Mood: affranto e sconsolato
Listening to: Lana del Ray – Born to die
Eating: quando avrò forza per cucinare
Drinking: caffè, chiaramente




‹‹Vi vedo

‹‹stanchi››

(…)

‹‹sciupati››

(……)

‹‹provati››

(………)

‹‹pestati››

(…………)
Dopo di che, al prossimo, come ha notato Zulio, spetta l’onore del

‹‹morti in piedi››

Senza considerare frammenti più aulici come ‹‹Sembri uscita da un film di Tim Burton›› o ‹‹Sembri uscito da Apocalypse now››, in seguito ai quali al prossimo, sempre come ha notato Zulio che è in vena di notazioni, spetta l’onore del ‹‹Sembri uscito da Freaks››.
Che scenario piacevole!

Dice Zulio frustrato ‹‹Una cazzo di volta che mostro il mio muso al mondo, cosa ho fatto per meritarmi tutto questo?››. Dico io frustrata ‹‹Non guardarmi in faccia, per piacere, la mia condizione mi imbarazza.››


E tutto questo, malgrado le radici vichinghe energizzanti, due al mattino a stomaco vuoto. Radici vichinghe il cui unico merito, bisogna riconoscerlo, è l’esser state muse per questo gioiello della creatività di Yanna.




Voglio essere ricordata così.

Mood: stralunato
Playing: a rimettermi in forma
Eating: me ne sono dimenticata
Drinking: succo di frutta all’ananas







***

Il mese scorso ho scattato per la prima volta un Autoritratto e mi è parso onesto affiancargli l’aggettivo “Provvisorio”. Ieri poi ho scattato quest’altro Autoritratto ed ancora una volta mi è parso onesto affiancargli l’aggettivo “Provvisorio”.
Ebbene, sto riflettendo nelle ultime ore sulla possibilità di scattare un Autoritratto Provvisorio al Mese, trasformando la faccenda in tradizione, per non dire in nuovo progetto personale.
Ultimamente apprezzo molto il termine “Provvisorio” perché racchiude tutta la parzialità e, nonostante ciò, tutta l’intensità e tutto il valore di un attimo nel prospetto della mia vita intera e presuppone un naturale cambiamento. Sicché la natura degli Autoritratti Provvisori non è che l’istintività del mio bisogno contingente di esondare in seguito ad un accumulo emotivo diventato ingestibile.

Infine, a questo giro, un contenuto extra.



Usciti inconsapevolmente durante le prove dell’Autoritratto, questi sono i miei cosiddetti e plurifamigerati tra chi mi conosce occhi da donna pesce. In verità sono solita sporgerli e storcerli molto di più ed accompagnarli con la danza più scoordinata ed ondeggiante che mi riesce sul momento.

Per te, che sai chi sei, perché appena li ho visti non ho potuto fare a meno di pensare al nostro più semplice star bene insieme. Che poi, se l’avessi dedicata a qualcun’altro, chi ti avrebbe potuto sopportare?!

Intrografie

ottobre 6, 2011

Mood: vago
Reading: Yuri Herrera, La ballata del re di denari
Listening & Watching: Florence + The Machine – Shake It Out
Eating: Ringo Black
Drinking: acqua



Di Intrografie avevo già scritto. Del viaggio geografico ed emotivo che è alle sue fondamenta e delle mie dinamiche di interiorizzazione ed estetizzazione del reale esterno ho scritto ancora di più su questo spazio, nel corso di tutto un anno. Fondamentalmente Intrografie è il primo archivio parziale di storie, un libricino nero che ho rigorosamente voluto tascabile. Perché potesse stare dentro una giacca vicino al cuore come ci stavano i Canti di Catullo del mio professore di Letteratura Latina a Siena. Ed anche perché chiunque si ritrovi a guardarlo non lo liquidi in fretta, ma si soffermi ad analizzarlo per ricostruire i frammenti della storia nelle immagini con la stessa attenzione e lo stesso esercizio all’osservazione che richiede la possibilità di riscoprire e carpire i dettagli nel mondo reale per rintracciare i fili rossi dei propri racconti, chè io, ne sono convinta, ogni narrativa ed ogni visione non sono che il frutto del sentimento soggettivo del reale.
Insomma, ecco infine – alias, con le mie solite tempistiche dilatate – Intrografie. Meglio tardi che mai, oh!


