Mood: pericolante
Reading: What’s really at stake at the Paris climate conference now marches are banned Naomi Klein su The Guardian (trad. disponibile su Internazionale)
Listening to: Camille Yarbrough – Take Yo’ Praise
Watching: This changes everything by Naomi Klein
Eating: zuppa di lenticchie
Drinking: acqua




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The Netherlands, Amsterdam, 29 November 2015.
Klimaatparade, part of the global People’s Climate March 2015.

C’era il vento. Correvo da una parte all’altra, volevo testimoniare tutto*,
i tuoi capelli rossi tra settemila manifestanti.

In linguaggio tecnico

novembre 4, 2014

Mood: sereno
Reading: Mario Calabresi, A occhi aperti
Listening to: Sigur Rós – Varúð
Watching: lunghissime to do list irrisolte [come questo spazio ultimamente]
Eating: torta di mele
Drinking: tisana salvia e rosmarino



Il termine “esposizione” indica lo spazio di tempo durante il quale un materiale sensibile viene colpito dalla luce che passa attraverso un sistema ottico; più spesso, indica la quantità di luce che raggiunge un materiale sensibile, passando attraverso un sistema ottico nel suddetto spazio di tempo. In linguaggio tecnico, si dice che una certa quantità di luce, passando attraverso un sistema ottico in uno spazio di tempo predeterminato, impressiona il materiale sensibile,
imprime sul materiale sensibile un’impressione del mondo.
[estratto da Fotogenia, in «Qualcosa intorno alla luce». Oscillazioni costitutive di una sguardo.]

(c) dorotea pace photography

The Netherlands, Meijendel, 01 November 2014
Picture taken by J., while exploring the dunes together, and edit by me.

«Ora, J., scatta questa fotografia ‘ché c’è una luce da paura!», gli ho detto mentre oscillavamo vicini nel vento e sono rimasta in punta di piedi a rimirare questo pezzo di mondo attraverso l’oculare della mia macchina fotografica contro l’incavo azzurro dei suoi occhi, parlando di luce e di esposizione col batticuore tra le mani, click. Quella sera stessa, J. mi ha raccontato di come si usa tagliare il globo terrestre per rappresentarne un luogo preciso all’interno di un planisfero, poi mi ha spiegato come si legge la superficie del mondo attraverso i colori di una visualizzazione radar. E io dovrei saperlo da qualche tempo ormai, invece mi meraviglia ogni giorno – che ogni giorno da mesi ci scambiamo gli occhi e a occhi nudi ci esponiamo a vicenda e a quattr’occhi così esploriamo il mondo come altrimenti non avremmo potuto, con lo stesso trasporto e con la stessa delicatezza di quando facciamo l’amore e poi giochiamo alla guerra pollice contro pollice. È una sensazione così intensa e multiforme, la compenetrazione.

Mood: trepidante
Reading: Mario Calabresi, A occhi aperti
Listening to: Moddi – House by the Sea
Watching: film senza impegno
Eating: gelato
Drinking: una tisana dopo l’altra



Nata in Francia nel 2007 su iniziativa dell’Union Internationale de Conservation de la Nature e della rivista Terre Sauvage, Fête de la Nature è una manifestazione annuale che anima città e nazioni intere con eventi di ogni genere a diretto contatto con la natura, di modo che organizzazioni locali e internazionali e cittadini possano mettersi tutti insieme a scoprire e riscoprire il proprio ambiente. Dacché è stata proposta e presentata in Francia, Fête de la Nature è stata accolta anche in Svizzera e in Portogallo e, quest’anno per la prima volta, in Olanda.

Vier de Natuur, la prima edizione olandese della Fête de la Nature, è stata celebrata il 24 e il 25 maggio ed è stata definita a ragion veduta un gran successo dacché si sono contati quarantatremila partecipanti e duecentonovantuno attività su tutto il territorio.

