Mood: irrequieto
Reading: Jack Kerouac, On the road
Listening to: Cowboy Bebop OST 2 No Disc – Don’t Bother None
Watching: Arcade Fire – Afterlife live agli YouTube Music Awards. Diretto da Spike Jonze.
Eating: pane nero
Drinking: latte di nocciola



Domani voglio salire sul primo treno che capita e non badare alle destinazioni perchè tutto quello che mi interessa é consegnarmi al movimento del mondo e leggere finchè ne ho voglia.

Parentesi grassa

“Non riuscivamo neanche a immaginarlo, il viaggio. Era il più incredibile di tutti quelli che avevamo fatto.”

[Jack Kerouac, On the road, Parte Quarta]

Sofia

maggio 2, 2013

Mood: intorpidito
Listening to: Raphael Gualazzi – Reality and Fantasy
Eating: crostata di crema e marmellata rossa
Drinking: succo di mirtilli



Mi hanno riferito che a due giorni da quello previsto per il tuo arrivo, ti si è bloccato il cuore – dieci secondi senza battere – e che perciò sono venuti a prenderti di forza dal ventre dov’eri e ti hanno [r]incubata perché troppo piccola in un rettangolo di policarbonato trasparente, al di qua del quale tutti restrebbero seduti per ore a guardarti con lo sguardo di meraviglia come si osserva un trasformista, gli occhi si sono aperti, le rughe per lo sforzo si sono distese, il viso si è arrotondato, i capelli sono cresciuti, adesso assomiglia a sua madre, no a sua nonna paterna, no a suo cugino maggiore, adesso un po’ a tutti anche a me scusate che dormivo con le mani strette a pugni in testa come lei, gli occhi stanno cambiando colore, saranno azzurri, non azzurri, ad ogni modo.

Potrebbero esserci molti motivi per i quali ti si è bloccato il cuore, per esempio
terrore di dover vivere
euforia di dover vivere
‘ché sempre da dove ci troviamo la vita sembra gigantesca, figurarsi dall’interno di un ventre quando bisogna poi spingersi fuori!

Qualcuno ti dirà che il battito del cuore è quello che ci tiene vivi e non ti avrà raccontato una bugia.
Io ti dico solo questo: a noi esseri umani – tutti e di ogni età –, spesso nel corso della vita succede anche che il cuore ci si blocchi per un certo momento di un certo giorno e che poi, così come si è bloccato, torni a battere. Cosa che può sembrarti un po’ inquietante adesso che hai solo due giorni, ma lascia che ti dimostri il contrario.
Quando il cuore ci si blocca per un certo momento di un certo giorno è perché in quel certo momento di quel certo giorno le emozioni di cui ogni giorno facciamo più conoscenza e che si accumulano nel cuore, a qualunque cosa siano simili – l’aria che si sposta tra un bacio a fior di labbra o il rifrangersi di una tempesta contro il torace –, si sono sciolte e si sono gonfiate fino a inondare e inabissare per un certo momento il cuore, del tutto sprovveduto di fronte a quell’evento unico e inatteso, improvviso.
Più l’emozione è profonda, e più a lungo il cuore trattiene il fiato prima di riemergere, è evidente no?

Certo, qualcuno potrebbe obiettare che è tanto meglio costruire dighe attorno al cuore e vivere ogni giorno svegliandosi alla solita ora, compiendo un certo numero di solite azioni – quali mangiare le solite cose, fare il solito lavoro, parlare delle solite cose con le solite persone – e andare a dormire alla solita ora con la certezza di essere vivi, dacché il cuore ha regolarmente battuto.
Ma prova a immaginare che a quel qualcuno si blocchi il cuore a un certo momento di un certo giorno e che poi capisca, tornando a sentirlo battere, di non essere morto – come avrebbe potuto sembrargli – ma per esempio innamorato. O furibondo. Estasiato. O angosciato. O tanto altro ancora. Dirà allora di aver vissuto.
E vivere non è uguale a essere vivo, converrai con me,

mi sfugge di dirti, come se te e io già potessimo discutere sui massimi sistemi perché a un certo punto di queste parole mi è venuto da chiedermi se non ti stessi raccontando cose che hai già assimilato due giorni fa,

quando ti si è bloccato il cuore e poi sei nata,
Sofia.

Queste parole, invece, sono io, Dorotea, tua cugina,
non potendo essere tra gli altri dietro l’incubatrice, ma volendo.


Bene-arrivata.

