Mood: appesentito
Listening to: Zoe Keating – Tetrishead
Eating: al di là di quello che potrei contenere
Drinking: poco




dorotea_pace_photography

Holland, Rijswijk. 1 luglio 2013

Maia

maggio 3, 2013

Mood: sereno
Listening to: Pink Floyd – Shine On You Crazy Diamond
Watching: Il divo di Paolo Sorrentino
Eating: cous cous con verdure al limone
Drinking: magnesio in acqua




dorotea_pace_photography

Belgium, Turnhout


Maia perché è una parola che mi sembra come l’ossigeno.

Trilogie di fine settembre

ottobre 2, 2012

Mood: placido
Reading: Bruce Chatwin, Le vie dei canti
Listening to: Patty Pravo – Pensiero stupendo
Watching: possedimenti in espansione in termini di smalti con Yanna
Eating: pasta e fagioli
Drinking: caffè














Verona – Peschiera del Garda – Borghetto, 28 e 29 settembre 2012
Mood: in pena, causa grave malessere psicosomatico
Listening to: Gotye – Bronte (And your voice still / Echoes in the hallway of this house / But now / It’s the end)
Watching: La principessa e il ranocchio di Walt Disney Studios
Eating: aria
Drinking: caffè






















[Sassenheim – Den Haag]

Ho rincorso
per giorni

(traiettorie opposte)

senza troppo spostarmi.



***

A parte questo, come si può notare, adesso faccio sfoggio di un nuovo logo molto profèscional. L’ha studiato per me Yannamia ‘ché lei è una gra(n)-fica io proprio no, tant’è che mi sono fatta indirizzare anche sul modo migliore di piazzarlo nelle fotografie, siamo alla frutta.
A me il mio nuovo logo molto profèscional piace parecchio, mi sembra appropriato a me medesima, richiama l’infinito le ho detto e lei mi ha detto che mica le faccio a caso le cose io!

Mood: dis-equilibrato
Reading: Nick Hornby, Non buttiamoci giù
Listening to: taaaaaanti discorsi in inglese il che fa molto bene
Playing: a scrollarmi di dosso gli imbarazzi linguistici
Watching: itinerari attraverso la Norvegia
Eating: un tipico piatto turco, per l’occasione senza carne, in altri termini le meraviglie del couch surfing
Drinking: tanta acqua





Adesso che ci sono io,
cosa c’è al di là?


‹‹Voglio dire,
nella realtà



(…)
com’è che ci si innamora?››

Mood: stravolto e galleggiante
Listening to: Ken Ikeda – Pictures
Reading: Aldo Nove, La vita oscena [si consiglia vivamente, sono brividi secchi]
Watching: me medesima che sembro un personaggio di Tim Burton
Playing: a spaccare il ghiaccio nel freezer
Eating: risotto col radicchio
Drinking: caffè

























[Rijswijk. Delft. Kijkduin. Den Haag. Utrecht. Amsterdam.]

Manca una cosa soltanto.




[Sorella. Padre. Madre.]

E questo è quanto.


Giorni. In numero, venti.

Roghi

dicembre 14, 2011

Mood: esausto
Reading: Chatwin, Che ci faccio qui?
Listening to and watching: Birdy – Skinny Love (un piccolo regalo in una casella di posta)
Eating: pasta gorgonzolaezucchine
Drinking: camomilla






‹‹Voglia di non farcela?›› mi ha chiesto Eta.
‹‹Mai. […]›› ho risposto. E pochi secondi dopo ‹‹Forse sì, invece. Non lo so.››

La puttana sacra

dicembre 10, 2011

Mood: sereno
Reading: Bruce Chatwin, Che ci faccio qui?
Listening to: Robyn – Dancing On My Own
Watching: il cielo su Milano
Eating: risotto radicchio e panna, devo ancora digerirlo
Drinking: caffè