Den Haag ha aderito all’iniziativa con un festival organizzato da DHiT – Den Haag in Transitie, in collaborazione con Stichting Duurzaam Moerwijk, nel quartiere di Moerwijk, uno di quelli con i palazzoni grigi tutti uguali dove sembra sempre autunno, nonostante il circostante Zuider Park rigonfio come un polmone. Nel corso della Fête de la Nature, dieci iniziative locali hanno trovato supporto di modo che la comunità di Moerwijk potesse vivere fuori dalle porte di casa, per strada e nei giardini e negli orti tra un condominio e l’altro, godendo dei colori, della musica e delle danze, dei giochi e dei picnic, ma soprattutto del benessere che deriva da un momento di condivisione allegra a diretto contatto con la natura. Dal primo rullo di tamburi della parata che ha aperto il Festival percorrendo il quartiere come un’arteria veloce per spingere tutti uno dopo l’altro fuori dalle porte di casa, al tramonto della domenica successiva nella quiete di Eetbaar Park, Moerwijk non ha smesso di fermentare.


Ma c’è una cosa più interessante ed è questa: alla chiusura della Fête de la Nature, le organizzazioni sorte in occasione del festival si sono sviluppate e hanno dato seguito alle loro iniziative. I giardini hanno portato le piante e i frutti seminati mesi prima e non c’è retorica in questa frase. Vier de Natuur è stato soltanto un punto di partenza nella direzione di una dimensione più solidale e sostenibile a Moerwijk, un quartiere come tanti altri delle nostra città.

Quelli di Moerwijk li ho conosciuti abbastanza. Una settimana prima dell’inizio della Fête de la Nature a Moerwijk, attraverso DHiT, ho accettato l’incarico di documentare fotograficamente l’evento, ma allora non mi era chiaro quanto fosse ampio il progetto che avevo iniziato a seguire e con quante e quali persone mi avrebbe portato a contatto, non solo nella contingenza di un weekend particolare, ma anche nel corso dei mesi successivi.
Penso a ognuna di loro come a un dono prezioso e poi un pezzo fondamentale nella mia grande ricerca sul senso dell’entusiasmo. Son tipi in gamba, quelli di Moerwijk, con una molla gigantesca che li spinge in aria dal centro del loro intestino. Appartengono a razze e credi religiosi totalmente differenti, talvolta discordano, ma mettono a disposizione la stessa umanità e lo stesso slancio amoroso per il mondo nel quale vivono e nel quale in molti casi hanno messo alla luce dei figli: sono vivi e si impegnano per rendere la loro realtà un posto migliore.
Io con una camera in mano spero di averne saputo restituire un pochino forza e emozioni, non solo perché allora quelli di Moerwijk si ritroverebbero belli nelle loro immagini – e io davvero voglio che si rendano conto di quanto sono belli! – e non solo perché anche qualcun altro sarebbe in grado di vederli belli con i propri occhi così come io ho fatto coi miei e proverebbe magari a seguirne gli espedienti. Ci spero soprattutto perché avercela fatta sarebbe il segno che adesso contengo sottopelle la bellezza che ho visto e ascoltato, ‘ché quest’accoglienza empatica senza riserve è l’unico modo per riconsegnare tutto quanto al mondo, laddove la bontà deve stare. Se penso in questi termini, il mio lavoro ha un senso. E io ho bisogno dei sensi.

Le storie della Fête de la Nature a Moerwijk sono state raccolte in un libro, Vier de Natuur in Moerwijk: een festival door de wijk voor de wijk / La Fête de la Nature a Moerwijk: un festival dal quartiere per il quartiere, perché a una cosa è davvero importante dar peso: Vier de Natuur – Den Haag arriva dal basso, dall’energia e dall’entusiasmo stesso della gente di Moerwijk, una popolazione che si riconosce parte integrante di un ecosistema più grande e familiarizza con questa scoperta a modo suo, nel proprio quartiere, a partire dal proprio quartiere.

Il libro sarà lanciato mercoledì 8 ottobre, alle ore 20, a Eetbaar Park [qui l’evento]. Ci saranno tutti. Devo dire che sono parecchio emozionata? Molto più di quando ho fotografato in uno dei giardini a Moerwijk la principessa Irene Emma Elisabeth d’Olanda, madrina della Fête de la Nature.

