Mood: affaticato
Reading: Guido Catalano, Fiesta
[“È Natale
facesse un po’ di neve, almeno
o tu ti trovassi a portata di baci
o io avessi sette anni
ma nessuna delle tre”]
Listening to: Colleen – Captain of None
Watching: Mr. Nobody di Jaco Van Dormael
Eating: bacche di Goji
Drinking: chai nero



Da sempre, una della mie rogne più grandi è lo spazio d’archiviazione digitale, sistematicamente troppo poco, continuamente agli sgoccioli. Colleziono a centinaia di migliaia megabytes per naturale – ahimè – tendenza all’accumulo e non ci bado neppure. Del resto, mentre nel mercato dei supporti di archiviazione digitale è sempre come la corsa allo Spazio, i megabytes peccano di poca concretezza. Soltanto quando, a un certo punto, l’ennesimo supporto gigamega di archiviazione digitale nel quale ho riposto tutta la mia fiducia giunge alla saturazione con una velocità proporzionale al peso incrementale dell’alta qualità elaborata dai miei apparecchi elettronici, soltanto allora quelle centinaia di migliaia di megabytes acquistano un peso specifico.
Si pone a questo punto un atroce dilemma: potrei comprare nuovi spazi esterni gigamega di memoria digitale e continuare a ammassare megabytes a centinaia di migliaia. A voler esagerare, potrei occupare una stanza intera con i miei supporti gigamega di memoria digitale, poi magari un appartamento con vista sul mare. Oppure potrei, con un po’ di pazienza, cominciare a liberarmi di qualche megabytes in eccesso.

Da anni ormai apprezzo gli ambienti essenziali molto più di quelli ridondanti e con l’avvicinarsi della fine dell’anno, mi prende sempre più di frequente una certa smania esagerata di fare spazio e riorganizzare tutta la vita che mi è passata sotto il naso. Con quest’idea in testa di alleggerire i cassetti e dare aria ai polmoni, apro anche i miei archivi gigamega di memoria digitale, un mare magnum di scorci e riflessi, bruciature e sfocature. Esamino una cartella alla volta, file per file, un giorno dopo l’altro per giorni – e, devo aggiungere, non arrivo mai alla fine. Cestino centinaia di migliaia di megabytes assolutamente irrilevanti. Pochi altri invece mi colpiscono profondamente. Non perché siano evidenze della vita che mi è passata sotto il naso. Al contrario mi affascinano in quanto ombre e falle della memoria: luoghi deputati alla fantasia, fonti inesauribili di storie, spazi vivaci di snodo e ritorno, punti cruciali di riferimento. E mi stupisce che per molto tempo questi megabytes siano rimasti intoccati nei miei archivi gigamega di memoria digitale.

Vorrei concepire uno spazio meticoloso, uno spazio inventariato dove giustapporre ciascuno di questi megabytes secondo ordini di causa e effetto variabili a seconda delle circostanze in atto, certamente l’inventario più instabile che sia mai stato concepito, un intrico complesso di percorsi diversi eppur tutti plausibili. D’altronde non c’è niente di più incerto della memoria. Se mai dovessi cominciarlo – considerato il carattere chiaramente confusionario e utopico dei miei presupposti e del mio proposito – questo spazio rappresenterebbe il mio massimo esercizio di stile, un inno innamorato alle affabulazioni. Pur sempre il tentativo di trattenere una traccia, strappare al tempo qualcosa di familiare, accorciare le distanze per i tempi più ostili a venire.


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Italy, Milan, 30 September 2010.
N., gli occhi grandi di N. / Eravamo decisi a salvarci.
30 December 2015. In quanto a questo, niente è cambiato.
Mood: entusiasta
Reading: William Shakespeare, Sogno di una notte di mezza estate
Listening to: Mr. Probz – Waves (Robin Schulz Remix Radio Edit)
Watching: la mia serenità
Eating: tiramisù
Drinking: caffè



“Quello di UNACCÌ è un percorso aperto:
Oggi le t-shirts, i teli e qualche scarpa, poi…
per richieste e curiosità, lasciate messaggi!”
[a una_cci@yahoo.it o sulla sua pagina fb ufficiale]

dorotea pace | unaccì

Si fa chiamare UNACCÌ – «Nicolò con una cì soltanto», Nicolò quello che ai lettori di Vecchia Moleskine dovrebbe suonare conosciuto quantomeno – e realizza in pezzi unici t-shirts dipinte a mano di tutto rispetto, ma dacché lo conosco – dieci anni ormai –, UNACCÌ ha dipinto di tutto, tele, teli, fogli, pareti, mobili, lampade, scarpe, volti, polsi e corpi e, a detta di chi l’ha visto nascere, UNACCÌ ha sempre dipinto di tutto, in preda a una sorta di horror vacui da combattere col colore, mi sento di aggiungere.
Premessa fondamentale questa perché ci sono, in seno a un tale eclettismo, le motivazioni stesse del suo lavoro di oggi: «portare addosso e per le strade qualcosa di simile all’arte o, come dice qualcuno, “di vicino all’amore”», dare vita con le proprie mani a un corpo consapevolmente comunicante e estremamente vitale e emotivo. Che in questo percorso si risolva anche un certo pensiero critico nei confronti dell’industria della moda e un meticoloso processo al fashion system attuale, UNACCÌ non si preoccupa di sottrarlo alla vista.