Ho il presentimento che passerà ancora molto tempo prima che il mio impulso migratorio possa dirsi concluso o, se non altro, meno pressante. Scrive Bruce Chatwin, il viaggiatore per eccellenza – grazie a Mariano per avermene parlato – che ‹‹tutti i grandi maestri hanno predicato che in origine l’Uomo “peregrinava per il deserto arido e infuocato di questo mondo” […] e che per riscoprire la sua umanità egli deve liberarsi dei legami e mettersi in cammino.›› Così io che ho ancora molti garbugli tra le sinapsi, non riesco ad accettare la sedentarietà senza essere inquieta e irrequieta, senza domandarmi Cosa ci faccio qui?, dal momento che il viaggio è la strategia con cui vivo e do (nuova) forma la confusione della mia mente. Perché, come scrive Kerouac, ‹‹A me piacciono troppe cose e io mi ritrovo sempre confuso e impegolato a correre da una stella cadente all’altra finché non precipito. Questa è la notte e quel che ti combina. Non avevo niente da offrire a nessuno eccetto la mia stessa confusione.››



Così, approfittando del ponte milanese Sant’Ambrogio-Otto dicembre, ho calciato con forza tutto il lavoro in un angolo e sono volata a Roma.
Negli ultimi mesi sono stata nella capitale più di una volta, in primo luogo per godere del calore di un’amicizia che mi accompagna dalla pre-adolescenza, malgrado la distanza. Va da sé quanto questo possa essere sufficiente alle volte.
Ma, derivando di viale in vicolo senza parole di troppo, Roma mi ha anche attratta per il suo essere.
Me ne stavo un giorno ai piedi del Pantheon e iniziava appena a farsi sera. Ammucchiavo nella cassa toracica i fusti possenti delle colonne e le gambe veloci dei passanti, l’epigrafe M.Agrippa L.F.Cos. Tertium.Fecit e le melodie di una chiatarra elettrica e di uno xilofono incrociate al brusio insistente degli avventori ai tavolini dei locali, i fori del timpano per i bronzi che non ci sono più e l’isteria delle macchine fotografiche, dei tablet e dei cellulari per fotografare anche il sampietrino più nascosto. Accatastavo tutto in soluzione di continuità, con una ritualità misterica e profana che mi infastidiva e mi rasserenava allo stesso tempo.
In un istante di estasi, ho afferrato la consapevolezza che Roma mi affascina proprio perché si ammanta del contrasto e della simbiosi tra la pietra viva dei secoli e l’ansia metropolitana di un giorno qualunque. Perché indossa una veste da puttana sacra.
Di età in età, Roma è impazzita di vita, ha bruciato senza tregua o negazione ed è esplosa come una fontana d’artificio. Le sue memorie hanno superato il tempo e affiorano tra le crepe dell’asfalto, monche e meravigliose da togliere il respiro, traspirano l’emozione, l’ambizione e l’illusione romantica e tipicamente umana dell’eternità. Eppure oggi, queste stesse memorie affogano in mezzo alla disattenzione e all’incuria urbanistica e turistica. Aggirando di pochissimo i luoghi comuni, Roma non dissimula la stanchezza e la corruzione che i secoli le hanno inflitto e languisce a gambe aperte, mostrando il sorriso sdentato e nostalgico di chi si imbelletta al mattino con la gloria del passato ed esce in strada reggendosi ad una stampella, senza più un sentimento soltanto di rivalsa.



È intimamente umana, Roma, il suo tracciato cardiaco assomiglia a quello dei miei pensieri. A volte, quando le inchiodo gli occhi addosso, mi sembra di essere allo specchio. Per questo mi attrae. Mi attrae a sé per le viscere e mi sbatte, centrifugando i pensieri e sparpagliandoli nel vento tanto rapidamente da lasciarmi su un marciapiedi, sfiancata per la lotta e svuotata all’improvviso come se avessi sudato veleno. Allora l’aria frizzante di pino torna a farsi spazio tra le carcasse dei muscoli e delle ossa ed è l’idillio della catarsi.




