Mood: quieto
Reading: George Perec, La vita, istruzioni per l’uso
Listening: i The XX live all’Heineken Music Hall
Watching: Sofia in Skype
Eating: spaghetti zucchine e pecorino
Drinking: tisana della buonanotte




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[The Netherlands, Amsterdam, Silent Rave in Museum Plein. 19 maggio 2013.]

Di certe persone, soltanto adorare la bellezza pacifica, quella che arriva a affacciarsi alla luminosità dell’incarnato,
mi fa sentire redenta.

- Te lo direi, io, quanto ti ho adorata…,
potendolo quantificare [ventiquattro scatti in un minuto]. -

Mood: carico
Listening: James Yuill – The ghost
Playing: a rimettere in sesto il corpo con strambi esercizi mattutini
Eating: gnocchi al gorgonzola
Drinking: caffè



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[Netherlands, Noordwijk]

Per esempio,
a mia madre vengono gli occhi grandi come ai bambini davanti a un gigantesco lecca lecca, quando assiste all’evento meraviglioso di un fiore che si schiude. Immaginarsi se i fiori in questione sono più d’uno.

Con amore.

Spazi a utero

maggio 12, 2013

Mood: sovreccitato
Listening: David Bowie – How Does the Grass Grow
Watching: The Big Wedding di Justin Zackham [per la serie: il gusto del trash]
Eating: se non fossi troppo pigra per alzarmi dal letto adesso
Drinking: birra



Alcuni spazi hanno la forma di un utero.

Spazio [un tipo di] è il contenitore che viene a costituirsi tra due esseri umani quando si mettono a esplorarsi.
Due esseri umani che fanno l’amore sono uno spazio. Anche due esseri umani che si raccontano sono uno spazio.

dorotea_pace_photography [Netherlands, Noordwijk aan Zee]
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[Netherlands, Noordwijk aan Zee with Dominic]

Ho conosciuto Dominic a Milano quando pensavo non avesse più nulla da offrirmi, l’ultima sera prima di tras-locare verso l’Olanda. Io avevo un tetto e un lenzuolo, lui – tedesco in viaggio a Milano con le scarpe da trekking – un pacco di te alla fragola e una stecca di cioccolata fondente. Tutt’e due un “forte gusto per la boheme tira a campare” – così la definisce Perec.
Quello sera abbiamo passeggiato senza itinerari. Poi si è fatta notte ed è trascorsa fino all’alba a dirci tante cose l’un l’altro e a spiegarci cosa e come ci sentivamo tra un bicchiere di te e un pezzo di cioccolata, rannicchiati sotto lo stesso lenzuolo su un divano tanto piccolo che i piedi si toccavano. Ci siamo addormentati così, dopo un po’ che avevamo iniziato a biascicare e a chiudere gli occhi.
Ora che ci penso, non ero affatto intimidita, né provavo vergogna. L’intimità per me – a maggior ragione con un estraneo – ha spesso questo risvolto, ma quella sera non ci ho proprio pensato. Era naturale com’era.

Come in utero.

A matita

maggio 9, 2013

Mood: impaziente
Listening: il condominio che dorme
Watching: La febbre del sabato sera di John Badham
Eating: sgraffignando qua e là nel frigo
Drinking: acqua



In onestà, – a differenza di quello che può sembrare – annoto e scrivo alquanto in questi giorni, in ogni momento del giorno. Ma solo su un taccuino con la copertina rigida verde che porto sempre con me. O sugli scontrini, sui retro dei biglietti del treno, sugli involucri dei filtri da te, dappertutto quando non trovo nel giro di pochi secondi il taccuino con la copertina rigida verde che porto sempre con me. Di fatto scrivere a mano per me è un piacere, nel senso che inanellare con accuratezza una lettera all’altra proprio mi riempie di gioia e oltretutto è come fare l’elettrocardiogramma ai pensieri ‘ché io annoto e scrivo essenzialmente quel che sopra ogni altra cosa mi pressa [in questi giorni per lo più traiettorie da un punto a un altro e elenchi].