Per questo settembre 2014 dai toni decisamente estivi a Sud Italia, UNACCÌ ha presentato la sua prima capsule collection di magliette dipinte a mano, BETHEATMO = sii l’atmosfera. A me il gusto di fotografarla, il Quindici di Agosto a 40° all’ombra, a noi piace così. A voi speriamo anche.

BETHEATMO = sii l’atmosfera.
Per crearne una nuova, devi esserne parte integrante.
Quindi partiamo con te, SU te.
T-shirts dipinte a mano create da UNACCÌ
Fotografie di DOROTEA PACE
Styling e scenografie di FRANCESCO MASTRONARDI & UNACCÌ
Grazie a GIULIA TRINCARDI che ci ha supportati con la sua Canon e il magico cinquantino.
Un ringraziamento speciale a MARIA BIANCOFIORE & BIAGIO RESTA per gli elementi scenografici e tanta roba attorno.
Grazie alla modella più paziente che abbiamo mai conosciuto: PUPAZZA (la nuova arrivata della nostra piccola famiglia. Creata da UNACCÌ).
Un pensiero speciale va a Micaela, alla quale è dedicato questo lavoro. Splendi su di noi, piccola stella.


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Più fotografie sono disponibili sulla pagina fb ufficiale di UNACCÌ

Un’ultima cosa: per la qualità estetica del suo lavoro e per la maturità dell’universo concettuale che lo anima, prima ancora che per affetto, metterei la cosiddetta mano sul fuoco riguardo alle capacità di UNACCÌ. Voi che ne dite di supportarlo e di condividere a tutto spiano il suo lavoro, qualora dovesse apprezzarlo? Perché, lasciatevelo dire, chi come noi sogna e lavora investendo tutto su se stesso ha un grande bisogno del sostegno di quanti lo osservano. BETHEATMO = sii l’atmosfera.

dorotea pace | unaccì

Mood: concitato
Reading: Khaled Hosseini, Il cacciatore di aquiloni
Listening to: Tove Lo ft. Hippie Sabotage – Stay High (Habits Remix)
Eating: pizza
Drinking: caffè



Videomaking e fotografia, gioca con e sulla luce come “fenomeno complesso”, un linguaggio in grado di produrre emozioni diverse anche all’interno di una medesima situazione, grazie alle sue innumerevoli variazioni. I suoi lavori sono personali, intimi, specchio del suo passato e in qualche modo del suo presente, alla ricerca di un’espressività e di una verità dell’essere estreme. Le sue opere sono legate alla visione che ciascuno ha di se stesso, una percezione spesso caotica e mascherata, a volte in conseguenza di quello che gli altri riflettono su di noi. I video sono incentrati sull’identità, sul concetto di decadenza e di smarrimento che pervade gli esseri umani, mettendo in scena i fatti umani a cui ogni giorno assistiamo nel silenzio e nell’indifferenza di una vita troppo piena di eventi. Fatti umani che ci coinvolgono in prima persona e che ci vedono spesso bloccati dal prendere decisioni azzardate e complesse eppure così naturali e innovative. Siamo in grado di vedere e ascoltare? Siamo esseri viventi e attivi o lasciamo che gli eventi ci piombino addosso accogliendoli in maniera passiva? Siamo in grado di oltrepassare la sottile linea che separa il sogno dalla realtà? Tutto ciò è Dreamer. I suoi video ci accolgono in atmosfere sospese, silenziose, riflessive… Probabilmente l’invito da cogliere è quello di “distaccarsi da se stessi” per guardare da una prospettiva altra e alta e collegarsi così al senso intimo delle cose.

Daniela Confetti,
per ThULab – Spazio per le Arti Visive.




Dreamer è un video scritto e prodotto da me e realizzato in collaborazione con gli Acqua Sintetica e promuove il lavoro musicale di Miriam Neg.

Oranje

luglio 5, 2014

Mood: lento
Reading: i mondiali di calcio in un buco di culo di Nicolò Pertoldi
Listening to: Daniele Silvestri – Io non mi sento italiano [“Mi scusi Presidente
lo so che non gioite
se il grido ʽItalia, Italiaʼ
c’è solo alle partite.”]
Watching: tramonti rossi e viola sull’orizzonte dell’Adriatico
Eating: frutta
Drinking: caffè, pomeriggi interi a caffè.