Per adesso, tre foto e basta. Concessioni tempistiche premettendo, ci sono buone probabilità che mi metta a lavorare più organicamente sul corpus di scatti romani che ho messo in saccoccia negli ultimi mesi. Perciò tengo tutto al caldo per un po’ ancora.

Mood: infastidito
Reading: Gianni Biondillo (a cura di), Pene d’amore
Listening to: Linkin Park – Waiting for the End
Watching: I promessi sposi in dieci minuti, degli Oblivion
Playing: ad acchiappare i nervi che minacciano di sfuggire dalle orecchie
Eating: spaghetti piccanti
Drinking: taaaaanta acqua








***

L’Autoritratto Provvisorio di novembre arriva in extremis, al volo come tutte le cose e le persone della mia vita negli ultimi mesi. Non ho tempo per arrivare al fondo del bicchiere. Non ho tempo per capire come sto, prendere fiato ed evitare di ritrovarmi a giorni alterni a ridosso di un baratro.
Ma non ho alcuna voglia di piagnucolare. Del resto, non ho tempo per farlo. Ho un bisogno estremo di ridere e cacciare aria sporca fuori dai polmoni. E siccome sono certa che spesso per ridere delle stesse cose che ci mettono in difficoltà è sufficiente cambiare prospettiva, a partire dalle parole con cui le raccontiamo, mi piace pensare a quanto possa essere ridicola e goffa questa furia da “non ho tempo per”.

Che poi, per quest’Autoritratto Provvisorio di novembre c’è davvero di che sentirsi ridicoli e goffi a causa della fretta! Ho allagato il bagno due volte di seguito. La prima perché inizialmente pensavo di fare uno scatto nella vasca da bagno con l’acqua a scroscio. La seconda perché per lo scatto suddetto ho staccato dalla vasca da bagno suddetta il tubo di scarico della lavatrice e ho dimenticato di riattaccarlo, dopo di che ho messo a lavare i bianchi e solo alla terza centrifuga mi sono accorta che la lavatrice suddetta stava scaricando l’acqua sul pavimento, concedendomi il privilegio di una piscina in casa a mezzanotte. Ecco. Come mi ha detto Lou, ‹‹se non altro, hai di che scrivere nel blog!›› e non ha tutti i torti!

Mood: stralunato
Playing: a rimettermi in forma
Eating: me ne sono dimenticata
Drinking: succo di frutta all’ananas







***

Il mese scorso ho scattato per la prima volta un Autoritratto e mi è parso onesto affiancargli l’aggettivo “Provvisorio”. Ieri poi ho scattato quest’altro Autoritratto ed ancora una volta mi è parso onesto affiancargli l’aggettivo “Provvisorio”.
Ebbene, sto riflettendo nelle ultime ore sulla possibilità di scattare un Autoritratto Provvisorio al Mese, trasformando la faccenda in tradizione, per non dire in nuovo progetto personale.
Ultimamente apprezzo molto il termine “Provvisorio” perché racchiude tutta la parzialità e, nonostante ciò, tutta l’intensità e tutto il valore di un attimo nel prospetto della mia vita intera e presuppone un naturale cambiamento. Sicché la natura degli Autoritratti Provvisori non è che l’istintività del mio bisogno contingente di esondare in seguito ad un accumulo emotivo diventato ingestibile.

Infine, a questo giro, un contenuto extra.



Usciti inconsapevolmente durante le prove dell’Autoritratto, questi sono i miei cosiddetti e plurifamigerati tra chi mi conosce occhi da donna pesce. In verità sono solita sporgerli e storcerli molto di più ed accompagnarli con la danza più scoordinata ed ondeggiante che mi riesce sul momento.

Per te, che sai chi sei, perché appena li ho visti non ho potuto fare a meno di pensare al nostro più semplice star bene insieme. Che poi, se l’avessi dedicata a qualcun’altro, chi ti avrebbe potuto sopportare?!

