Mood: gratificato
Reading: Reif Larsen, Le mappe dei miei sogni
Listening to: Blues Jam in ChicagoI Can’t Hold Out [il blues mi ha ormai rapita, ciao]
Watching: Shame di Steve McQueen
Eating: biscotti al burro
Drinking: te



A un’analisi generica e poco approfondita, l’apprendimento di una nuova lingua sembra contenersi in una memorizzazione granitica di vocaboli, costrutti sintattici, regole grammaticali e principi di pronuncia, una somma monumentale di elementi in effetti la cui incombenza soltanto potrebbe giustificare l’incuria di un altro aspetto nodale relativo all’apprendimento di una nuova lingua, laddove questa venga appresa in uno Stato che l’abbia come sua ufficiale, andandoci a vivere a un certo punto, e per strada piuttosto che sui libri: ovvero che, l’acquisizione di vocaboli, costrutti sintattici, regole grammaticali e principi di pronuncia segue il solco della necessità, vale a dire colui che si sperimenta in una nuova lingua impara dando di volta in volta precedenza a quello di cui ha bisogno nella vita di tutti i giorni e in merito al quale avverte urgenza di espressione perché conta tanto, molto più in un contesto tutto nuovo, la possibilità di raccontarsi. La qual cosa significa che si potrebbe guardare ai personali e diversi processi di apprendimento di una nuova lingua per dedurre dove e come colui che si sperimenta nella specifica nuova lingua in questione stia andando.

Ho considerato allora la possibilità di utilizzare l’albero genealogico del mio olandese – di cui, mentre lo conosco, tengo traccia su foglietti sparpagliati insieme a lunghe liste di ordinazioni, cose da fare, promemoria e pensieri – come punto di introduzione a un’informazione su quello che mi succede dentro.

Ho rilevato che tra le prime asserzioni, accanto a vocaboli come tot ziens (ci vediamo), dank u veel (grazie), alstublieft (prego), mooi (bello), bierje (birretta), artisjokken (carciofi), ansjovis (acciughe), emerge

Ik ben niet kwijt. Ik ben een zwerver.
(Io non sono persa. Io sono una vagabonda.)

trovata un giorno nel capitello di un libro su una panchina in stazione a Rijswijk.
Tra le ultime – wat willen jullie drinken? (cosa volete bere?), mag ik de rekening? (posso avere il conto?), gezellig (intraducibile se non con un concetto a metà tra fico e accogliente), het spijt me (mi dispiace), opdonderen nu (vaffanculo) – si distingue, invece

Ik ben zoek naar mij.
(Io mi sto cercando.)

indotta da una serie illimitata di tentativi telefonici per rintracciare qualcun altro, Goedemiddag. Met Dorotea. Ik ben zoek naar Tizio. (Buon pomeriggio. Sono Dorotea. Sto cercando Tizio.)

Nel mezzo:

Een man op de maan.
(Un uomo sulla luna.)

e

Ik will graag […]
(Io vorrei […])

Mood: super-infastidito
Reading: news dall’Italia
Listening to: vicende di pazzi raccontate live da Lou a Yanna che reclama storie della buonanotte, ovvero tre donne in un lettone
Playing: a ballare come un’idiota su canzoni tamarre
Watching: Tomboy, di Céline Sciamma
Eating: frittata di spinaci e cioccolata
Drinking: birra e camomilla





“Mr. Berlusconi, 75, is quitting after a parliamentary revolt and a wave of market panic put an end to his 17-year domination of Italian political life, raising global fears of a political crisis in Italy.
Credit: Alessia Pierdomenico/Bloomberg News”
[The New York Times]


Esse Bi ha rassegnato le dimissioni.
Nei miei progetti più storici, avrei segnalato questa data tra quelle capitali, dodicinovembreduemilaundici a fianco, chessò!, di quella del giorno del mio primo ciclo, ecco sì, di tutte le mie prime volte, eventi di passaggio. Avrei sprizzato gioia fin dalle ascelle e me ne sarei andata a correre nuda per strada.
Ebbene, quello che mi fa incazzare è che, invece, non m’è venuto neanche da sorridere. E, ciliegina sulla torta, non ero la sola in questa mesta condizione.
Più che voglia di sognare mi sembra che ci sia voglia di tornare subito a dormire”, twitta Sabina Guzzanti – che di divertente c’è che in questa faccenda, come in molte altre, Twitter funziona più dell’Ansa – e c’ha ragione! Per sognare davvero c’è bisogno di aprire gli occhi. E ad aprire gli occhi ci si rende conto che con Esse Bi non vanno via vent’anni di (fanta)politica italiana, né tanto meno un secolo e mezzo di magagne, ché la politica italiana, diceva la mia prof.s-sa di letteratura italiana al liceo, è nata col peccato originale.
Ora il fu Bel Paese affoga nella merda economica, sociale, culturale, ecchissenefrega dell’eufemismo e chi più ne ha, più ne metta! E non solo è carente di maghi e geni della lampada per disintegrare il lercio in uno schiocco, ma anche della più minima coscienza nazionale e quindi della capacità di lavorare su larga intesa per il bene comune, senza disperdersi in beghe da taverna di basso rango, vecchie storie anche queste.
D’accordo, un po’ ci spero sempre, ma stando così le cose, che c’è da sorridere?

A ben pensarci però, tanto per non fare i disillusi persi, un motivo ci sarebbe. Se non altro, sul prossimo tram in Olanda, non dovrò vergognarmi di essere italiana quando il conducente mi chiederà ‹‹Uer du iu cam from?›› e, rispondendogli io ‹‹Italia››, lui mi dirà ‹‹Oh, Italia, nais president!››, provocando uno scoppio di risate clamoroso fino all’ultimo sedile.