(c) dorotea pace

The Netherlands, Den Haag, 23 June 2014. Oranje’s supporter during the Netherlands vs Chile World Cup 2014 match.

Dreamer. News da Edimburgo

maggio 13, 2014

Mood: energico
Reading: Clément Chéroux, L’errore fotografico
Listening to: UnpezzoalgiornoVideo musicale in cui cammino
Watching: The Amazing Spider-Man 2 di Marc Webb
Eating: patate e mayonese
Drinking: litri di tea in compagnia




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ESFF Official Selection 2014 LAUREL WREATH

Dreamer, una postilla

ottobre 18, 2013

Mood: sotto-pressione
Listening to: Kavinsky & Lovefoxxx – Nightcall (Drive Soundtrack)
Watching: Sofia che saltella come una molla sulle gambe di suo padre (grazie Skype!)
Eating: involtini di zucchine
Drinking: acqua



Ieri, scrivendo la sinossi compiuta – che non ho mai scritto – per presentare Dreamer a ThuLab, un’iniziativa pugliese impegnata nella creazione di una rete per l’arte contemporanea sul territorio, a un certo punto ero così entusiasta e coinvolta da cadere fuori dal tempo e dallo spazio, così pura da pensare diamine!, non vedo l’ora che arrivi il primo giorno di set!

Poi ho realizzato che Dreamer esiste già e in quello stesso istante mi si è svuotata la pancia come tutte le volte che, guardando indietro a quei giorni di lavoro, rivivo la sensazione di molteplici fauci oscure spalancate a ogni angolo, pronte a scolarsi ogni slancio e passione.

Ed è arrivato il disagio per quanto poco ho sorriso e quanto male l’ho raccontato, Dreamer – eppure ce ne sarebbe da dire!

Il fatto è che certi processi richiedono più tempo del previsto.

***

Un palazzo a sette piani, dove innumerevoli personaggi si sono barricati al punto da esserne fagocitati, diventa il marchingegno immaginoso per indagare attorno ai fatti umani dell’immobilità e del cambiamento, al significato del distaccarsi da se stessi e cambiare punti di vista e prospettive.
Ciascuno degli appartamenti dello stabile cela turbe così violente da essere diventate irreali e spazi esistenziali sospesi e inerti, anossici. Sembra che più nulla possa riaversi. Eppure, in cima al palazzo, una donna decide di separarsi dalla porta di casa.
Dreamer è il racconto della sua catabasi [o anabasi?], piano dopo piano, ogni piano un dramma [suo o di altri inquilini?, corpo eroe o Caronte?] – per uscire dal palazzo, andare altrove, dove è troppo presto per saperlo.
Un archivio di dieci variazioni luminose,
un percorso dello sguardo complesso e itinerante,
un intimo processo metamorfico di illuminazioni.

Per chi non l’avesse visto, si tratta di questo.

(a me non fa così male riproporlo)




Dreamer è un video scritto e prodotto da me e realizzato in collaborazione con gli Acqua Sintetica e promuove il lavoro musicale di Miriam Neg.

fishes out of water

settembre 7, 2013

Mood: fattivo
Reading: Gerdi Quist and Dennis Strik, Complete Dutch: Teach Yourself
Listening to: Damian Rice – 9 crimes
Watching: Marcin Ryczek, A Man Feeding swans in the Snow
Eating: toast
Drinking: caffè




nicolò pertoldi | fishes out of water

Nicolò Pertoldi, fishes out of water, 2013,

“la sensazione è quella di guardarsi attorno e non riconoscere lo spazio che si abita come il proprio, la situazione sociale come quella che ci descrive, la condizione come quella adatta a noi stessi. Si è pesci fuor d’acqua e a ben vedere siamo un esercito. Cosa vogliamo veramente oltre ad andare via? Dove vogliamo andare e perchè? Vero che viviamo un’epoca di precarietà estrema e di poche possibilità e ascolto. Ma se qualcuno ci ascoltasse per davvero, esattamente, cos’è che vorremmo dire?”

Il video, eccovelo

aprile 12, 2013

Mood: stancherrimo
Reading: George Perec, La vita, istruzioni per l’uso
Listening to: James Blake – Retrograde
Watching: Les Ninfeas di Monet all’Orangerie
Eating: orecchiette al sugo dopo una settimana a baguettes e croissants
Drinking: te



Dopo una presentazione [in]formale al Patio Cafè di Monopoli, il mio ultimo video col quale di recente vi ho [e mi sono] abbondantemente ammorbato/a è comparso ufficialmente su YouTube, una settimana fa.

Tra queste pagine arriva, infine, una settimana dopo perché Parigi val bene una passeggiata – tanto più se con una sorella con la quale non si condivide un po’ di vita da anni – e la mia è iniziata, guarda caso, il giorno stesso della presentazione del mio video e si è protratta fin’ora, facendo ben attenzione a tenersi lontana da Internet e da ogni comunicazione precostituita, ma adesso senza impastare ulteriormente parole

Il video, eccovelo.