Circonvoluzioni



Milano, Italia
Ventidue Febbraio Duemiladieci, ore diciannove e quarantatrè


Nantes, Francia
Quattordici Marzo Duemiladieci, ore diciannove e ventisette


Rijswijk, Olanda
Ventisei Dicembre Duemiladieci, ore quindici e otto


Monopoli, Italia
Tre Aprile Duemilaundici, ore diciotto e quaranta


Den Haag, Olanda
Ventisette Dicembre Duemiladieci, ore diciotto e quarantadue


Monopoli, Italia
Dieci Dicembre Duemiladieci, ore diciotto e uno


Nantes, Francia
Tredici Marzo Duemiladieci, ore undici e trentotto


Inter-mezzo



Venezia, Italia
Sedici Luglio Duemilaundici, ore quindici e cinquantotto


Milano, Italia
Tredici Febbraio Duemilaundici, ore quattordici e due


Castellana-Grotte, Italia
Nove Aprile Duemiladieci, ore sedici e cinquanta


Milano, Italia
Diciassette Marzo Duemilaundici, ore zero e cinquantotto


Derive


Como, Italia
Ventisei Marzo Duemilaundici, ore diciassette e quarantotto


Milano, Italia
Tredici Febbraio Duemilaundici, ore quattordici e due


Venezia, Italia
Sedici Luglio Duemilaundici, ore dodici e trentuno


Monte Grappa, Italia
Ventidue Luglio Duemilaundici, ore diciannove e cinquanta


Monte Grappa, Italia
Ventiquattro Luglio Duemilaundici, ore diciotto e trentatrè


Monopoli, Italia
Ventinove Luglio Duemilaundici, ore sedici e undici


Pietrapertosa, Italia
Ventisette Agosto Duemilaundici, ore sedici e quindici


Conclusioni provvisorie



Venezia, Italia
Sedici Luglio Duemilaundici, ore sedici e cinquantadue


Milano, Italia
Diciotto Febbraio Duemilaundici, ore quattordici e diciassette


Bassano del Grappa, Italia
Ventitrè Luglio Duemilaundici, ore quattordici e trentanove


Fasano, Italia
Quindici Agosto Duemilaundici, ore diciotto e trentotto
Mood: incerto
Reading: blogs di altra gente
Listening to: le automobili che sfrecciano sull’asfalto bagnato
Playing: a sperimentare
Eating: tra poco, da Zulio che sta preparando taaaaaante cose buone
Drinking: acqua






Mood: quieto
Listening to: Virgin Radio
Watching: Virgin Radio nel riflesso del monitor
Eating: trofiette al sugo, con zucchine chiaramente
Drinking: caffè






Sto aspettando che mi inviti sul lato oscuro della luna.
Lì, non posso atterrare se non me lo permetti.
Certo, farà paura e sarà duro, incontrarsi sul lato oscuro della luna.
Ma non è forse più temibile un’eclissi?


C’è posto per te, dentro, per te e per tutto quello che hai negli occhi, per la luce e per il buio.
Mi sono legata visceralmente alla tua umanità, non ad una tua astrazione perfettibile.
Ma se i pensieri viaggiano lontano e si nascondono palpabilmente in un nero diffuso mentre divaghiamo, se non riusciamo più a parlare nello spazio che abbiamo fatto nostro, chi sei tu, chi sono io, chi siamo noi, cosa resta di noi?

3^4

febbraio 8, 2011

Mood: vagheggiante
Reading: appunti sparsi in vista dell’esame di domani
Listening to: Mike Posner – Baby Please Don’t Go (il nuovo tormentone di questa sessione d’esami)
Watching: White Lies – Bigger Than Us
Eating: pan di stelle, nutella e panna pressati insieme, una cosa leggera, insomma
Drinking: caffè




«Pizzeria Padre Pio Buonasera»
«Eeeh, buonasera. Vorrei ordinare 3 margherite con patatine.»
«D’accordo. Con la terza pizza volete la margherita o la bottiglia di Coca-Cola?»
«La margherita!», che domande?!
«D’accordo. L’indirizzo?»
«Viale ****** , numero 3. Dovete suonare al 3.»


Sì, lo so.

Siamo gli stessi di 3 giorni fa.
Sempre 3 margherite con patatine.
Sempre Viale ******, numero 3,
Sempre al 3.

Quindi?



Libere associazioni

settembre 15, 2010

Mood: stremato (sessione autunnale del piffero!)
Reading: tesine e tesine
Listening to: Elisa (ft. Giuliano) – Ti vorrei sollevare
Watching: il monitor e se continuo gli occhi appassiranno
Playing: a distrarmi
Eating: gelato choco-muffin 🙂
Drinking: acqua



“Il filo rosso che unisce gli artisti selezionati è quello delle live performance, in cui l’indagine artistica si ibrida con la tecnologia per rispondere ad istanze di natura filosofica, antropologica e scientifica, oltre che sociale. I termini di modulazione di quest’analisi… ”


Gli esami sono troppi.
E troppa poca è la voglia di stargli dietro. Il culo rifiuta la sedia. E la testa si perde in voli pindarici, è spostata, c’è un errore di parallasse.
Proprio non ce la faccio.
Voglio dire, l’abbronzatura sta abbandonando la pelle, l’ho notato ieri in doccia. Cioccolato e latte tornano ad uniformarsi e presto sarò nuovamente candida, meglio dire pallida. Sto bene a cianciare! Pallida lo sono già, emotivamente.