Dacché annoto e scrivo alquanto a mano in questi giorni, porto sempre con me anche un ciuffo di matite con la punta ben affilata avvolta in carta straccia per non sporcare tutt’intorno.
Le cose che reputo importanti soprattutto, io le annoto e le scrivo da sempre a matita, potendo, firmerei anche i documenti ufficiali a matita,
come se un giorno dovessi cancellare tutto.
Il fatto è che a me la matita piace ben appuntita di modo che la scrittura mi venga fuori sottile e leggera, caratteristiche di non secondaria importanza ai fini della lettura, avendo io la grafia molto, ma molto minuta.
Per questo motivo porto sempre con me anche un ciuffo di matite con la punta ben affilata, continuo a preferirlo al temperino.

Seleziono giorno per giorno il numero di matite di cui potrei aver bisogno, assecondando l’istinto. Spesso arrivo a sera persino con una punta per l’indomani mattina, spesso, invece, mi ritrovo a metà poeriggio a dover annotare e scrivere qualcosa avendo stondato la punta a ciascuna delle matite del ciuffo.
In ragione di questo inconveniente, le mie parole diventano un susseguirsi di lettere tanto piene e appesantite che sulla carta scadente di cui è fatto il taccuino con la copertina rigida verde che porto sempre con me basta passarci sopra il pugno inavvertitamente per sbavare grafite a ogni angolo o far collimare una pagina con un’altra per amalgamare annotazioni e scritti [pensieri] tra loro distanti anni luce,

fin quando tutto quanto non si lava via. Che processo estremamente naturale.

Innamorarsi a Rotterdam

maggio 8, 2013

Mood: quieto
Reading: le favole di Esopo secondo mio padre
Listening to: Ólafur Arnalds – Rain
Watching: From Holland With Love, exhibition in the Nederlands Fotomuseum
Drinking: succo di frutta



ed_van_der_elsken_zelfportret_met_vrouwEd van der Elsken, Zelfportret met vrouw, Edam (1971)

virgola [libera associazione]

ed_van_der_elskenGünter Rössler, Untitled Nude, 1985

Mood: sereno
Listening to: Hindi Zahra – Stand Up
Watching: Jessica Tremp’s
Eating: assai, troppo… rotolo.
Drinking: tea




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[Netherlands, Kijkduin]
Mood: sovraccarico
Reading: Daniel Clowes, Justin M. Damiano in The book of other people
Listening to: respiri dormienti
Eating: formaggio di capra e pomodoro
Drinking: tisana di camomilla e valeriana



Tra gli elementi umani che proprio mi sconcertano [per non scrivere "mal tollero"], più ancora di quelli-della-sottocultura ci sono quelli che fanno erudizione con la sottocultura, per esempio quel provincialotto milanese – giacca, cravatta, zainetto – in vacanza olandese tutto fiero del figliolo ingegnere Erasmus a Delft che, domandandomi questa sera «E tu, invece, da dove vieni precisamente?» e sentendosi rispondere «Sono nata a Bari, ho passato gli ultimi tre anni ufficialmente a Milano e adesso vivo qui in Olanda», ha osservato «Certo che da Bari a qui…».
Al che, Just to be sure, gli ho domandato «Cosa intende, mi scusi?»
«Beh, questioni di cultura… Non deve essere facile adattarsi qui per uno di Bari.»
Mi è cascato nella testa un secondo di silenzio.

Non è possibile. Che un tale elemento prodotto dalla sottocultura venga a parlarmi di cultura è quantomeno un ossimoro. «In onestà, signore, non accuso alcuna controindicazione.»
«Beh, magari il passaggio intermedio da Milano…»
Mi è salito alla testa un litro di sangue, a me? sta parlando proprio a me? «Mi permetta, signore. Sono nata a Bari. Ma sono certa di poter affermare di aver visto, Milano a parte, più mondo io negli ultimi due anni che lei in tutta la sua vita. E, la voglio anche rassicurare, mi sono adattata e integrata con serenità ovunque, così come continuo a fare,» il che fa sì che il mio cervello a differenza del tuo non vada sempre in tondo su se stesso come la circonvalla.«Le auguro una buonissima serata,» zaquar!

E vedete, da tempo ipotizzavo di mettermi a analizzare più a fondo cause e conseguenze di una certa sottocultura da luoghi [geografici] comuni tipo non ci sono più le mezze stagioni e è tutto un mangia mangia, ma stanotte corro il rischio di essere poco polite, sicchè.

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