Amatelo, sputatelo, fatene un po’ quel che volete, ma ecco, fatene. Qualcosa.




Dreamer è un video scritto e prodotto da me e realizzato in collaborazione con gli Acqua Sintetica e promuove il lavoro musicale di Miriam Neg.
Per eventuali ulteriori curiosità in merito, voilà
!
Mood: euforico
Reading: George Perec, La vita, istruzioni per l’uso
Listening to: Autre Ne Veut – Counting
Watching: Robert Doisneau. Paris en liberté
Playing: a costruire castelli esistenziali con cartoni e bustoni che contengono tre anni di vita a Milano
Eating: tortelli ai formaggi + valeriana
Drinking: caffè



Dacché mi sono laureata, ormai pressappoco un mese fa, è capitato tante volte che mi si chiedesse il video, il video dov’è? il video cos’è? il video quand’esce?, il video, con una curiosità collettiva che passando di bocca in bocca dal giorno della prima proiezione con il proiettore penoso dell’ex Aula Magna Spazio Elastico della mia Accademia, mi gonfia la casella mail di Facebook puntella ogni conversazione incrementa a angolo retto le visite al mio canale Vimeo, e io ne resto meravigliata, non mi era capitata una cosa del genere con nessun altro video prima d’ora [e dopotutto ma puntini puntini puntini].

Ebbene, «Qualcosa intorno alla luce». Oscillazioni costitutive di una sguardo, che è il titolo della mia tesi di Diploma Accademico, potrebbe essere definita dagli addetti al settore una tesi molto tecnica di direzione della fotografia, un esercizio di stile con la luce. Questo è ciò che avrebbe dovuto essere in principio. Di fatto, come esito della riflessione che ho inseguito per mesi, il discorso si è fatto molto più personale, si è messo a masticare pezzi su pezzi della mia personalità del mio sguardo della mia immaginazione, inevitabilmente essendo io incapace e poco propensa a tenere fuori le viscere da ogni dannata cosa che faccio.
Ecco, il video che ho scritto mi piace definirlo come un archivio di dieci variazioni luminose [messe in luce per tecnica e concetto] tenute assieme da un sottile fil rouge che s’attorciglia attorno ai fatti umani dell’immobilità e del cambiamento di visione in visione, di spazio esistenziale in spazio esistenziale, guarda caso, temi estremamente miei dove ho fatto coincidere la sperimentazione con la luce e l’autoritratto emozionale.
Probabilmente avrebbe potuto essere qualsiasi cosa, ma Gianvito e Alberto, che non solo hanno lavorato con me per questo video, ma mi hanno fiancheggiata assai, un giorno quando ancora eravamo alla ricerca della colonna sonora adatta per questo tipo di lavoro e ascoltavamo musica su musica di artisti più o meno sconosciuti da ogni parte del mondo, un giorno dicevo mi hanno fatto conoscere Miriam Neg, un’autrice pugliese che ho pensato subito parecchio talentuosa. Miriam ci ha fatto ascoltare Dreamer, un suo brano già registrato per un suo personale progetto musicale e noi abbiamo trovato Dreamer parecchio incantevole e dacché la sceneggiatura del mio video abbracciava alla perfezione i fianchi delle parole e le curve delle note di Miriam e le parole e le note di Miriam rispondevano all’abbraccio con altrettanta delicatezza primordiale, coincidenza dalla quale subito sono derivati flussi di entusiasmo reciproco, si è reputato opportuno stabilire tra noi una collaborazione.
Il mio archivio di dieci variazioni luminose è diventato così il videoclip ufficiale di Dreamer di Miriam Neg, cose belle che succedono solo lavorando.

Attualmente il video è in cammino verso il web. Tra qualche giorno dovrebbe essere online, “dovrebbe” perché poco prima ho scritto “tra qualche giorno” e in casi di simile prossimità è buona norma non usare certezza.

Nel frattempo, qualche prima immagine dal set per fomentare la curiosità.