Dalla più immediata indagine sul rapporto uomo-macchina con Epizoo di Marcel-lì Antunez Roca, nella cui performance il corpo viene messo a disposizione del computer interattivo e diventa oggetto di un gioco di massacro…”


Corpo. Un giorno gli chiederò scusa, non sono una buona compagna. Non lo sono complessivamente.


“… si passa all’ambito di una corporalità vissuta nella sfera dell’emotività e della percezione con Laser Sound Project di Edwin Van Der Heide.


Famiglia. Famiglia? Solitudine. Psicoanaliticamente. Vi amo.
Milano, Casa. Quest’anno ci provo. Mi ci metto d’impegno. Se apparecchio per qualcuno in più oltre me sento già il cuore riscaldarsi.


All’incrocio tra reale e virtuale, il concetto di corporalità incontra i temi della presenza e dell’assenza, della prossimità e della distanza e quello del controllo, con Can You See Me Now dei Blast Theory


Tu. Io. Noi? Voi. Loro. Non so. Chissà. Domani. Sarà. (Un giorno migliore?) Ho conosciuto uno. Grazioso. Non ci penso nemmeno. Vorrei davvero correre tra le tue braccia. Ma se te lo dico mi lasci? Shhh. Ond’evitare.


… e diventa termine di passaggio per una serie di considerazioni sulla concezione contemporanea di identità con COME.TO.HEAVEN di Gazira Babely.


Chi sono? Dove sono? Cosa faccio? Cosa voglio? Come fare?
Olanda. Dovrei, ma non voglio.
Non tengo dinero. Tocca sgobbare.
E i sogni, in quale cassetto? Ne ho tanti, alcuni neanche li conosco ancora. Non so se ci stanno. Forse son meglio due cassetti.


“Sposta questo keyframe di un secondo. Più in qua, più in là, ma vaffanculo s’è sballato tutto.”


Nina dice che ci sono giorni in cui non succede niente. Poi ci sono quelli in cui succede tutto. Bello e brutto. Ecco. Appunto.
Oggi ho pensato che dovrei cambiare suoneria al cellulare.
Dicono sia depressiva.
Voglio essere propositiva. Ho imparato a piangere. Sto diventando forte, dico, sarà poi vero?
Ho le pile scariche, questo è certo.
Dai gas, dai gas! La vita è così. Più cerchi di definirla, più ti sfugge. Lei corre più veloce. Io ho il difetto di non arrendermi.


“Non posso ancora lanciare il render.”

Avrei bisogno di un viaggio. Bello lungo. In qualche posto lontano. Magari mediterraneo.
E’ troppo tempo che non mi nutro di bellezza, non provo meraviglia, non riposo.
Sono stanca.
Stanotte non dormirò. E’ per la zanzara. Continua a ronzarmi nell’orecchio. Mi dà fastidio. E poi faccio reazione allergica alle punture di zanzare.
Bubboni. Me ne spuntano fin nel cervello.
L’ho stordita. Al prossimo colpo l’ammazzo. Sono animalista e pure vegetariana, non farei male ad una mosca. A questa zanzara sì.
Metto su il caffè. Ne assumo in endovena.
Devo studiare. Dovrei. Poco male.
Ho un rigurgito di ansia.
Gli occhi s’intrippano, mi costringo a resistere. Sembro una fattona.
Notte bohemien.
Non intendo struccarmi. Al mio incontro con l’inferno voglio andarci ben conciata.
Corro a vomitare. Sarà che ho bevuto. Aria. E’ l’inquinamento. Air pollution.
Ne approfitto per fare pipì.


La televisione è una tecnologia di trasmissione delle informazioni, una modalità di organizzazione, declinazione e distribuzione della comunicazione. La televisione ha cambiato il nostro modo di vivere a livello percettivo e neurofisiologico in quanto ha un forte impatto sul nostro processo di condivisione della realtà.”

Non sono disattenta. Non so come propormi.
Non devo propormi. Non è con me che intendi parlare. Più appropriato un estraneo per svuotare le palle.
Non siamo legati, non siamo legati, non siamo legati.
E’ un po’ come con le fate, Peter Pan la sapeva lunga! Basta crederci.
Ora siamo estranei.
Mi parli? Mi dici?
Ho bisogno.
Però. Qualcuno può domandarlo anche a me?
E’ passata una vita dall’ultima volta che un umano ha voluto sapere sestobenesestomale, che giro hanno preso cuore e testa.
Sono alla ricerca di un pozzo vuoto.
Devo svuotarmi le palle.
Due settimane al ciclo.


Secondo la teorizzazione della scuola di Toronto, la tecnologia è un’estensione della sensorialità umana”

Rettifico.


Voglio dire, l’abbronzatura sta abbandonando la pelle, l’ho notato ieri in doccia. Cioccolato e latte tornano ad uniformarsi e presto sarò nuovamente candida, meglio dire pallida. Auspicabile. Sono fin troppo colorata, emotivamente.





*
Con la gentile concessione E dei miei appunti E di detti propri della mia quotidianità da studentessa.
Sono distante un po’. Causa studio, davvero!
Manca poco alla libertà!