Milano sotto la neve

dicembre 17, 2012

Mood: fiducioso
Listening to: Soley – Pretty face
Watching: Cosmopolis di David Cronenberg
Eating: aria fredda
Drinking: te miele e camomilla



Ho imparato a non confondere mai i luoghi come li percepisco per i luoghi così come sono perché so benissimo che, quando circolano attraverso le mie emozioni, diventano sempre posti vaghi. Questo è un presupposto fondamentale.


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Ecco, per la prima volta, Milano non mi sembra un esilio.
Di solito sì.
Milano sotto la neve.
Provo invece un estremo senso di levità e mi emoziono per un sacco di cose al punto che potrei piangere su ognuna di loro. Spesso sono macerie. Per esempio, mi chiedo, guardandole, esattamente cosa c’è di così orrendo nelle rovine se sono state necessarie a rendere possibile quanto di più bello ho conquistato dopo aver perso tutto quello che avevo prima di perdere tutto?
Milano sotto la neve.
Le macerie uno strato sotto i miei piedi.
Io al di sopra, che passo. Piano.

Si capisce, ho incrociato tutto quello che avevo prima di perdere tutto e, per la prima volta, l’idea di non poterlo avere mai più non è stata desolante. Tutt’altro. Mi ha consolata.

Non dormo più

dicembre 14, 2012

Mood: quietato
Reading: Orzo solubile
Listening to: il risveglio di Milano
Watching: la luce di Milano
Playing: a respirare piano
Eating: desidero una dutch breakfast stamattina
Drinking: acqua



Mi sono svegliata all’improvviso nella notte con fiati alcolemici in bocca e filacce di pelle riarsa, due giorni fa una bambina sulla linea del 13 si è spolmonata tanto ha implorato acqua, questo mi è tornato in mente perché mi ha colpita al punto da aver desiderato di esser nata fontana piuttosto che essere umano. Ho vacillato un po’. Milano rapprendeva in un’atmosfera arancio fuliggine che è quella di quando c’è la neve per terra e la luce dei lampioni si riflette nel bianco, ungendo tutto senza decoro, così ho pensato perché a me non è mai piaciuta questa sporcizia da bianco e la intuisco subito. Tant’è che c’era la neve, per terra per aria nel cielo, anche se stanotte un cielo non c’è, devono averlo strappato via o deve essere cascato al suolo con la neve e quando si farà giorno qualcuno lo troverà e lo riattaccherà al suo posto con chiodi e martello. Adesso ci sarebbe un silenzio tombale se non fosse per gli spalaneve perché i fiocchi continuano a venire giù, non hanno smesso un secondo soltanto da quando mi sono svegliata all’improvviso nella notte.

Io è da tre ore che ci provo, ma non dormo più.
Sono le sei e mezza qualcosa.

Mi sono fissata nel respiro della persona alla mia destra, nelle deformazioni percettive degli spiragli della tapparella socchiusa alla mia sinistra, nel mio respiro, con le mani sullo stomaco, sul cuore, nei capelli, rincantucciata sul fianco destro, sul fianco sinistro, a pancia in su, ho scritto messaggi, l’incipit mentale della mia tesi di laurea, una lettera a un amore mai amato, e tanto altro
ma non dormo più, io è da tre ore che ci provo,
non dormo più.

Fin’ora erano tre settimane che dormivo tanto a lungo e tanto profondamente, ma non per riposare, piuttosto per non fronteggiare il parapiglia mentale.
Adesso non so, forse sta meglio concludere con un punto interrogativo.

Punto interrogativo

Zalig Kerstfeast

dicembre 25, 2011

Mood: silenzioso
Listening to: detonazioni nel silenzio
Playing: a conquistare regali lanciando un dado, ché in Olanda pare i regali ce li si scambi così. Degno di nota è il mio nuovo Big Willie, the Hip Hop Dancing Rock Dick, eggià.
Eating: senza pretese
Drinking: caffè



Sto riflettendo sul fatto che la tavolata incerta sotto il peso delle pescagioni sfilettate e lo scatolame imbellettato in carta color flusso mestruale sono i presupposti rivelatori del Natale. Dubito mi stia sfuggendo qualcos’altro. Forse il Nessun dorma in tivvù?

La prima fortuna è che sono vegetariana e balzo a pié pari la minaccia delle palate di grasso fritto sul culo, confidando in una cenina alternativa di funghi e pane tostato, più torta glassata come unica nota dolente in chiusura.
La seconda fortuna è che nel mio scatolame imbellettato color flusso mestruale, mia sorella ha nascosto una take away cup coffee in porcellana a pois colorati per avere sempre con me il caffè caldo. Credo volesse conquistare il podio nel mio Olimpo.

Per tutto il resto c’è sempre il silenzio pudico di un’ordinaria notte in bianco alla fine della sbafata.
A dire il vero, aspettavo con impazienza il Natale per cibarmi di calore familiare. Poi ho scoperto di aver bisogno soltanto di restare chiusa a riccio.

Se stanotte nevicasse nel vento, sarebbe tanto bello.
Vorrei ritrovarmi nel bianco con la paura fottuta e la voglia bastarda di lordarlo e tinteggiarlo.


Comunque, in olandese, Buon Natale si dice Zalig Kerstfeast.
Io lo auguro, ché a dispetto del simil-cinismo, il venticinque di dicembre non ce l’ho sul groppone.

Memorandum V

dicembre 1, 2010

Mood: allegro
Listening to: Ainda – Madredeus
Gentleman – To the Top
Watching: nevischio
Drinking: caffè



‹‹La libertà è una pratica, non una teoria.››

[un prof., a lezione]


In questi ultimi giorni, ardo di energia irrefrenabile.
Posso toccarla, è fisica. Esonda dai confini del corpo, mani, stomaco, labbra, occhi, ogni cellula ne è illuminata, dentro e fuori.

Sta cambiando tutto. Modi di vedere e modi di sentire, modi di camminare e modi di esprimermi. Sta cambiando il mio approccio alla vita.
Errata corrige: sto cambiando il mio approccio alla vita.

Perché mobbasta a vaneggiare sulla libertà personale e sociale come un’asceta pazza, senza affiancare i fatti alle parole.
Bye, bye. Evado in salt’allegro dai miei incubi, dalle mie ossessioni, dai virus che annebbiano l’aria che mi circonda. Ho una rotta migliore.

Una definizione attuativa: pratiche ludiche di liberazione personale.

Intanto fuori nevica, pure su WordPress fiocca, che poi a me la neve neanche piace granché, ma potrebbe essere carino questa volta, e l’Accademia di Brera è stata occupata, bisogna che io torni a mettere le mani in pasta, me ne sono tenuta fuori per troppo tempo.