_MG_0675 [Nicolò Pertoldi e Gianvito Cofano, nell’atto dell’illuminazione]
IMG_3714 [l’immancabile Alessandra Gianotti e le sagome della troupe]
IMG_3727[Me medesima e Gianvito Cofano]
_MG_0841 [Giulia Trincardi]
IMG_3895 [Alberto Mocellin e i laterali di Mariella Amabili e Angelo Monacelli]

_MG_0927 [Giovanni Storti]

IMG_4100[Me medesima, nell’atto dell’illuminazione]
IMG_4104 [Miriam Neg, prima]
IMG_4197[Mariliana e Pierluca Petruzzi nel vento del Sud]
IMG_4156 [Miriam Neg, seconda]

Horror Vacui

agosto 8, 2012

Mood: //
Reading: quando avrò superato l’indecisione sul libro a cui dare la precedenza nella lunga lista d’attesa
Listening to: Of Monsters And Men – Love Love Love
Watching: la baronda per casa prima di viaggiare di nuovo verso Sud
Eating: pne e marmellata
Drinking: tazzoni di caffè dopo un lungo periodo di astinenza






[Lo stesso che certi altri giorni colpisce con la paralisi di un qualsiasi segno grafico adeguato
(per non dire “di un qualsiasi segno grafico punto e basta”, – ho bisogno di trovarne qualcuno-)]-)]-)]-)]-)]-)]-)])])])])])])] e devo dire che le parentesi non mi dispiacciono affatto.


La pelle ritratta è quella di Nicolò esemplare eminente dalla straordinaria complessità tra quelli a me più vicini che sul (dal) tema sono afferratissimi, trovo molto bello quando lui occasionalmente si espande sulla mia pelle.

Digital does it better

luglio 2, 2012

Mood: sfiancato
Reading: disperatamente dispense per l’esame che ho tra due giorni
Listening to: Milano che fa silenzio quando scende la pioggia
Watching: la faccia di madre in Skype
Eating: una montagna di spaghetti tostati
Drinking: caffè



Nel caso in cui vi siate domandati se Lou e io – dopo averlo tanto minacciato – non fossimo scappate per davvero in Papuasia alla ricerca di una cura portentosa al nostro “videomaking patologico” venuto in superficie con qualche punta di dramma nel corso dei progetti Fiftyfive fights for the future, con questo primo piano del nostro caro Franco Falco – ormai non è più la prima volta che compare nei nostri lavori – in cuffie gialle dentro un Ipad avete la certezza che no, Lou e io non siamo scappate in Papuasia, al contrario perché aivoglia le lagne!, noi nella nostra patologia ci sguazziamo.

Sicché, esami accademici (messi d)a parte, Lou e io abbiamo trascorso maggio e giugno a stacanovare – citando Franco – su Digital does it better, un video nato da un’idea di Stefano Quitarelli e Marco De Rossi e prodotto da Oilproject, Scuola online gratis in video streaming per promuovere l’utilizzo di Internet in Italia nei settori della professionalità. Proposito in merito al quale lascio la parola a Marco sulle pagine di Che Futuro!

Che a partire da ciò si possa aprire un dibattito articolato e particolarmente critico è evidente. Ben venga!
Lou e io, ve lo dico così per dire nel caso a qualcuno interessi sapere del nostro rapporto con Internèt e il Uorl Uaid Ueb in qualità di autrici del video – se qui ci fosse un intervistatore, questa sarebbe la seconda al più tardi la terza domanda che ci rivolgerebbe, ma l’intervistatore non c’è allora faccio da me –, apparteniamo a quella fascia di popolazione che ‹‹Passami il file in Dropbox!›› e ‹‹Per le suggestioni apriamo un Google Doc.›› quando a separarci non ci sono più di venti centimetri, ma che ‹‹Lo smartphone sta benissimo nelle vetrinette di Mediaworld ‘ché se le mail mi devono raggiungere anche mentre sono in libera uscita non mi resta che la morte.››, ecco, sappiatelo.

Dopo di che caccio fuori dalla saccoccia Digital does it Better.
Voi lanciatelo a tutto schermo.


Ci tengo a rendere noto che il termine “stacanovare” richiama l’immaginario adeguato al caso, dal momento che, per una seria di sfortuite coincidenze astrali chissà quali, con la produzione e il set di Digital does it better andava sempre a finire che mancasse qualcosa a poche ore dalle riprese e che sul set non convergesse mai nulla di tutto quello che avrebbe dovuto, sicché toccava rattoppare un po’ ovunque come possibile. E non che fossimo uno squadrone sul set di Digital does it better, piuttosto un gruppetto sparuto di gente – attori inclusi – che oltre a ricoprire i ruoli di competenza si è dovuta inventare un modo per indossare quelli vacanti e lo ha fatto in modo splendido.

[Nicolò Pertoldi, costumista ma soprattutto jolly – Laura Bianco, regista ma soprattutto jolly – Me medesima, direttrice della fotografia ma soprattutto jolly – Arianna Arcelli, truccatrice ma soprattutto jolly – assente Arianna Recchia, grafica ma soprattutto aiuto trasporti OVVERO I panni sporchi si lavano in famiglia]

Credo che set come questi siano certamente poco agevoli – parrucche incluse, ben inteso –, ma, se animati dalle persone giuste, diventano fin dal primo istante densi come pochi altri di elettricità entusiasmo e voglia di riuscire capaci di innescare strepitosi meccanismi di collaborazione che giorno dopo giorno iniziano ad essere oliati da stima e affetto da voglia di vedersi per un caffè e quattro chiacchiere al di là di un singolo momento di lavoro e questa è una delle cose più belle che potesse capitarmi quella che mi fa andare lontano.