Intrografie

ottobre 6, 2011

Mood: vago
Reading: Yuri Herrera, La ballata del re di denari
Listening & Watching: Florence + The Machine – Shake It Out
Eating: Ringo Black
Drinking: acqua



Di Intrografie avevo già scritto. Del viaggio geografico ed emotivo che è alle sue fondamenta e delle mie dinamiche di interiorizzazione ed estetizzazione del reale esterno ho scritto ancora di più su questo spazio, nel corso di tutto un anno. Fondamentalmente Intrografie è il primo archivio parziale di storie, un libricino nero che ho rigorosamente voluto tascabile. Perché potesse stare dentro una giacca vicino al cuore come ci stavano i Canti di Catullo del mio professore di Letteratura Latina a Siena. Ed anche perché chiunque si ritrovi a guardarlo non lo liquidi in fretta, ma si soffermi ad analizzarlo per ricostruire i frammenti della storia nelle immagini con la stessa attenzione e lo stesso esercizio all’osservazione che richiede la possibilità di riscoprire e carpire i dettagli nel mondo reale per rintracciare i fili rossi dei propri racconti, chè io, ne sono convinta, ogni narrativa ed ogni visione non sono che il frutto del sentimento soggettivo del reale.
Insomma, ecco infine – alias, con le mie solite tempistiche dilatate – Intrografie. Meglio tardi che mai, oh!


Circonvoluzioni



Milano, Italia
Ventidue Febbraio Duemiladieci, ore diciannove e quarantatrè


Nantes, Francia
Quattordici Marzo Duemiladieci, ore diciannove e ventisette


Rijswijk, Olanda
Ventisei Dicembre Duemiladieci, ore quindici e otto


Monopoli, Italia
Tre Aprile Duemilaundici, ore diciotto e quaranta


Den Haag, Olanda
Ventisette Dicembre Duemiladieci, ore diciotto e quarantadue


Monopoli, Italia
Dieci Dicembre Duemiladieci, ore diciotto e uno


Nantes, Francia
Tredici Marzo Duemiladieci, ore undici e trentotto


Inter-mezzo



Venezia, Italia
Sedici Luglio Duemilaundici, ore quindici e cinquantotto


Milano, Italia
Tredici Febbraio Duemilaundici, ore quattordici e due


Castellana-Grotte, Italia
Nove Aprile Duemiladieci, ore sedici e cinquanta


Milano, Italia
Diciassette Marzo Duemilaundici, ore zero e cinquantotto


Derive


Como, Italia
Ventisei Marzo Duemilaundici, ore diciassette e quarantotto


Milano, Italia
Tredici Febbraio Duemilaundici, ore quattordici e due


Venezia, Italia
Sedici Luglio Duemilaundici, ore dodici e trentuno


Monte Grappa, Italia
Ventidue Luglio Duemilaundici, ore diciannove e cinquanta


Monte Grappa, Italia
Ventiquattro Luglio Duemilaundici, ore diciotto e trentatrè


Monopoli, Italia
Ventinove Luglio Duemilaundici, ore sedici e undici


Pietrapertosa, Italia
Ventisette Agosto Duemilaundici, ore sedici e quindici


Conclusioni provvisorie



Venezia, Italia
Sedici Luglio Duemilaundici, ore sedici e cinquantadue


Milano, Italia
Diciotto Febbraio Duemilaundici, ore quattordici e diciassette


Bassano del Grappa, Italia
Ventitrè Luglio Duemilaundici, ore quattordici e trentanove


Fasano, Italia
Quindici Agosto Duemilaundici, ore diciotto e trentotto
Mood: incerto
Reading: blogs di altra gente
Listening to: le automobili che sfrecciano sull’asfalto bagnato
Playing: a sperimentare
Eating: tra poco, da Zulio che sta preparando taaaaaante cose buone
Drinking: acqua






Mood: sereno
Reading: Salvador Dalì, La mia vita segreta
Listening to: Giorgia – Il Mio Giorno Migliore (“a me basta trovarti stanotte ai confini/ dell’essere o non essere / dammi un attimo e arrivo / mi vesto di scuro”)
Watching: vecchie foto, riorganizzando l’hardisk
Playing: senza tregua
Eating: spaghetti e polpette
Drinking: caffè







