimo – “I don’t see a lot of money here.” – che segna l’epilogo di una serie di insuccessi o peggio ancora successi mediocri e di un viaggio in inverno dentro scarpe inadatte da New York a Chicago per ottenerla, la qual cosa è il sentimento esatto di una sconfitta universale alla quale sottostare, la quasi eroicità di una rinuncia e di una caduta.

Stanotte che sono insonne ci ho ripensato a lungo e mi è tornata in mente la risposta di Jean Berkey a Llewyn Davis: “You don’t want to go anywhere and that’s why all the same shit is gonna keep happening to you.”

Ne sono rimasta illuminata come se mai avessi raggiunto un pensiero simile, eppure ne avevo fatto a fatica il perno della mia vita. Evidentemente ci sono pezzi importanti di me che al momento non ho più in me. Succede agli uomini quando ci si mette l’incuria.

Mood: nervosetto
Reading: Nick Hornby, Non buttiamoci giù
Listening to: Liftiba – Il mio corpo che cambia
Watching: The artist di Michel Hazanavicius
Playing: sul pavimento della mia nuova piccola casetta su terra olandese
Eating: assai, succede sempre così quando si torna in famiglia per le vacanze
Drinking: succo al mirtillo frizzante



La rivelazione è che Titanic in lingua originale si ricapitola senza infamia e senza gloria con un loop di

‹‹Come on››

‹‹Truste me››

‹‹I promised››

per finire con un sacrosanto

‹‹Come back››

(senza dimenticare la declinazione in tutte le salse e in tutte le minestre del verbo ‹‹sink›› che mi sembra pure il minimo trattandosi del Titanic)

e mica perché non capisco l’americano stretto con lo straccio in bocca, io, gente sfiduciata, va bene, anche un po’ per quello, ma solo un po’!

Detto questo, cosa io ci facessi in un cinema a Den Haag di sabato sera a vedere Titanic in 3D per il centenario dell’incresciosa questione, bisogna parlarne con mia sorella la quale ha dichiarato con profondo coinvolgimento personale la necessità tanto sentimentale, quanto ormonale di dare una ripassata agli anni novanta che lei e io Titanic quando è uscito, avevamo lei cinque anni io otto e la videocassetta di mia zia l’abbiamo consumata a forza di guardarlo e piangere che in confronto le cascate del Niagara erano fontanelle di paese tanto più perché Leo di Caprio faccia acqua e sapone e caschetto biondo aveva scoccato le sue frecce dorate anche nel nostro cuore, una storia d’amore tremendamente pop nel popolo femminile anni novanta, così tremendamente pop che io la tenevo nascosta sotto i piedi, così come il poster dietro la porta in camera, e durante il giorno ci sputavo sopra e facevo sfoggio delle migliori espressioni di cinismo a disposizione, figurati se mi innamoro di uno del quale si innamorano tutte IO che nella vita i sintomi di disagio non ho tardato a farne sfoggio e già sto cascando in una disamina sui miei tentativi precoci di essere aria e amare ed essere amata sopra il pian terreno, ma vaffanculo non è serata non è momento che poi Titanic se fai i conti è otto ore mano nella mano di cui la metà almeno è uno scappa e fuggi su e giù e avanti e dietro lungo la nave, una scopata, un paio di pomiciate e qualche bacetto qua e là per il dramma meglio riuscito del decennio passato, un amore pop che al confronto i miei amori sopra il pian terreno non si discostano chissà poi quanto e lo ammetto, sono cascata di chiappe dentro un cortrocircuito, non so se mi spiego, neanche Titanic mi riesce di andare a guardare senza farmi traumatizzare e soffrire di rimescolio emotivo un paio di gradini più su della semplicissima versione dei fatti quella nuda e cruda senza sovrastrutture narrative e cioè che Titanic in 3D – ribadisco, in 3D e con questo dovrei già aver ampiamente espresso la mia visione dei fatti, Cameron volpacchiotto – per il centenario dell’incresciosa questione in un cinema a Den Haag di sabato sera con il pacco medium dei pop corn che solo l’odore viene da rimettere e la signora nella poltrona a fianco che invita al silenzio a ogni bisbiglio, insomma, è una faccenda tanto, ma tanto assai trash ed esilarante da meritare di essere vissuta, voto dieci più alle lacrime di mia sorella che non si sono fatte mancare neanche alla trecentomilionesima volta.



‹‹Come back››