Adesso, dato che Arianna Arcelli è anche riuscita a scattare un po’ di foto di backstage tra un momento trucco e un altro di natura più eterogenea,

mi sembra giusto pubblicarne qualcuna che spicca tra le altre per rappresentanza e qualcun’altra in cui Lou e io non siamo impegnate a dare il culo all’obiettivo, situazione tra le più frequenti in questo backstage.










In tema di backstage, mi sento in obbligo di concludere con una chicca. Il primo piano questa volta è di Alessandra Gianotti – vale anche per lei “ormai non è più la prima volta che compare nei nostri lavori” – in preda allo sprint da ‹‹Tuo marito è rimasto in ufficio per lavorare e non può più uscire a cena con te››, tutta improvvisazione nient’altro che improvvisazione.



Ho il sospetto che in virtù del “viver sani e belli” questo monologo potrebbe risultare persino più convincente – rispetto al video intero impacchettato e infiocchettato – per il target di sesso maschile.
Comunque sia, per certo resterà ai posteri.

Soltanto

maggio 24, 2012

Mood: rintontito, ma soddisfatto
Reading: Amélie Nothomb, Metafisica dei tubi
Listening to: Devendra Banhart – Baby
Watching: disordini domestici
Playing: su un nuovo set di cui Lou scrive qualcosa qui
Drinking: acqua, tanta per alleviare il raffreddore
Eating: macine con nutella





Strano è che dopo giorni e giorni e giorni – e giorni? – a tentare di esprimere [qualcosa di più], alla fine, tutto ciò che mi torna in mente è questa fotografia ancora sempre e soltanto.

“Soltanto” non è qualcosa che è meno di qualcos’altro. “Soltanto” è qualcosa che è un tutto tondo.

Ragion per cui così tanto strano non è che dopo giorni e giorni e giorni – e giorni? – a tentare di esprimere [qualcosa di più], alla fine, tutto ciò che mi torna in mente è questa fotografia ancora sempre e soltanto.


La verità è che per il momento l’horror vacui l’assenza nel mondo di tracce di macchie di me medesima a caratteri vivi bianco su nero nero su bianco non mi turba affatto tutt’altro, ma di questo scriverò ai primi sintomi di necessità suppongo qualcuno si sia già manifestato se stasera sono qui

è perché

[…]


Nella fotografia che mi torna in mente ancora sempre e soltanto, Nicolò e il suo fantoccio alto due metri e più di nome Fantoccio.
Mood: irrequieto
Listening to: il districarsi dei pensieri
Watching: In the mood for love di Wong Kar Wai
Playing: sotto la pioggia
Eating: sugo col burro, un vero schifo
Drinking: acqua





A me l’ha infilata nella casella di posta lui che qualcun’altro gliel’aveva infilata nella casella di posta e chissà quel qualcun’altro magari gliel’aveva infilata qualcun’altro ancora nella casella di posta e così indietro e più indietro.
La giro nel vento, francobollo internazionale.

Mood: malinconico
Listening to: Barry Lyndon theme che pulsa un po’ come il mio cuore
Watching: Mozziconi in loop
Playing: a respirare al di là di tutti i nodi in gola
Eating: pietanze raffazzonate
Drinking: caffè, inizio a sentirmi monotona



Ormai sei mesi fa, si era rimasti con Mozziconi, il teaser – quello per il lungometraggio progettato dagli amici Gianvito Cofano e Alberto Mocellin – al punto in cui noi della Crew del Fantabosco sgambettavamo di ostacolo in ostacolo verso il primo ciak [per dettagli aggiunti si rimanda a Mozziconi, Ovvero del Perché Non Ho Scelto di Fare L’impiegata // Part. I]. Crew che per altro, con l’inizio delle riprese, si è completata con Matteo/Maro, l’operatore di Mozziconi – altrimenti detto “Nonna Maro” –, che ha portato con sé sul set la steadycam, Chiara/Ketta, la donna di Maro e l’altra fotografa di scena di Mozziconi, nonché aiutante polivalente sul set, e Matteo/Steffa, il fonico di Mozziconi.

Per Mozziconi mi ero riproposta un resoconto in due puntate perché Mozziconi, per me che l’ho vissuto, è un condensato di gran belle storie che ogni volta che ci penso mi trema lo stomaco e mi vien voglia di raccontarle. Ma il tempo, io non ho mai saputo chiacchierarci granché e prima che la seconda puntata di questo famigerato resoconto passasse dallo stato di bozza nei miei archivi digitali a quello di articolo pubblico, sono andati lontani i giorni le settimane poi i mesi e

Oggi Mozziconi, il teaser è finito online.