(c) dorotea pace photography

The Netherlands, Den Haag, Moerwijk, 24 May 2014.
Princess Irene Emma Elisabeth of the Netherlands, who has strongly promoted Fête de la Nature in the Netherlands, visiting one of our garden, at the end Carnival Parade.
Mood: melanconico
Reading: Mario Calabresi, A occhi aperti
Listening to: emozioni a mezzo intestino
Watching: Bertil Nilsson‘s
Eating: fuori orario
Drinking: tisana d’hibiscus




(c) dorotea pace (c) dorotea pace

The Netherlands, Den Haag, Eetbaar Park, 01 October 2014

Oggi non la smettevo di pensare agli alberi che son morti.
Così a un certo punto nel pomeriggio sono andata a vedere i bambini che curano le foglie e che scavano nel cuore stesso della Terra.

سلام

settembre 16, 2014

Mood: pacifico
Reading: scartoffie burocratiche olandesi
Listening to: Meeting Azrael, in Poulet aux prunes OST
Watching: Lucy di Luc Besson
Eating: a fasi alterne
Drinking: acqua




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The Netherlands, Wassenaar, Iranian Residence, 13 September 2014. Open Monumentendag.
Alireza Jahangiri, Ambassador of the Islamic Republic of Iran in The Netherlands listening to an ensemble playing traditional persian music with violin, tar and daf (above); young Iranian musician playing the Daf (below).

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Faezeh Rezagholinejad, jewelry designer (above) showing her handmade work mostly done in Iranian traditional style.

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Mood: entusiasta
Listening to: Lynn Johnson on the heroic nature of humanity (nationalgeographic.com)
Watching: Nick Veasey’s Cyanotypes of x-rays
Eating: mozzarella, pomodoro e basilico
Drinking: caffè




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The Netherlands, Den Haag, Moerwijk, 12 September 2014.
Stefanie and Timon who doesn’t know how to fly.

Dietro la macchina fotografica

settembre 11, 2014

Mood: malfermo
Reading: William Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate
Listening to: Alt-J (∆) – Taro (Live on KEXP)
Watching: Boyhood di Richard Linklater
Eating: gelato
Drinking: acqua



In certi momenti ricordo con estrema precisione perché, quando ho iniziato, mi sono innamorata del mio lavoro e perché continuo a darmi da fare e a essergli dedita. Sono attratta dagli esseri umani e dai barlumi di storia nei loro occhi, soprattutto mi affascinano quelli che, sostenuti dalla più dolce delle dignità, si impegnano a migliorare la propria esistenza e a trovare nel mondo un posto felice per se stessi. Senza di loro i miei racconti sono sterili. Questo perché, al di là di chi vedrà il mio lavoro e ne percepirà, spero, una qualche emozione, io credo che stare dietro la macchina fotografica serva a fare di me una persona più bella.

dorotea pace_photography
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Qualche mese fa, ho accettato un incarico fotografico che mi ha portata e continua a portarmi nei giardini urbani più umani di Den Haag. È un pullare indescrivibile di energie, ma ci sarà modo di approfondire. Sevda (a destra della foto, in rosso) vive a Moerwijk, un quartierie multiculturale di Den Haag la cui situazione è tutt’oggi socialmente poco agiata, in un appartamento uguale a tanti altri in un complesso uguale a tanti altri della zona che si affaccia come tutti gli altri su un giardino dove, di tanto in tanto, Sevda organizza, con il supporto di una sua vicina di casa, dei piccoli eventi comunitari per le famiglie del quartiere. E quando questo succede, anche se il cielo è grigio, Moerwijk sembra tutto un gran colore di teli, scialli e giocattoli. Sevda e io parliamo poco, in un limbo a metà tra il mio cattivo olandese e il suo cattivo inglese. Ma questo fa sì che la comunicazione sia essenziale, fatta com’è più di gesti e espressioni che parole. Ritrovo tanta bontà nei suoi occhi. E tanta vitalità nelle piccole facce dei marmocchi che per un’ora, fin dal primo passo che ho mosso nel loro giardino, hanno continuato a sciamarmi attorno. Mi insegni a fare le foto, strana italiana anglofona? continuavano a domandarmi e nel frattempo qualcun altro si arrampicava sul cavalletto poco più in là. Ecco, questo pomeriggio è stato proprio uno di quei momenti in cui ricordo con estrema precisione perché, quando ho iniziato, mi sono innamorata del mio lavoro e perché continuo a darmi da fare e a essergli dedita.

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“Strana italiana anglofona” con il gruppo dei bambini del giardino. La foto dovrebbe essere stata scattata dalla ragazzina con la felpa viola.