Mood: sereno
Reading: Zadie Smith, The Book of Other People
Listening to: vociare e musica nel vento
Eating: riso freddo ancora
Drinking: birra amara con retrogusto di agrumi



Eravamo sedute sulla piccola scoscesa di sanpietrini che, superata la balaustra di pietra bianca e il via vai dei chiunque, finisce nel Naviglio Pavese, Yanna e io a bere una birra amara e chiacchierare mentre Milano si increspava e scorreva via con l’acqua e c’erano nell’aria la musica francese e nel cielo un pugno di stelle, quando ho tirato su lo sguardo e sono stata costretta a frenarlo in quelli di un uomo e di una donna tutti presi a osservare noi che bevevamo una birra amara e chiacchieravamo mentre Milano si increspava e scorreva via con l’acqua e mi è sembrato che questa cosa le loro facce stupite voglio dire dovessero avere un senso in più perché quando ho riportato lo sguardo nella birra sul Naviglio per rialzato subito dopo l’uomo e la donna erano ancora lì a osservare noi che bevevamo una birra amara e chiacchieravamo mentre Milano si increspava e scorreva via con l’acqua.
Allora l’uomo che era tutto un sorriso ha detto di star pensando che d’accordo sarà che a cinquantatrè anni si è un po’ rincoglioniti, ma il Naviglio e noi due appollaiate sul limitare a parlottare dei fatti nostri questa cosa qui gli sembrava molto romantica a Milano dove non capita spesso di.
E io che a questo punto ero tutta un sorriso anch’io gli ho detto che questa cosa qui era un modo per trovare poesia a Milano ‘ché esiste la poesia a Milano anche se la donna che era tutta un sorriso aveva ribattuto che a Milano si fatica a riconoscerla.
E l’uomo che era tutto un sorriso ha concluso con un sorriso più grande ancora ‹‹Voi ci riuscite›› ed è andato via con la donna che era tutto un sorriso

e anche il marmocchietto traballante sotto una pila di bicchieri di plastica che chiedeva con insistenza se avessimo finito la birra per poter ricavare qualche spicciolo dal vuoto a rendere al birrificio anche lui era tutto un sorriso,
Milano intera era tutta un sorriso mentre si increspava e scorreva via con l’acqua.


Devo ormai riconoscere che negli ultimi giorni Milano si fa spazio tra i miei pensieri una badilata emotiva dietro l’altra. Ma questo è l’inizio di una storia che non racconterò stanotte.

Mood: cosìcosà, come sempre succede quando mi accingo a compiere gli anni
Reading: Mathias Malzieu, La meccanica del cuore
Listening to: Bon Iver – Skinny love
Watching: una stella che brilla in cielo a Milano
Playing: a scegliere lo smalto
Drinking: caffè
Eating: polpette di melanzane






‹‹Leggendola ho avuto l’impressione che lei consumasse tutto, sigarette e emozioni. Che poi consumare è voglia di vivere a fondo, mi spiego? È questo che voglio raccontare.››

con queste parole all’incirca e la sottilissima tunica bianca da colorare nel caffè annodata in un pugno, Mirko ha presentato a me e Zulio il progetto per il quale ci ha chiesto collaborazione come videomaker.

(un sospirespiro)
D’accordo, ci sto. Eccome.




Sul suo blog, la dedica del lavoro ad Alda Merini.
E a proposito di blog, ne approfitto per linkare quello di Agnes – la modella del video – che è zeppo di belle fotografie, lei è una fotografa.

Mood: quieto
Reading: Luiz Ruffato, Sono stato a Lisbona e ho pensato a te
Listening to: Ritchie Valens – La Bamba
Eating: troppi panzerotti
Drinking: acqua



In preda al mio pallino del nomadismo che mi ha portata da Milano a Siena e da Siena a Roma e da Roma a Bari, sempre “proprio zingarella”, come ormai usa definirmi la mia mamma leggermente sconvolta, leggermente divertita, leggermente impotente, me ne andavo ieri all’imbrunire per Piazza Navona, in solitaria e col passo trascinato, intessendo un pensiero dietro l’altro in una cantilena lamentevole ed insieme combattendola, senza sosta né consapevolezza di quanto il giogo mi si fosse stretto attorno al collo e la testa si fosse accartocciata su se stessa, fino a quando ‹‹Un sorriso per favore, signorina!››, schizzato all’improvviso tra i miei rimescolii fumosi, non mi ha fatto sobbalzare, fermare, alzare la testa, girare di scatto, ma che?, un omone di colore, giacca e camicia, occhiali da vista bianchi con scritta dorata, Onnò, ora mi s’appiccica per invitarmi a cenare nel suo ristorante!, ‹‹Italiana?››, ‹‹S-sì››, ‹‹Un sorriso per favore, signorina!››, con la voce profonda ed allegra, tutto serio, e la gesticolazione ad ampie traiettorie, da dove cazzo è sbucato? Dritto, dritto da City of Angels?, m’è venuto da sorridere per davvero a guardarlo, stralunata come mi sentivo e vuota d’un colpo, ‹‹Lo vede? È cambiata da così a così››, rivoltando la mano come la frittata nella padella, ‹‹Ha un sorriso bellissimo. Non smetta mai di sorridere, per favore!›› al qual punto, la faccia ha iniziato a tirarmi da tutti gli angoli, preannunciando un sorriso alla grande, di quelli che sbarcano fin negli occhi, ‹‹Buonasera, signorina!››, e non vuole neanche invitarmi a cenare nel suo ristorante!, ‹‹Ma buona serata a lei!›› e mi sono girata per andarmene, poi mi sono rigirata ‹‹Grazie!›› e mi sono allontanata che mi sembrava di saltellare, sollevata dal centro dello stomaco, sicché sono deflagrata in lacrime e risate, dannato Vivere! ed io che ormai non mi nascondo più e per fortuna!.