Io, insomma, che lo dico a fare, “Ma si capisce, cioè è chiaro, voglio dire, devo ricominciare da capo?”, sono davvero tanto felice di – eccetera, eccetera –
evitiamo le parole scontate.






Al momento, Mozziconi è un non ancora film di Gianvito Cofano e Alberto Mocellin che potrebbe “prima o poi” diventare un film con tutti i connotati al posto giusto – in senso lato, s’intende -.
Perciò.
Lo sosteniamo Mozziconi?
Ne approfitto una volta ancora per segnalarne sito uèb e pagina feisbùc.

Sweet disposition

febbraio 14, 2012

Mood: facilmente irritabile, sintomo da stress communis e troppo caffè
Listening to: Temper Trap – Sweet Disposition ogni parola è come la provo
Watching: le espressioni di disperazione di Lou mentre assembliamo senza troppa convinzione uno degli esami più dissanguanti della nostra storia accademica non a caso rinominato Apocalissimo, ore 4 a.m.
Playing: a mantenere un atteggiamento consono alla civiltà
Eating: pizza con patatine e maionese, mi faccio ufficialmente schifo
Drinking: troppo caffè per l’appunto



Pocoyo al mattino i Pancakes L’ombelico del mondo a sera le fragole nello zucchero le storie di notte gli abbracci, li difendo vergini negli occhi che è come guardarci dentro indietro e scoprire che

– un giorno dopo il dolore talvolta le smanie di recisione
dopo le cose brutte che sono arrivate –

Pocoyo al mattino i Pancakes, L’ombelico del mondo a sera le fragole nello zucchero le storie di notte gli abbracci sono come se fossero la mia seconda infanzia che è quella parola che quando la pronunci tutti pensano a una cosa tanto bella difficile tronfia di sogni e illusioni lontana dal presente nel quale è smarrita sradicata sterile, una pastura di sensazioni e emozioni che quando le ricordi puntini puntini puntini di
s o  s   p    e     n      s       i         o          n          e
sospiro

Oh, quanto mi piace pensare a quando le persone si (di)spiegano ancora e smettono di mancarsi si amano come sanno fare senza mezzi termini dopo il dolore talvolta le smanie di recisione dopo le cose brutte che sono arrivate, ma
– Ma? –
– Ma. –

E intanto che non è uguale a “in attesa”, senza distogliere lo sguardo senza chiudere gli occhi continuo con forza a sgusciare in avanti via da Pocoyo al mattino i Pancakes, L’ombelico del mondo a sera le fragole nello zucchero le storie di notte gli abbracci che sono come se fossero la mia seconda infanzia che è quella parola che quando la pronunci tutti pensano a una cosa tanto bella difficile tronfia di sogni e illusioni, ma lontana dal presente nel quale è smarrita sradicata sterile mentre
Io ho responsabilità e pure aspettative nei confronti della mia vita.


È davvero molto importante bello a modo suo,

Io che per (soprav)vivere non devo più necessariamente cesellare ogni giorno con la rabbia.


Dopo di che, smetto di scrivere stronzate confusionarie che dicono tutto e sembrano niente.



Quella in cima è la donna-pesce, l’ha disegnata Nicolò. Non gli ho chiesto il permesso per pubblicarlo, ma


Comunque la donna-pesce è un’entità con gli occhi spalancati.

Cut Off va a spasso

dicembre 25, 2011

Mood: taciturno
Listening to: l’aria spostata dal traffico
Watching: direi una partita di tennis in tivvu
Playing: a fotografare mia sorella che rincorre le papare
Eating: parmigiana nel pane
Drinking: acqua



Ieri mattina, mentre erudivo mia mamma a surfare in Gùgul col suo primissimo computer nano – è l’inizio della fine della mia vita privata, manca solo che sbarchi su Feisbùc – ho scoperto per puro caso che Cut Off è stato pubblicato su Film Indipendenti.
Dal momento che nessuno ne sapeva una cippa lippa, a me e Zulio prima è calata la mascella e poi è scappato da sorridere. Insomma, è un bel Christmas present! Perciò grazie-issimo a Film Indipendenti per la segnalazione tanto benefica! [qui la scheda di Cut Off su Film Indipendenti]

Per quanto riguarda Film Indipendenti, si tratta di un portale dedicato alle produzioni audiovisive indipendenti, termine chic atto a indicare le produzioni realizzate con i soldi di mamma e papà o dell’acinino, che dir si voglia.
La faccenda si direbbe interessante assai. Basti pensare che al momento, il sistema della produzione e – per nesso immediato – della creatività stessa si alimenta per la maggior parte e quasi unicamente di questi meccanismi.
Perciò, stay tuned! Se dovesse interessare, Film Indipendenti si fa seguire anche su Feisbùc!