Venezia













Bassano del Grappa – Monte Grappa (Vi)





Monopoli (Ba)


Alberobello (Ba)


***

‹‹Possiamo toccare l’immenso e farci mancare altrettanto›› canta Niccolò Agliardi, sono un po’ in fissa con i suoi testi nell’ultimo periodo, lo ammetto, nel caso in cui non si fosse capito di già, ora ho persino un paio di grosse cuffie per immergermici, me le ha regalate Zulio.

Allora, nella mia instabilità spazio-temporale, adesso non è per caso se guardo il mondo attraverso un obiettivo grandangolare e ritraggo paesaggi, volti quasi nessuno, visioni d’insieme piuttosto, terse dal vento e dall’acqua, non è per caso se carico i colori per poi desaturarli, non è per caso se queste immagini mi sembrano tecnicamente ed emotivamente ancora troppo mediocri, ma mi offrono le motivazioni di un ben più ampio progetto fotografico (anche in vista di un esame di fotografia che si avvicina sempre di più e per il quale sono in fase di ricerca da mesi.).


Intanto sono tornata in Puglia da una settimana e domani riparto, questa volta in verità non troppo lontano dalla mia casa materna e per lavoro. Ci sono due ragazzi molto in gamba, Gianvito ed Alberto si chiamano, ma sono un duo così ben assortito che a volte mescolo i loro nomi e li chiamo Gianberto e Alvito, insomma, ci sono questi due ragazzi che si sono messi in testa di fare un film, Mozziconi, con Gianvito alla regia ed Alberto alla fotografia, e a Laura e me è venuta la possibilità bella, bellissima di assistere, Laura alla regia, io alla fotografia, sicché domani si va per le prime fasi produttive di questo grande lavoro, che per una serie di problematiche e difficoltà purtroppo di routine, non è ancora il film vero e proprio tutto bello concluso, ma il teaser da proporre a una qualche produzione
Tocca salutarci ogni dieci giorni, mi ha scritto l’amico mio Francesco-Poppi. Mi sono fatta una risata. Da grande farò la nomade, più di questo non mi sono mai posta il problema di sapere a riguardo del mio futuro.

Inafferrabile

luglio 11, 2011

Mood: tutto a posto e niente in ordine, ma fondamentalmente tranquillo
Reading: Anna Marchesini, Il terrazzino dei gerani timidi
Watching: cieli stellati
Playing: a ricordare nomi e storie dei tempi del liceo
Eating: troppa afa per poter mangiare
Drinking: acqua






Io non me la spiego questa vita piccola che a tenerla tra le braccia temo di spezzarla, mentre dorme senza veglia e ride e sorride e fa smorfie, cosa sogna?, quanto sogna?, una volta ho letto che solo i più piccoli hanno il privilegio del sonno profondo, quello in cui le visioni sono più sature, e appena, appena apre gli occhi nella luce e sbadiglia e si stiracchia e stringe i pugni e si snoda e si accartoccia per tornare feto in un mondo secco di amniotico, com’è la lotta per venir fuori dall’alcova del ventre e quale il sentimento della vittoria, giubilo o dolore o giubilo e dolore?, ho pensato che forse nella vita di un uomo non ci sia momento migliore per cogliere un senso supremo, se mai uno ne sia stato stabilito, un indizio, peccato che non se ne serbi memoria e che il tempo metabolizzi ogni certezza in un quesito irrisolto.

Intanto, benvenuta a te, bimba del Sole! La tua quiete mi disarma e mi emoziona fino alle lacrime, io ne sono stata carente fin dal primo momento dice mia mamma, ma tutto questo già ce lo siamo raccontate con gli occhi.


