Berlin-Friedrichstraße
aprile 30, 2015
Mood: vasto
Reading: Italo Calvino, Lezioni americane
Listening to: Angus & Julia Stone – For you
Watching: Borgman di Alex van Warmerdam
Eating: a grandi morsi
Drinking: tea
«Friedrichstraße era la stazione di confine tra Berlino-Est e Berlino-Ovest.
Qui un sacco di amanti si sono lasciati piangendo.»
Sul Kottbußer Brücke, a Berlino, ho visto un uomo piangere, aggrappandosi stretto a un altro. Si sono dati le spalle tutt’e due quando quell’abbraccio non avrebbe potuto essere più forte in alcun modo e si sono allontanati seguendo due direzioni opposte, senza mai guardarsi indietro. Uno si è infilato in un taxi, l’altro – quello che piangeva – è disceso lungo la strada che fiancheggia il Landwehrkanal, in direzione Treptow, laddove il canale si divide.
Ho pensato a lungo a quell’occhio azzurro versato in una lacrima e al significato del disinnamoramento, pur senza capire come funzioni per logica perché a forza di pensare ho perso il senso dei miei pensieri. O forse perché la logica non è uno strumento abbastanza adeguato al nostro caso. E a Friedrichstraße, amore, ti ho ascoltato raccontarmi la storia degli amanti a Friedrichstraße e mi sono intristita. Mi dispiace soltanto non averti detto, amore, lasciamoci a Friedrichstraße, amore. Se anche avessimo sogni più simili, non potrei disseppellire l’amore che ho perso amandoti, amore. Non essere triste.
Aspettando treni – Stazione a Sud Italia, strada facendo
luglio 3, 2012
Mood: flemmatico, causa caldo [mi sono messa in costume in casa]
Reading: dispense, dispense, dispense
Listening to: Devendra Banhart – Angelika
Watching: il sole che disegna geometrie sui miei fogli, distraendomi
Eating: fette biscottate a marmellata
Drinking: tazzoni di caffè
Qualche giorno fa, Alberto ha scattato delle foto che per fortuna ha scattato mi piacciono tanto perché hanno in sé la forza per ricordarmi all’occorrenza – tipo in qualche ora di questi ultimi giorni – tutta la felicità che posso provare,
senza possedere niente più che la certezza di averne diritto e possibilità
– e Gianvito qualche centimetro in là, intento per certo a rendere giustizia a una qualche puttanata con tutta le sue attitudini potenziate da cantastorie –.
Dovrebbe essere così per tutte le persone del mondo, sarebbe bello davvero perché le persone di tutto il mondo si sorriderebbero augurandosi il buon-giorno anche senza conoscersi e camminerebbero per strada senza sprofondare nell’asfalto ciascuno probabilmente con uno strumento musicale col quale improvvisare concerti, succede così quando ci si sente felici.
“[…] tu sei l’immagine del sole.”
Ma quant’è l’aria che si inghiottisce con una risata?
Holland, Pass Through // Aprile 2012
aprile 14, 2012
Mood: in pena, causa grave malessere psicosomatico
Listening to: Gotye – Bronte (And your voice still / Echoes in the hallway of this house / But now / It’s the end)
Watching: La principessa e il ranocchio di Walt Disney Studios
Eating: aria
Drinking: caffè
[Sassenheim – Den Haag]
Ho rincorso
per giorni
(traiettorie opposte)
senza troppo spostarmi.
***
A parte questo, come si può notare, adesso faccio sfoggio di un nuovo logo molto profèscional. L’ha studiato per me Yannamia ‘ché lei è una gra(n)-fica io proprio no, tant’è che mi sono fatta indirizzare anche sul modo migliore di piazzarlo nelle fotografie, siamo alla frutta.
A me il mio nuovo logo molto profèscional piace parecchio, mi sembra appropriato a me medesima, richiama l’infinito le ho detto e lei mi ha detto che mica le faccio a caso le cose io!
Concretamente
agosto 10, 2010
Mood: mumble-mumble
Listening to: mumble-muble
Playing: con gli acquerelli
Eating: a caso
Drinking: davvero troppi caffè
Al paese, tutti, ma proprio tutti, sono soliti dire che, nella vita, i treni passano e passano così come si può dire che non ci sono più le mezze stagioni, né gli uomini di una volta. Tu devi essere bravo a saltarci sopra. Saltare sopra al treno, ben’inteso, quando questo fa sosta alla tua stazione e guidarlo verso la tua fortuna.
Stupido chi resta giù a guardare il treno che si allontana per non tornare più! Col tempo, si ritroverà certamente a rimpiangerlo.
Poi una mattina ti svegli e scopri che per te c’è un treno e che non devi andare in stazione per afferrarlo perché è ai piedi del tuo letto, né devi guidarlo perché c’è l’autista che ha deciso dove portarti ed è una strada buona quella che ti propone. Non devi fare altro che salire.
E correre un piccolo rischio: quello di dover ad un certo punto mettere da parte i tuoi neonati sogni sul futuro. Perchè il futuro è ormai sempre più la quotidianità e sta sbraitando, vuole entrare.
E mentre tutto ciò che desideri è una visione più nitida del tuo status quo e la possibilità di scegliere se restare giù o saltare su, tra i fumi bianchi e il fischio del capostazione, aleggia solo il sentore che sarebbe stupido non salire.
Perché non puoi permetterti di non salire, questa volta non puoi permetterti di scegliere.
Concretamente
Concreta – mente
Con – creta – mente
*
“Non c’è bisogno tu me lo spieghi. Ho capito cosa vuoi raccontare.”
Due Agosto Millenovecentoottanta
agosto 2, 2010
Mood: irritato
Listening to: un mio amico-collega, i suoi sfoghi ed i miei
Eating: anguria
Drinking: l’acqua dell’anguria
Trenta anni fa, un sabato, la strage di Bologna.
Gli anni di piombo, il terrorismo.
Ottantacinque morti, duecento feriti.
Mio papà sorride ad un lato quando ne parliamo.
Io faccio domande. Vorrei sapere.
Lui non può raccontarmi molto. Fortunatamente. Parla di un boato da spaccare i timpani, del fumo e dell’impossibilità di riuscire ad avvicinarsi alla stazione, di superare i cordoni di gente.
30 anni fa mio papà era a Bologna. Due ore prima che la bomba esplodesse era in stazione per controllare l’orario di partenza del suo treno per Bari. Poi era andato a bighellonare in piazza.
E di lì aveva sentito l’esplosione.
30 anni fa mio papà avrebbe potuto essere in stazione. E poi chissà…
Io ci penso sempre.
E con emozione maggiore da che ho visto lo squarcio lasciato a commemorazione nella parete della sala d’attesa della stazione di Bologna.
Una ferita ancora squarciata.
E lo senti, senti che qualcosa lì è successo perché nell’aria c’è una strana tensione.
Un amico mi ha detto
“sono le correnti che fanno le rotte”.
Ed io, che pure credo di essere la demiurga del mio destino, un po’ ci credo.