Cut Off c’è

novembre 24, 2011

Mood: tendenzialmente ansioso e dolorante
Listening to: la lezione del giovedì pomeriggio con un orecchio solo
Watching: Melancholia, di Lars von Trier
Eating: bisogna che lo faccia ancora effettivamente
Drinking: caffè



Urca! Ho mantenuto la promessa. Cut Off è online prima della fine della settimana. Piovono coriandoli.
Siccome ne ho già parlato fin troppo, semplicemente, eccoci.





Grazie.


Mi sorprende sempre un po’ la paura che nutrono gli uomini nei confronti del silenzio, la loro tendenza a saturarlo di musica e parole, come se da sè non facesse già rumore più di qualsiasi altra cosa.
Che poi io ho peccato di tendenze opposte e a ventidue anni mi ritrovo a dover fare amicizia con le parole per sfuggire a certe ambiguità asfissianti. Ma queste sono altre storie.

Insomma, Cut Off non è per caso. Ne ho sentito discutere e ne ho discusso tanto, lungo questi mesi, e per me è stato utile e piacevole. Perché, che sia più o meno riuscito o più o meno comprensibile, io Cut Off me lo sono strappato dalle budella. E come me, Zulio.

A tal punto, rimando anche all’illustre backstage quanti se lo fossero persi!

Cut Off, il backstage c’è!

novembre 18, 2011

Mood: facilmente irritabile, causa raffreddore
Playing: ad arricciarmi il riccio, brutto vizio che minaccio di riprendere
Watching: Kanye West – Runaway (cazzo di tamarri!)
Eating: tofu e patate al forno
Drinking: tanta acqua




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Lo so, lo so, sono passati sei mesi dalla fine delle riprese di Cut Off e da che mi ero riproposta di pubblicare il backstage. Ma vabbè, i tempi lunghi qui non sono una novità!
Le fotografie sono state scattate per lo più da Lou (aiuto regia e segretaria di edizione) e Nicolò (costumista), qualcuna anche da me tra la preparazione di un set e l’altro.

Rivedendole dopo tanto tempo, ritrovo nel mezzo qualcosa di ciò che sono stati quei giorni e ne sorrido bellamente. Eravamo quasi vergini del set, giocavamo di più. Resta ben inteso che anche se oggi ci siamo inoltrati in una turbina meno infantile, fare un film è una tra le esperienze più fenomenali che conosca.

Nel giro di una settimana, catapulteremo nel vuorld vaid vueb Cut Off e chiunque potrà lapidarlo o gettargli una rosa. Io spero solo che, in qualsiasi modo, venga ascoltato.

Intanto ieri Zulio mi ha chiamato per darmi una bella notizia. Cut Off è tra i finalisti del Cort’O Globo Film Festival.


(e tanto per concludere a dovere, faccio notare che in queste fotografie si può rintracciare con facilità l’origine de La Daina Production alias Le nostre brutteproduzioni.)

Mood: distratto e alla ricerca di concentrazione, i miei esami la esigerebbero
Reading: quisquiglie filosofiche sul significante flottante e sul cybercorpo, che al momento recepisco mooooolto sommariamente
Listening to: Yanna ed un suo compagno di corso che parlano di Duchamp nella camera a fianco e i motori che mi rombano direttamente nel cervello, piuttosto che in strada
Watching: la pila di materiale che devo ancora affrontare per l’esame di mercoledì, qualche lume mi dia sostegno
Eating: caffè
Drinking: caffè






Postilla a piè pagina. Disorientati tra le idiosincrasie interinali ed itineranti dell’Era della Confusione, prendiamo forma nei vuoti che combattiamo, a passo di marcia o a passo di danza. E combattiamo per non rinunciare mai alla contemplazione di un essere del mondo e della vita che ci permetta di vivere distanti anni luce anche solo dai confini dello Stato del Terrore e della Futilità.

Mood: tranquilleggiante
Reading: news inattese in merito ad un nuovo album dei Nightwish, ommygodd non ci speravo più!
Listening to: Paolo Conte – Via con Me (It’s wonderful)
Playing: a sognare il Polo Sud, mentre sembra di essere a Il Cairo
Eating: spaghetti e patafaccine
Drinking: acqua, tantissima



… il degenero!

Capitava pochi minuti dopo l’ultimissimo ciack di Cut Off ed una gavettonata di dovere.





Ebbene sì.
Avevamo i nostri buoni motivi per festeggiare e ridere e folleggiare attorno a degli stativi.
Avevamo i nostri buoni motivi per essere schifosamente trash.



Magari a breve, sfuggendo tra un esame e l’altro della sessione ormai imminente, mi riesce di pubblicare il backstage ed anche di buttare giù qualche parola su questi quattro giorni di set. Di fatto, ce ne sarebbero tante ed ognuna ha a che vedere con la soddisfazione, quella lavorativa e quella umana.