Insomma. Ho una procugina di due settimane, più nana di qualsiasi nano medio. Lei è la prima nella nuova generazione della mia famiglia paterna. Da come guardava me e mia sorella ed indagava il nostro istinto materno, era abbastanza evidente che mia mamma, in pieno rincoglionimento da neo-nano, si stesse domandando da dove mai arriverà il secondo nella nuova generazione e quando, se mai qualcuno arriverà.

Mood: allegro
Listening to: Raf – Infinito da cantare a squarciagola con Gaga, Yanna e Poppi in macchina, tornando da mare e al testo non avevo mai prestato tanta attenzione
Watching: foto dimenticate
Playing: a ridere forte
Eating: patate al forno
Drinking: acqua, mi sto rammollendo



Scaricando la scheda di memoria della propria macchina fotografica sul computer, un giorno molto tempo dopo l’ultima importazione, può capitare di riesumare alcune cosette che si erano dimenticate.
Per questa strada, stasera mi sono imbattuta in due chicche riguardanti la sessione d’esami appena trascorsa, i due must in verità.

Rispettivamente


il mio pc nel congelatore, ebbene sì, testimonianza dell’ultima tendenza lanciata dalla sottoscritta ed accolta a catena da Laura e Zulio e persino Yanna, tendenza secondo la quale “quando il computer si surriscalda a causa del troppo lavoro e dell’afa, l’unica soluzione per ovviare al problema è infilarlo nel frigo o nel congelatore, a discrezione ed in relazione alla gravità del problema”, motivo per cui, durante la sessione di esami di giugno, aprire il frigorifero di casa (Ap)PaRecchia al Tre alias casa mia e di Yanna, deturnata per l’occasione in bunker e dormitorio, comportava la certezza puntuale di imbattersi in un qualche computer messo in fresco, a contrastare (d’altra parte e violentemente) la miseria estrema di viveri di qualsiasi genere, quasi il tentativo di creare un effimero senso di riempimento;


un’alba milanese, una di quelle che Zulio, Laura ed io abbiamo avuto il privilegio di ammirare dalla finestra di casa (Ap)PaRecchia al Tre a coronamento di lunghe, ma percettivamente brevi nottate di studio e lavoro, affrontate con tenacia e fiducia incrollabile l’uno nell’altro per tagliare il traguardo e con tutto rispetto, quand’anche la situazione si rivelasse troppo disperata, la nostra testa schizzasse eccessivamente fuori bolla, la risata si facesse isterica e la nostra “puzza da maschio” diventasse insostenibile! Ci siamo accorti Zulio, Laura ed io, che Milano all’alba sa essere magica e questo ci ha fatto sorridere parecchio.


Sì, nel degenero complessivo, ci siamo anche ribattezzati, il terzo must è questo.

Mood: distratto e alla ricerca di concentrazione, i miei esami la esigerebbero
Reading: quisquiglie filosofiche sul significante flottante e sul cybercorpo, che al momento recepisco mooooolto sommariamente
Listening to: Yanna ed un suo compagno di corso che parlano di Duchamp nella camera a fianco e i motori che mi rombano direttamente nel cervello, piuttosto che in strada
Watching: la pila di materiale che devo ancora affrontare per l’esame di mercoledì, qualche lume mi dia sostegno
Eating: caffè
Drinking: caffè






Postilla a piè pagina. Disorientati tra le idiosincrasie interinali ed itineranti dell’Era della Confusione, prendiamo forma nei vuoti che combattiamo, a passo di marcia o a passo di danza. E combattiamo per non rinunciare mai alla contemplazione di un essere del mondo e della vita che ci permetta di vivere distanti anni luce anche solo dai confini dello Stato del Terrore e della Futilità.

Ed Io Che Mi Pensavo

giugno 16, 2011

Mood: distratto e cantastorie
Listening to: vecchie canzoni, mentre riordino l’mp3
Watching: le millemila punture di zanzare che mi riempiono e deformano il corpo, senza curva escludere
Eating: visioni
Drinking: caffè, ovviamente!






Ed io che mi pensavo che saremmo andati lontani, baby, tu ed io, io e tu, una mano nella mano, l’altra al remo, culo e bermuda, due cuori e una bagnarola, baby, baby, oh babybabybaby!
Ma abbiamo gettato l’ancora al largo, baby, e io guardo te in cagnesco che guardi me in cagnesco ed insieme ci guardiamo in cagnesco e restiamo qui zitti e fermi a guardarci in cagnesco, chè ad andare via un po’ ci fa paura, un po’ ci fa male, non lo capisci, baby, baby, oh babybabybaby, mentre tu guardi me che guardo te in cagnesco ed insieme ci guardiamo in cagnesco?
Facciamoci un piacere allora, baby, e lasciamoci andare, baby, lontano, lontano verso nuove vite da decantare alla luna, grasse di tutto il calore e la complicità che dici di non avere ancora, davvero non siamo che retorica ormai stanca, baby, non credi, baby, baby, oh babybabybaby?


Ad amarti, baby, si perde in partenza.

Èvento a Milano!

maggio 28, 2011

Mood: tranquilleggiante
Reading: gli appunti di direzione della fotografia, in vista dell’esame
Listening to: Freshlground – Pot Belly
Watching: 27 maggio 2011 – Évento
Eating: pan di stelle
Drinking: latte






Alle 20.30 circa ieri, Milano se ne stava col naso all’insù. Dicono che l’arcobaleno arrivi solo quando il tempo cambia davvero. Ed a Milano, ieri sera, ne è spuntato uno doppio.

Sempre a Milano, sempre ieri sera, in Piazza Duomo, un’orda arancione cantava e ballava “Tutta mia la città, un deserto che conosco, tutta mia la città, questa notte una donna piangerà.


E’ persino bella, Milano, quando spera.




Di fratture

aprile 25, 2011

Mood: propositivo convinto
Listening to: Meg – Distante
Watching: la muffa che, in cinque giorni di assenza da casa, è proliferata nel frigorifero staccato per errore con tanto di ultimi rifornimenti alimentari all’interno
Sniffing (eccezionalmente): l’aroma soave di un miscuglio di alimenti andato a male
Playing: ad alzare il volume della musica per ballare
Eating: minestrone di quello che restava dopo la catastrofe frugorifero e domani è un’incognita
Drinking: acqua





Il soggetto nella foto è un’opera di Sissi esposta da FaMa Gallery al MiArt 2011


«Mi dia la sua mano. Sa cosa c’è qui?
C’è il mio cuore. Ed è spezzato.»
[Alfonso Cuaròn, Paradiso Perduto]


Di buffo c’è che, accovacciata su una sponda della frattura, ho sorriso rasserenata. Mi è venuto da pensare che da lì dove ora lacrimo sangue, esattamente da lì e da nessun altrove, quando il tempo avrà fatto il suo giro terapeutico e avrò assimilato ragioni e sentimento, all’improvviso non potrà che irrompere l’ossigeno per reazione, incapperà nel varco e rimbalzerà tra le pareti, troverando libero il percorso verso i vasi sanguigni.
Ed è stato un bel pensiero.

Faccia al Mondo // Giulio

aprile 19, 2011

Mood: in movimento
Listening to: ritmi ed aritmie nello stomaco
Playing: a distrarmi
Drinking: caffè caffè caffè



Dopo il Power Trash, il lavoro serio per l’amico mio Zulio, concluso con tempismo perfetto, ma mostrato con l’ormai solito ritardo di settimane. E potrei sciorinare scuse e giustificazione in nomine temporis, ma pare che io abbia fatto del ritardo un marchio di fabbrica. Perciò così sia.


*** Cover ed interno del booklet per il primo singolo ***



*** Proto-book ***








Normalmente Zulio chiude gli occhi davanti all’obiettivo e ride imbarazzato, fa smorfie per fare il modello, per sembrare chissà chi. Poi non ci pensa, si distrae e fa se stesso e allora è tanto meglio.

Quante notti ancora a lavorare per sbatterci in faccia al mondo…